Nardella (DS) e Di Giorgi (Margherita): «Entro novembre consiglio comunale straordinario sull'università»
Un consiglio comunale straordinario sulla situazione dell'università da tenersi entro la fine di novembre. La richiesta è stata rilanciata dal consigliere dei DS Dario Nardella e dalla consigliera della Margherita Rosa Maria Di Giorgi che questa mattina, con gli altri componenti della commissione cultura, hanno incontrato il rettore dell'ateneo fiorentino Augusto Marinelli.«L'università - hanno spiegato Nardella e Di Giorgi - deve essere maggiormente coinvolta nelle iniziative strategiche città. E' importante che il patrimonio delle competenze scientifiche presenti a Firenze venga utilizzato dalla nostre amministrazioni e diventi strumento di sviluppo per tutto il territorio. L'amministrazione comunale deve diventare interlocutore attivo dell'ateneo, cercando di mettere a disposizione le infrastrutture necessarie per il consolidamento e lo sviluppo dei due poli di Sesto e Novoli, dai trasporti al verde pubblico delle aree, ai servizi per gli studenti. Parlare di tutto questo in consiglio comunale servirà a riportare al centro dell'attenzione tutti i problemi del nostro ateneo».II due esponenti della maggioranza sono anche intervenuti sulla riforma dell'università: «condanniamo nel modo più assoluto il disegno di legge del Ministro Moratti hanno detto Nardella e Di Giorgi si tratta di un pasticcio di quelli che il Ministro è abituato a fare come nel caso della riforma del consiglio nazionale delle ricerche. Anzitutto diciamo no all'equiparazione fra tempo pieno e tempo parziale per i professori: questo causerà un disimpegno nella docenza per coloro che sceglieranno, a parità di stipendio, sia di insegnare che di svolgere la libera professione. Siamo contrari ad una riforma, che togliendo fondi, smantella la ricerca pubblica destinandola ad una mercificazione controllata solo dagli interessi dei privati. Diciamo anche no alla mortificazione del ruolo dei ricercatori: con l'introduzione dei contratti a termine di durata massima di otto anni inoltre, si aggiungerà la molla della precarizzazione ai già molti motivi che spingono i migliori ricercatori italiani a cercare impiego all'estero». (fn)