Regolamento impianti pubblicitari, Stella e Alessandri (PdL): «Votando la delibera il centrosinistra ha condannato alla chiusura le aziende del territorio»
«Il centrosinistra, votando la delibera sugli impianti pubblicitari ha di fatto condannato alla chiusura le aziende del territorio». E' quanto sostengono i consiglieri Marco Stella e Stefano Alessandri (PdL).
«Le imprese che oggi hanno in concessione gli impianti sono tutte del territorio - hanno ricordato i due esponenti del centrodestra - 15 sono quella a gestione diretta, 20 le agenzie di pubblicità e 70 le ditte dell'indotto per un giro d'affari complessivo di 18 milioni di euro. I numeri parlano chiaro: queste società rappresentano una ricchezza
per la collettività, un fattore di stabilità sociale perché su di esse contano le famiglie dei loro lavoratori e i lavoratori stessi. Tuttavia la recessione economica nazionale ed internazionale sta mettendo a dura prova le nostre imprese con preoccupanti prospettive per il loro futuro e per quello dei dipendenti».
«Dopo decenni - hanno proseguito Stella e Alessandri - nel luglio dello scorso anno è stato approvato il 'piano generale degli impianti pubblicitari' che, in ottemperanza alle disposizione alla normativa nazionale, ha introdotto sostanziali cambiamenti a quello precedente.
L'assegnazione degli impianti pubblicitari attraverso bandi di gara è un principio condivisibile ma molte perplessità sono emerse negli incontri con i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle aziende del settore in merito ai criteri con i quali saranno redatti i bandi.
L'unica proroga riguarda i gonfaloni ma se le cose andranno avanti in questo modo si rischia di creare gravi problemi a moltissime imprese. Chi, per esempio, ha pagato per ottenere una concessione annuale rischia di perderla dopo tre mesi: tutte le concessioni saranno revocate al momento dell'emissione del bando».
«Da qui - hanno concluso i due consiglieri del PdL - le nostre richieste il tavolo di concertazione con le associazioni di categoria che chiedeva di trovare un equilibrio tra le esigenze delle aziende e dei lavoratori ed il principio dei bandi di gara. Infine chiedevamo di uniformare tutte le scadenze alla data del 31 gennaio 2010.
Tanto tempo è stato perso per dare il via libera al nuovo piano, non era certo scandaloso attendere qualche mese in più. Non c'è dubbio che, nel passato, qualcuno ha abusato nell'affissione dei gonfaloni e che molti ponteggi sulle facciate delle case rimangono qualche mese in più
perché esporre i cartelloni conviene. Ma il compito di un amministratore è quello di tutelare, nel rispetto della legge e utilizzando il buon senso, le imprese e i lavoratori del territorio». (fn)
«Le imprese che oggi hanno in concessione gli impianti sono tutte del territorio - hanno ricordato i due esponenti del centrodestra - 15 sono quella a gestione diretta, 20 le agenzie di pubblicità e 70 le ditte dell'indotto per un giro d'affari complessivo di 18 milioni di euro. I numeri parlano chiaro: queste società rappresentano una ricchezza
per la collettività, un fattore di stabilità sociale perché su di esse contano le famiglie dei loro lavoratori e i lavoratori stessi. Tuttavia la recessione economica nazionale ed internazionale sta mettendo a dura prova le nostre imprese con preoccupanti prospettive per il loro futuro e per quello dei dipendenti».
«Dopo decenni - hanno proseguito Stella e Alessandri - nel luglio dello scorso anno è stato approvato il 'piano generale degli impianti pubblicitari' che, in ottemperanza alle disposizione alla normativa nazionale, ha introdotto sostanziali cambiamenti a quello precedente.
L'assegnazione degli impianti pubblicitari attraverso bandi di gara è un principio condivisibile ma molte perplessità sono emerse negli incontri con i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle aziende del settore in merito ai criteri con i quali saranno redatti i bandi.
L'unica proroga riguarda i gonfaloni ma se le cose andranno avanti in questo modo si rischia di creare gravi problemi a moltissime imprese. Chi, per esempio, ha pagato per ottenere una concessione annuale rischia di perderla dopo tre mesi: tutte le concessioni saranno revocate al momento dell'emissione del bando».
«Da qui - hanno concluso i due consiglieri del PdL - le nostre richieste il tavolo di concertazione con le associazioni di categoria che chiedeva di trovare un equilibrio tra le esigenze delle aziende e dei lavoratori ed il principio dei bandi di gara. Infine chiedevamo di uniformare tutte le scadenze alla data del 31 gennaio 2010.
Tanto tempo è stato perso per dare il via libera al nuovo piano, non era certo scandaloso attendere qualche mese in più. Non c'è dubbio che, nel passato, qualcuno ha abusato nell'affissione dei gonfaloni e che molti ponteggi sulle facciate delle case rimangono qualche mese in più
perché esporre i cartelloni conviene. Ma il compito di un amministratore è quello di tutelare, nel rispetto della legge e utilizzando il buon senso, le imprese e i lavoratori del territorio». (fn)