Difensore Civico. Relazione al Consiglio Comunale dell'attività 2008

Stamani il difensore civico Alberto Brasca ha illustrato al Consiglio Comunale la relazione dell'attività svolta nel 2008. Ha ringraziato l'assemblea per l'opportunità che gli è stata offerta. Nei prossimi giorni tutta la relazione sarà disponibile sul sito internet del Comune di Firenze, intanto qui alleghiamo la presentazione del difensore civico Alberto Brasca. (uc)

PRESENTAZIONE DEL DIFENSORE CIVICO

L'istituto del Difensore civico a Firenze ha una "anzianità" di otto anni e dispone oggi di un nucleo consolidato di collaboratrici dotate della professionalità e dell'esperienza necessarie per far fronte alle crescenti domande dei cittadini. Presentando la seconda relazione del mio mandato desidero in primo luogo esprimere loro un ringraziamento sincero e un vivo compiacimento per l'impegno, la dedizione e anche la passione civile con cui interpretano il loro lavoro.
L'attività svolta nel 2008 è obiettivamente rilevante sotto il profilo quantitativo e, a me pare, anche sotto quello qualitativo. Le questioni che ci vengono poste dai cittadini, talvolta anche drammatiche sotto il profilo umano, spesso complesse sotto il profilo giuridico, sempre, almeno soggettivamente, importantissime per chi le pone, abbracciano la quasi totalità dei settori di intervento dell'Amministrazione e delle Aziende partecipate.
Per consentire una percezione immediata e molto concreta - oltre i numeri delle statistiche - della pressione quotidiana e delle diverse tipologie di questioni che ci sono state poste dai cittadini nell'anno appena trascorso, abbiamo introdotto, nella relazione 2008, la novità di una cronologia integrale di "tutte" le domande su cui abbiamo avviato l'istruttoria, indicando per ciascuna di esse il mese di presentazione, l'oggetto del contendere e i rispettivi esiti. Non ci è sembrato un appesantimento, ma, al contrario, un dato di opportuna trasparenza e insieme un espediente comunicativo semplice e percepibile anche con uno sguardo sommario.
Non voglio richiamare qui le questioni specifiche che ci sono state poste e neppure gli esempi più eclatanti dei bisogni inesauditi, delle rigidità interpretative, delle non isolate ingiuste penalizzazioni di cui ci siamo occupati: è fisiologico, nella prassi dell'amministrare, che la promozione e la tutela degli interessi collettivi, che è il fine primario di un Comune o di un'Azienda pubblica, comporti talvolta qualche violazione degli interessi individuali, una sorta di inevitabili "danni collaterali".
Desidero sottolineare con molta chiarezza che noi, con determinazione e senza soggezioni, ci occupiamo fondamentalmente proprio di questo, dei diritti e degli interessi dei singoli cittadini. Cerchiamo di farlo con rigore, attenti alle "ragioni" generali, ma non sottovalutando mai il punto di vista del cittadino, stando dalla parte di chi i "danni collaterali" li subisce. Perché questo è il nostro mestiere, la nostra ragion d'essere!
Leggere la nostra relazione come specchio di un malessere diffuso sarebbe quindi distorcente. Non siamo un osservatorio ed abbiamo la consapevolezza che i nostri dati non sono statisticamente significativi. Relegare le situazioni negative richiamate nell'area dell'irrilevanza quantitativa sarebbe però il segno di una grave sottovalutazione del bisogno diffuso di una più solida cultura dei diritti.
L'obiezione che spesso ci viene rivolta concerne, appunto, la presunta irrilevanza dei "tre o quattro casi" di inefficienza constatata o di danno lamentato "a fronte delle migliaia di pratiche evase correttamente e con soddisfazione di tutti". E'proprio qui, invece, che il ruolo della difesa civica può dispiegare il suo potenziale più innovativo, in termini di promozione di una vera cultura dei diritti, che sono di tutti e di ciascuno e non solo dei più: anche una sola ingiustizia nei confronti di un solo cittadino è, deve essere, un problema per una buona amministrazione!
Una vera e diffusa cultura di tutela dei diritti è, in effetti, un'innovazione importante anche in termini pratici perché il cittadino, anche quello che ha davvero ragione, è di fatto indifeso di fronte alla Pubblica Amministrazione e spesso incontra enormi difficoltà anche solo ad avere un colloquio con l'ufficio competente, con la sola alternativa di rivolgersi ad un avvocato e di aprire un contenzioso giudiziale, lungo, costoso, incerto negli esiti e drammaticamente diseconomico per l'intero sistema della Giustizia, sia ordinaria, che amministrativa.
