«A Firenze sia sperimentata l'interruzione di gravidanza terapeutica»,

Con ventun voti favorevoli e sei contrari il consiglio comunale ha approvato la mozione con la quale si chiede di avviare la sperimentazione della pillola "RU 486" anche nelle struttura sanitarie di Firenze.«Con questa mozione - ha spiegato la presidente della commissione per le politiche sociali e della salute Susanna Agostini - invitiamo il sindaco a intervenire presso le autorità sanitarie per una aggiornamento dell'applicazione della legge 194. In particolare, intendiamo promuovere una campagna di sensibilizzazione, così come previsto dall'articolo 15 della legge, sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione di gravidanza. L'Italia, insieme all'Irlanda, è rimasta uno degli ultimi paesi in Europa a non effettuare l'interruzione terapeutica. In Francia, dove da dieci anni sta utilizzando la pillola abortiva, si è constatato che non solo il numero complessivo delle interruzioni continua a diminuire ma anche che il ricorso all'interruzione terapeutica non ha minimamente abbassato il grado di responsabilità che comunque la donna deve assumersi nel percorso assistenziale previsto che resta identico, sia per l'interruzione con intervento chirurgico che per l'interruzione farmacologica».«Il protocollo di intervento - ha ricordato l'Agostini - prevede che quando una donna arriva alla drammatica conclusione di interrompere la propria gravidanza venga inserita in una lunga lista di attesa. Alla sofferenza per la decisione si aggiunge la sofferenza dell'attesa, oltre al progredire della crescita dell'embrione. A questo punto si inserisce l'umanizzazione della prestazione terapeutica. Con una terapia di compresse "RU 486" fin dal 49° giorno, dopo avere svolto tutti le pratiche necessarie, si può interrompere la gravidanza senza le liste di attesa e sempre sotto controllo consultoriale. Questo evita l'intervento chirurgico in anestesia totale della donna: un progresso non indifferente, un passaggio di civiltà e umanizzazione. Il rispetto della condizione psichica, della dignità e della salute della donna vanno tutelate anche con forti prese di posizione per far cambiare, nel tempo, il parere di tanti obiettori che con l'avvento della legge 194 avevano previsto "stermini" ad oggi non confermati dai dati forniti dai servizi sanitari». (fn)