Conti (Margherita): «Salviamo il quartiere 2»
Questo il testo dell'intervento del consigliere della Margherita Gianni Conti:«Si sta concludendo malinconicamente, con la mancata elezione del Presidente, l'esperienza amministrativa del Q. 2.Incomprensioni di carattere personalistico, hanno segnato il precipitare di una crisi politica, che è senza dubbio anche crisi del sistema elettorale nei quartieri, delle carenze normative dello statuto Comunale ed, infine, della pretesa del gruppo di maggioranza relativa di sfiduciare il Presidente, competente e dignitoso al pari degli altri quattro presidenti di quartiere. Dare la sfiducia politica ad un Presidente di quartiere non è vietato da nessuna legge.Però, quando si dà la sfiducia al Presidente in carica, si dovrebbe avere una valida e percorribile alternativa in tasca. Cioè avere un'altra soluzione di ricambio, soprattutto per evitare un Commissario comunale e, fatto più grave, gettare al vento circa seicento milioni di vecchie lire, necessarie per far svolgere nuove elezioni nel quartiere nell'anno 2003.Invece, i nostri alleati del quartiere sono stati un po' faciloni e molto imprudenti. Ora, in Palazzo Vecchio, tutte le forze politiche presenti sono in movimento per ottenere decisioni opposte e contrastanti tra di loro: c'è chi fa un tentativo per scongiurare le elezioni anticipate; chi, invece, vuole accelerare la consultazione ed eleggere un Consiglio di quartiere per un solo anno. Dunque, rivotando anche nel 2004; scadenza naturale di tutti i quartieri. Mentre in città i problemi di schieramento nei quartieri assumono sempre minore importanza, e spesso si dimostrano privi di reali riferimenti, il tema della " Partecipazione e del decentramento" si ripropone con forza sul versante dei contenuti che riflettono le attese della popolazione. I numerosi Comitati spontanei ne sono una cruda realtà. Io credo che i nostri Consigli di quartiere non sono stati in grado, per mancanza di deleghe adeguate, strutture e stanziamenti, di rendersi rappresentativi del cittadino, di quel cittadino che dovrebbe raccordarsi all'ultimo anello discendente della "piramide" comunale. Il quartiere, senza ripetere gesti del Comune, dovrebbe attrarre ed ascoltare il cittadino, tentare di capire le ragioni delle proposte che questi presenta, le situazioni che le motivano, sentire consulenze territoriali, varie e diverse ( associazioni, parrocchie, comunità varie, comitati spontanei ecc.), realizzare sintesi oggi scarsamente esistenti.A distanza di anni dalla loro costituzione, il rodaggio deve finire. Ritengo che decentramento e partecipazione siano un binomio non inscindibile in quanto il decentramento dà i suoi frutti solo se accompagnato da una reale e viva partecipazione popolare, e questa si può realizzare attorno a sedi dotate di poteri effettivi. Eppoi, visto che stiamo modificando il Regolamento, dobbiamo prevedere anche l'elezione diretta del Presidente per la consultazione del 2004. Un nuovo fervore dovrà caratterizzare la gestione dei quartieri. Solo un Presidente direttamente eletto dai cittadini potrà avere totale autonomia nell'ambito delle funzioni delegate. Per qualsiasi quartiere significa, inoltre, indipendenza di scelte, autonoma responsabilità di decisione; capacità di difesa nei confronti di interferenze politiche di parte, predisposizione a valutazioni determinate soltanto dalla realtà dei problemi locali. In attesa del 2004, sarebbe meno dannoso per la comunità, riesaminare la contestata valutazione del nuovo Presidente, che dette esito positivo ma invalidata per un segno insignificante in una scheda.Al prossimo Consiglio l'ardua sentenza.Gianni ContiFirenze, 28 ottobre 2002»(fn)