Sotto il profilo di un funzionale collocamento nell'assetto organizzativo della Pubblica Amministrazione, le prospettive della difesa civica come reale opportunità innovativa si giocano proprio nella consapevole acquisizione della sua unilateralità come valore aggiunto per una più incisiva e corretta azione amministrativa. Il nostro lavoro si pone fisiologicamente in termini dialettici con i responsabili dei vari uffici. Siamo chiamati a verificare le condizioni per una possibile tutela, infatti, proprio nei casi in cui questa possibilità è stata negata dall'ufficio competente. Ed è ben comprensibile il rischio di essere percepiti come controllori invasivi o contraddittori pregiudiziali. In realtà non siamo né controparte né controllori, ma corpo organico dell'amministrazione, strumento funzionale a garantire diritto di presenza al punto di vista del cittadino nel processo decisionale.
Come noto la difesa civica non ha alcun potere cogente. La sua forza sta tutta nella capacità di portare argomenti a sostegno della richiesta del cittadino e nel costringere l'interlocutore Pubblica Amministrazione a misurarsi con questi argomenti. In termini istituzionali è in sostanza l'assunzione della dialettica del confronto come antidoto alla tendenziale deriva autoreferenziale che caratterizza tanta parte della Pubblica Amministrazione. Naturalmente il "meccanismo" funziona se ciascuno fa la sua parte e tutti si assumono le loro responsabilità.
Gli "argomenti" del Difensore civico devono essere buoni argomenti (la qualità dell'ufficio è decisiva!) perché la loro eventuale debolezza innesca inevitabilmente una caduta di credibilità dell'istituto; e rispondere alle nostre richieste diventa un fastidio. Ma non può esserci Difesa civica senza un'interlocuzione puntuale, rigorosa e senza una vera disponibilità al confronto.
Rispondere, naturalmente, non presuppone necessariamente l'accoglimento dell'istanza e può tradursi anche in una replica di confutazione dell'assunto del Difensore civico. L'istaurarsi di un confronto ha comunque già di per sé un valore significativo di apertura, è un fortissimo segnale di rottura della logica della Pubblica Amministrazione come logica degli arcana imperii. L'esperienza ci insegna che anche il cittadino che si vede respinta un'istanza, dopo averne comprese le ragioni, finisce con l'accettare serenamente di aver torto.
La difesa civica è, per suo fine istituzionale, chiamata a garantire la legittimità dell'agire dell'Amministrazione comunale, ma può intervenire anche nel merito, salva la sfera autonoma delle scelte politiche, come "promotrice di equità", suggerendo che, nell'adozione di un atto, venga accolta la soluzione più conforme all'interesse del cittadino, sia come singolo che come espressione di un interesse diffuso. Nella concretezza del nostro operare è forse questo il terreno privilegiato di intervento, essendo rari i casi di palese violazione di diritti ed essendo numerose, invece, le richieste di intervento su fattispecie magari non illegittime in termini formali, ma certamente inique nella sostanza.
La disponibilità collaborativa degli uffici comunali, sotto questo profilo, è stata complessivamente buona, ha consentito di risolvere positivamente numerose istanze ed in qualche caso ha prodotto anche qualche innovazione regolamentare o comunicativa di valenza generale. La più attenta valutazione del "punto di vista" del cittadino, in sostanza, ha favorito l'opportunità di un più equo bilanciamento degli interessi singoli e degli interessi collettivi, non sempre necessariamente coincidenti; ed ha confermato che la difesa civica, per le funzioni affidatele, è, e ancor di più può essere, uno strumento idoneo a prevenire prima che a censurare le mancanze dell'Amministrazione, collaborando con essa su un cammino comune di perfettibilità.
Non possiamo non rilevare, peraltro, che permangono anche zone d'ombra che auspichiamo possano rapidamente essere superate. Ci sono infatti anche uffici che, per propensioni personali o impostazioni strutturali, non manifestano appieno quella duttilità che riteniamo indispensabile a garanzia di una gestione amministrativa improntata all'equità. Mi riferisco ai casi, non del tutto isolati, in cui è particolarmente faticoso avere una risposta dall'ufficio competente; e anche alle situazioni in cui si registra un approccio sistematicamente rigido e letterale delle norme, senza tener conto della realtà a cui si applicano e delle finalità ultime che ne stanno all'origine.
Nel consegnare la presente relazione e l'ampia casistica di situazioni che abbiamo registrato nel corso del 2008, restiamo in attesa del giudizio del Consiglio comunale sul lavoro svolto.