Obbligo scolastico a 15 anni, lassessore Di Giorgi: Scelta sbagliata del Governo. Sullistruzione dei giovani lo St

Categoria

«La decisione del Governo di portare di fatto l’obbligo scolastico a 15 anni è un atto miope e sbagliato, che finisce per penalizzare i nostri studenti rispetto ai coetanei europei e non riesce a percepire come istruzione e formazione siano elementi fondamentali per contribuire alla ripresa economica del dopo crisi». E’ quanto sostiene l’assessore alla pubblica istruzione Rosa Maria Di Giorgi a proposito dell’ “emendamento Cazzola” al disegno di legge lavoro, collegato alla legge finanziaria, approvato dalla commissione lavoro della Camera, un testo che, se varato in via definitiva permetterebbe ai giovani di andare a lavorare già a 15 anni, utilizzando l’apprendistato per coprire l’ultimo anno di scuola.
«La norma voluta dal Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – prosegue Rosa Maria Di Giorgi - si inserisce perfettamente nel solco dei precedenti del Governo Berlusconi, che ha mascherato come riforme i tagli alla scuola, all’università e alla ricerca, smantellando di fatto il nostro sistema scolastico e formativo. L’obbligo scolastico a 16 anni, introdotto dal Governo Prodi con la legge finanziaria 2006, rappresentava un passo di civiltà in sintonia con l’Europa e con gli obiettivi del Trattato di Lisbona, mentre adesso si è deciso di fare un salto all’indietro e proprio quando gli ultimi rapporti dell’Ocse e della Banca d’Italia raccomandano esattamente l’opposto: investire in istruzione. Parlo di una politica miope e demagogica perché lo studio pubblicato da Banca d’Italia, meno di un mese fa, spiega in modo chiaro come gli investimenti dello Stato per l’istruzione verrebbero compensati in futuro da entrate fiscali a parità di prelievo, considerato che un anno in più sui banchi di scuola renderebbe nel medio-lungo periodo un quasi il 9 per cento in termini di retribuzione, e minori costi per l’aumento del tasso di occupazione».
«La conoscenza è competitività – ricorda l’assessore alla pubblica istruzione – e in un’economia globalizzata questa è sempre più fondamentale, in connessione con ricerca e innovazione, per sostenere lo sviluppo. Il nostro Governo si accontenta di fornire manodopera a basso costo, senza rendersi conto che non fa neanche un regalo alle aziende, in quanto queste non si troveranno davanti personale specializzato, ma giovani “fuggiti” da scuola e poco preparati. Invece di un impegno per combattere la dispersione scolastica, con iniziative che leghino istruzione, formazione e apprendistato, ci si limita ad abbandonare gli studenti in difficoltà a un destino di lavoratori senza competenze e conoscenze e molto più probabilmente di disoccupati». (fn)