Piano strutturale, Nocentini (PRC): «Non è un provvedimento anticrisi. Anzi, si perdono posti di lavoro e tradizioni produttive come la Seves»
Questo il testo dell'intervento di Anna Nocentini, capogruppo di Rifondazione Comunista:
«In Conferenza dei Capigruppo abbiamo chiesto con assoluta fermezza che non si mettesse in calendario la discussione del Piano strutturale per il prossimo 20 aprile, e giorni seguenti, ultima seduta del Consiglio Comunale.
La Conferenza dei servizi con Regione e Comune si è conclusa due giorni fa, e solo stamani viene messa a disposizione la documentazione relativa; rimane tutta aperta la questione del Protocollo firmato con Ferrovie con il rischio di procedere dopo l'approvazione ad una megavariante del Piano strutturale ed è politicamente inaccettabile che un atto così importante per il futuro della città arrivi in aula nell'ultima seduta. E' l'ultimo atto che stigmatizza il rapporto lacerato fra i cittadini e questa Amministrazione.
Gravissima e inaccettabile la motivazione addotta dal Partito Democratico, che l'approvazione del Piano Strutturale sarebbe il più grande provvedimento anticrisi di una Amministrazione, lettura molto vicina a quella di Berlusconi per promuovere l'uscita dalla crisi. Lettura che volutamente dimentica per quante aree nel Piano è prevista la trasformazione da produttivo a residenziale, trasformando il volto dei quartieri ma più che altro perdendo di fatto posti di lavoro e tradizioni artigianali e produttive; esempio ne sia la Seves per la quale abbiamo combattuto una battaglia dura insieme con i lavoratori perché alla proprietà non arrivasse il messaggio della possibile speculazione su un terreno ai piedi delle colline di Castello. Perché la crisi attraversa tutte le attività, certo anche l'edilizia: ma la strada del Piano strutturale non è l'unica per il rilancio del settore, anche se forse la più semplice e appetibile. Né d'altronde il Piano si preoccupa di individuare e potenziare settori produttivi, o artigianali o di piccolo commercio, lasciando ancora la possibilità di trasformare in residenziali locali prima destinati ad altre funzioni, facendo sì che ancora una volta la rendita immobiliare si confermi alla base della economia cittadina.
Per noi sono molti i motivi di opposizione al Piano strutturale che abbiamo esplicitato negli anni, insieme con tanti cittadini, ai quali si aggiunge adesso la valutazione che, contrariamente da quanto alcuni ritengono, è uno strumento che non interviene in maniera strutturale sulla crisi creando posti di lavoro stabili e sicuri, cosa che potrebbe invece accadere in presenza di una diversa e importante pianificazione del Comune che affrontasse il tema del recupero degli edifici dismessi, dei grandi contenitori che si vanno svuotando, coniugando questo con i bisogni dei cittadini a partire dal bisogno di alloggi popolari e di luoghi di socializzazione».
(fn)
«In Conferenza dei Capigruppo abbiamo chiesto con assoluta fermezza che non si mettesse in calendario la discussione del Piano strutturale per il prossimo 20 aprile, e giorni seguenti, ultima seduta del Consiglio Comunale.
La Conferenza dei servizi con Regione e Comune si è conclusa due giorni fa, e solo stamani viene messa a disposizione la documentazione relativa; rimane tutta aperta la questione del Protocollo firmato con Ferrovie con il rischio di procedere dopo l'approvazione ad una megavariante del Piano strutturale ed è politicamente inaccettabile che un atto così importante per il futuro della città arrivi in aula nell'ultima seduta. E' l'ultimo atto che stigmatizza il rapporto lacerato fra i cittadini e questa Amministrazione.
Gravissima e inaccettabile la motivazione addotta dal Partito Democratico, che l'approvazione del Piano Strutturale sarebbe il più grande provvedimento anticrisi di una Amministrazione, lettura molto vicina a quella di Berlusconi per promuovere l'uscita dalla crisi. Lettura che volutamente dimentica per quante aree nel Piano è prevista la trasformazione da produttivo a residenziale, trasformando il volto dei quartieri ma più che altro perdendo di fatto posti di lavoro e tradizioni artigianali e produttive; esempio ne sia la Seves per la quale abbiamo combattuto una battaglia dura insieme con i lavoratori perché alla proprietà non arrivasse il messaggio della possibile speculazione su un terreno ai piedi delle colline di Castello. Perché la crisi attraversa tutte le attività, certo anche l'edilizia: ma la strada del Piano strutturale non è l'unica per il rilancio del settore, anche se forse la più semplice e appetibile. Né d'altronde il Piano si preoccupa di individuare e potenziare settori produttivi, o artigianali o di piccolo commercio, lasciando ancora la possibilità di trasformare in residenziali locali prima destinati ad altre funzioni, facendo sì che ancora una volta la rendita immobiliare si confermi alla base della economia cittadina.
Per noi sono molti i motivi di opposizione al Piano strutturale che abbiamo esplicitato negli anni, insieme con tanti cittadini, ai quali si aggiunge adesso la valutazione che, contrariamente da quanto alcuni ritengono, è uno strumento che non interviene in maniera strutturale sulla crisi creando posti di lavoro stabili e sicuri, cosa che potrebbe invece accadere in presenza di una diversa e importante pianificazione del Comune che affrontasse il tema del recupero degli edifici dismessi, dei grandi contenitori che si vanno svuotando, coniugando questo con i bisogni dei cittadini a partire dal bisogno di alloggi popolari e di luoghi di socializzazione».
(fn)