Sgherri (Rifondazione): «L'acqua è un diritto non può essere la merce di una società per azioni»

Questo il testo dell'intervento di Monica Sgherri, capogruppo di Rifondazione COmunista:«L'acqua e la gestione integrata del suo ciclo meritano un'attenzione ben diversa da quella che ci propone il Presidente di Publiacqua Spa.La dice lunga, ed è una novità un po' sconcertante, che ha sostenere che l'acqua è un bene fondamentale primario sia un presidente di una società per azioni il quale dichiara anche che l'uso e la gestione della risorsa idrica necessitano di una strategia basata sulla sostenibilità ambientale, la solidarietà e l'interesse generale". Affermazioni condivisibili peccato che non ci spieghi concretamente dove questa impostazione si fermi rispetto all'interesse primario della società per azioni che è quella di fare utili, e ad esempio, perché nonostante che affermi che l'acqua è un bisogno primario fondamentale anche la quantità "vitale" di consumo giornaliero è a pagamento.Oggi in Italia degli 89 ATO previsti dalla legge Galli 48 sono quelli insediati di cui solo 9 hanno deliberato la concessione del servizio idrico integrato ad un gestore esterno e di questi 9 ATO ben 5 sono in Toscana.Ma se questi dati ci mostrano che la legge Galli ha trovato sostanziale difficoltà di attuazione per quanto riguarda la gestione del ciclo dell'acqua va precisato che comunque non era rilevabile in alcuna sua parte l'obbligo alla privatizzazione. La scelta che si è realizzata in Toscana, quella delle società per azioni, quindi è una scelta anticipatrice del famigerato art.35 della finanziaria 2002 (articolo impugnato di fronte alla Corte Costituzionali da 5 regioni tra cui la Toscana) che impone la privatizzazione, e la liberalizzazione della generalità dei servizi pubblici locali.A ben vedere il terreno di scontro apertosi, in Toscana, con il Ministro Matteoli non riguarda la natura privatista del soggetto gestore, perché sempre di una Società per azioni pubblico-privata si tratta, bensì, se la gara internazionale per la scelta del partner privato debba avvenire prima o dopo un'assegnazione a carattere diretto (come nel caso di Publiacqua).La scelta privatizzatrice nella nostra regione sta producendo i suoi primi frutti: deficit d'esercizio nell'ATO 4, ad Arezzo, dove la multinazionale francese Suez Lyonnaise des Eaux con 46% del capitale sociale, si è aggiudicata il servizio per ben 25 anni! Risultato: si registra il tentativo di rinegoziazione finanziaria da parte del gestore e grande protesta popolare per il piano tariffario.Anche l'ATO 3 con Publiacqua ha già annunciato aumenti tariffari a Firenze di circa il 14% in bolletta e soprattutto inaugura una nuova politica strategica: il doppio rubinetto: acqua buona più cara (ma sempre meno cara rispetto all'acqua minerale, precisano) per le nuove costruzioni. Dal Piano d'Impresa che Publiacqua ha commissionato alla Fidi Toscana emerge che in 20 anni è previsto il raddoppio degli introiti mentre il costo del personale resta invariato. Se ne deduce che i costi delle bollette per i cittadini raddoppieranno mentre le condizioni di lavoro peggioreranno (esternalizzazione, precarizzazione). Ossia saranno i cittadini e i lavoratori a pagare "la logica di impresa". Ma soprattutto Publiacqua sta procedendo nella preparazione del bando per la privatizzazione del 40% dell'azienda. Noi non siamo assolutamente tranquilli sul fatto che si possa "tenere a bada" gli interessi del socio privato che entrerà, come i fatti già lo dimostranoNoi pensiamo invece che sia necessario un ripensamento a queste politiche privatizzatici a partire, anche dall'adesione alla "Carta dell'acqua" degli enti locali e dei cittadini dove gli amministratori si impegnano a "mantenere nella sfera pubblica la proprietà e la gestione dell'acqua ovvero il capitale ed i servizi ad essa collegati;"E d'altronde le perplessità avanzate in questi giorni da una decina di sindaci dell'ATO 3, non sono forse l'espressione di un ripensamento sull'effettiva possibilità di controllare un unico socio privato al 40%, tanto più se sarà una multinazionale che agirà in regime di monopolio per venti anni.Si può accettare di correre il rischio di ridurre a pura merce l'acqua se la riconosciamo come bene fondamentale primario?»(fn)