Bilancio 2006, Bosi (FI): «Scarsa virtuosità "critica" dell'amministrazione nelle scelte e soprattutto nelle spese»

Questo il testo dell'intervento del consigliere di Forza Italia Enrico Bosi:«In merito all'impegno finanziario del Comune di Firenze sulla cultura voglio con questo mio intervento porre l'accento ancora una volta sulla disinvoltura e sulla scarsa virtuosità "critica" dell'Amministrazione nelle scelte e soprattutto nelle spese che compie.L'uso del termine "governance" (si veda la relazione revisionale e programmatica), è in realtà un abuso perché l'Amministrazione non persegue "l'efficacia dell'azione di governo realizzata attraverso un complesso di politiche e di azioni nel segno dell'efficacia, efficienza, economicità e produttività". Eccone alcuni esempi.1) la fallimentare gestioni di Firenze Mostre. Nel caso di Firenze Mostre, in attesa della fantomatica Fondazione della Cultura, il Comune continua a finanziare eventi espositivi in perdita (cosa dice assessore del contributo alla mostra Donna Donne (perdita di circa 80.000 euro) prima negato per un debito di 10.000 euro rimediato per iniziative al Belvedere e poi concesso?)2) i ritardi nella realizzazione del Centro per l'Arte Contemporanea nella sede ex Meccanotessile che nelle previsioni dell'Assessore doveva vedere la luce nel febbraio 2004. Nel frattempo si moltiplicano costosi incarichi professionali e gruppi di lavoro e le spese per lavori di messa in sicurezza di un cantiere che non decolla.3) la mancata nascita della Conferenza metropolitana della Cultura, la cui organizzazione è slittata nelle previsioni prima al dicembre 2005, poi ad una imprecisata data del 2006 in attesa delle conclusioni della Conferenza economica dell'area metropolitana fiorentina promossa dall'Associazione per il Piano strategico Firenze 2010, le cui recenti vicende e l'inconcludenza dei lavori fanno pensare al peggio, e delle risultanze del percorso partecipativo realizzato in tandem con l'ineffabile e spendacciona assessore Cristina Bevilacqua;4) l'avvio stentato dell'associazione i Dialoghi il cui atto costitutivo risale al dicembre 2003 ma che ad oggi si è riunita solo una volta;5) l'assenza di programmazione culturale nel Piano Strategico, per il quale Firenze doveva diventare centro di produzione culturale, ma a tuttoggi si sono prodotte solo chiacchere e non una sola concreta realizzazione, fatta eccezione per la gestione di iniziative già da anni esistenti;6) la crisi e conseguente liquidazione di Opera Prima S.p.A. con il conseguente contenzioso con il Ministero;7) la crisi del Teatro Comunale al cui deficit hanno contribuito soprattutto l'inefficienza degli amministratori, le discutibili programmazioni e gli atti di gestione del personale (puramente demagogiche appaiono in tal senso le proteste per la riduzione del FUS quando non si dà prova di buona amministrazione). Tra l'altro nonostante la vendita del capannone della Longinotti ricordo che il Comune ha dovuto accendere un mutuo con scadenza 2012 ed una rata annuale di 846.000 euro;8) la mancanza in generale di un piano di rilancio della cultura a Firenze, con scelte improvvisate, semplice gestione dell'ordinario spacciata per novità culturali, scimmiottamento di programmi ed iniziative già realizzate da tempo e con successo da altre amministrazioni. Si ricorda al proposito che da anni funzionano nei comuni di Milano e Torino, che hanno ben altra dimensione metropolitana, gli osservatori dell'offerta culturale mentre a Firenze l'analoga previsione contenuta nel programma del Sindaco non si è mai attuata;9) l'incapacità di attrarre e mettere a sistema nuove risorse finanziarie e competenze perché questa Amministrazione ha occhi unicamente per il consolidamento degli equilibri di potere e non riesce mai a prendere esempio dalle esperienze maturate all'estero: così si producono unicamente grossolani pasticci e fallimenti. Ne costituisce una riprova l'esempio delle mancate sponsorizzazioni per il concerto di capodanno in Piazza S. Croce: le tre società contattate hanno risposto picche, esattamente in linea col sistema dei finanziamenti privati alla cultura fiorentina ed in particolare alla nascente Fondazione della Cultura.10) la vagheggiata Fondazione della Cultura, che nascerà dalle ceneri della fallimentare Firenze Mostre è destinata, già nei presupposti, a ripercorrerne le dolenti vicende: pochi investitori privati, poche idee, ma soprattutto scarsa capacità innovativa e poca progettualità e programmazione come quando si propone di attribuirle la gestione del sistema museale già in una delicata situazione di difficoltà. Vorrei ricordare il Museo dei Ragazzi, definito come un'esperienza positiva, ma i cui costi al 2005 ammontavano a 500mila euro, ponendosi così al terzo posto tra le voci di spesa della cultura; a tali costi devono oggi aggiungersi altri 70.000 euro per la convenzione con il gestore stipulata al termine di una vertenza, mentre gli introiti non coprono la metà delle spese. Anche per gli altri musei si prevede un aumento dei costi del personale di oltre 200.000 euro.11) Il Piano Strategico dedica alla Cultura ben poco spazio: quanto previsto è la programmazione di piccoli progetti e dunque in linea con le caratteristiche proprie del Piano, ossia vista e fiato corti senza la programmazione di un piano culturale a medio-lungo termine. Si prenda esempio da Torino che è già al secondo piano strategico.12) Non si è mai posto mano al riordino del sistema complessivo della spesa culturale. Tale spesa, che copre appena il 3,5% del bilancio (a Siena si spende il 9% ed il 20% nell'irraggiungibile Ginevra) presenta aspetti di rigidità che ne determinano la non ottimalità. Si può fare riferimento al sistema dei contributi a pioggia ad associazioni ed enti culturali o pseudo culturali, spesso legati a logiche di assistenzialismo politico, senza progetti o senza programmazione, ed alle convenzioni pluriennali (si veda il caso dei soggetti convenzionati per le manifestazioni di Firenze Estate), che assicurano ai soggetti coinvolti finanziamenti di lungo termine senza un effettivo monitoraggio delle attività e sottraendo risorse ad interventi di maggiore spessore ed interesse.Analogo discorso va fatto per i quartieri, per i quali va segnalata ancora l'esternazione piagnucolosa ed inopportuna dell'assessorato al Decentramento che parla di tagli dovuti alla finanziaria, ma non fornisce ad esempio i dati sui costi di iniziative promosse ed ospitate dai quartieri. Iniziative che spesso ben poco hanno a che fare con la cultura o con le altre competenze delegate alle circoscrizioni (potrei citare i corsi sul perineo, sulla menopausa (ma la ASL cosa ci sta a fare), presentazioni di libri, corsi di ricamo, restauro, pittura, tenuti da volenterose quanto poco disinteressate associazioni, che usufruiscono gratuitamente o quasi dei locali del quartiere e talvolta beneficiano anche di contributi: in molti casi le spese non vengono recuperate nemmeno attraverso le quote di iscrizione per non parlare delle spese correnti (luce ed acqua in primis). E che dire infine dell'"esemplare" vicenda del Teatro di Legno frettolosamente liquidato dall'Amministrazione Comunale e prontamente "adottato" da altri? E' questa la politica culturale dei quartieri?».(fn)