Cittadinanza onoraria a Vittore Branca, interviene Grazzini (Vicepresidente del Consiglio comunale)

Questo il testo della dichiarazionedel Vicepresidente del Consiglio comunale Graziano Grazzini:«La delibera di giunta di conferimento della cittadinanza onoraria al prof. Vittore Branca è stata tanto appropriata quanto puntuale. E molto volentieri il sottoscritto ed il collega professor Cigliana, abbiamo ritirato la mozione nella quale la chiedevamo ufficialmente, aderendo entusiasti ad una iniziativa di una testata giornalistica e uomini di cultura della città, primo tra i quali l'amico Giovanni Pallanti.Non ritiro invece due parole di giudizio su questo atto, perché ci tengo troppo a rendere omaggio al personaggio, tale, proprio perché non ha voluto esserlo. Vittore Branca è figlio di un ideale e di una storia politica che ha gettato le basi della nostra democrazia e della quale tanti di noi, in gioventù, ci siamo nutriti ed innamorati. La libertà, nella sua accezione etimologica, bene supremo di ogni uomo, non è stata per lui così pacifica e scontata come per noi. Gli è costata fatica e coraggio, ma di lui oggi è più significativo dire come l'ha servita. Infatti a trent'anni, per passione civile e forte idealità, si può anche salire sulle barricate per combattere una guerra di liberazione. Molto più difficile è rinunciare poi alle gratificazioni pubbliche ed alle seduzioni politiche che la vittoria, una volta conquistata, offre. Ma si può ragionevolmente rinunciare a qualcosa di suggestivo solo per qualcosa di più affascinante. L'orizzonte di Branca già allora non era evidentemente quello di sostituirsi a chi era stato al potere. La cultura intesa come possibilità di conoscere meglio se stessi e di conseguenza l'animo umano lo ha interessato più delle lusinghe della carriera politica che sembra, anche per molti di noi, meta ragionevolmente ambita. Ed in effetti lo è, ma ancor più ragionevole diventa non farsi determinare solo da questa prospettiva. Non solo perché non sempre è raggiungibile. Anzi, nel suo caso era addirittura certa. Lo aspettava, non un posto di seconda o terza fila, ma di collaboratore diretto di Alcide De Gasperi, lo statista che, in un giudizio oggi unanimemente condiviso, ha segnato in positivo la storia del nostro dopoguerra. Si è discretamente defilato dal mondo della ribalta politica ma ha continuato a servire la libertà del suo paese. Come aveva fatto fino ad allora, semplicemente passando ad un campo di battaglia indubbiamente più nobile e prestigioso, ma non meno difficile : la libertà della cultura. Ha contrastato le egemonie culturali ed i pensieri dominanti. Nel merito, ed in quanto ontologicamente confliggenti con la libertà del pensiero e dello spirito. Sì dello spirito, perché non si rende merito a quest'uomo se non si fa riferimento alla sua cristallina, semplice fede cristiana, della quale è stata imperniata tutta la sua storia personale. Ci sarebbero tante altre cose da dire di questo fiorentino onorario. Ma oggi per lei, caro Vittore Branca, è un giorno speciale. Noi ci limitiamo a dirle di essere orgogliosi di averla tra noi perché Firenze, come il mondo di cui è perla e vetrina, non ha bisogno di intellettuali ma di testimoni come lei».