Presentato saggio sugli esuli tedeschi che combattevano Hitler
A Firenze e in Toscana, come anche a Roma, si concentrarono scrittori, artisti e intellettuali che, costretti a lasciare la Germania dopo l'avvento della dittatura nazista a causa di persecuzioni di vario genere, erano esilio in Italia. Proprio nel capoluogo toscano si resero protagonisti di una pagina niente affatto secondaria della storia culturale del nostro paese.E' quanto emerge dallo studio "Artisti, scrittori e studiosi tedeschi in eslio in Toscana", presentato questa mattina in Palazzo Vecchio, del professor Klaus Voigt, curatore della mostra "Klaus Mann ed Eduard Bargheer. Due esuli tedeschi nella Firenze liberata 1944-1945".La comunità tedesca annoverava pittori del calibro di Rudolf Levy, allievo di Henri Matisse, ma anche lo studioso del Rinascimento Paul Oscar Kristeller, il musicologo Alfred Einstein, il giurista Ernst Heinitz, allievo e collaboratore di Piero Calamndrei, gli scrittori Karl Wolfskehl, Alfred Neumann, Walter Hasenclever, Alice Berend, Hernert Schuller e Rudolf Borchardt. Per gran parte di essi l'esilio in Italia ebbe termine con l'entrata in vigore, nell'autunno de 1938, delle leggi razziali fasciste, che li costrinsero a emigrare una seconda volta.Uno dei pochi che non riuscì a trovare un altro paese che lo accogliesse fu Rudolf Levy che nei tre anni del suo soggiorno a Firenze dipinse oltre sessanta quadri a olio mai esposti fino ad oggi in una retrospettiva esauriente della sua opera. Levy fu arrestato a Firenze dalla Gestapo, nel dicembre 1943, e morì nelle camere a gas di Auschwitz.Il saggio di Klaus Voigt, integra la mostra su Klaus Mann ed Eduard Bargheer in Palazzo Vecchio e la mostra "Rifugio precario" in corso a Palazzo Panciatichi, sede del consiglio regionale, fino al 20 ottobre. (fn)