Cittadinanza onoraria a Englaro, lettera di Nardella (PD) al presidente Cruccolini
Questo il testo della lettera del consigliere del Partito democratico Dario Nardella al presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini:
«Alla c.a.
Presidente del Consiglio Comunale,
Eros Cruccolini
Caro Presidente,
conosci le mie posizioni personali sulla vicenda concernente la proposta di conferimento della cittadinanza onoraria al Signor Beppino Englaro. Ho ritenuto fin dall'inizio che si tratti di un'iniziativa di natura provocatoria che non rende giustizia di un tema delicato e reale come quello della "fine vita", per diverse motivazioni.
La prima di queste riguarda la scelta dello strumento, ovvero della deliberazione di una cittadinanza onoraria. Tale riconoscimento, come sai, esprime per prassi una volontà unanime o quanto meno largamente maggioritaria del Comune - e dunque della comunità cittadina - di conferire il massimo riconoscimento ad una persona, la cittadinanza onoraria, per meriti personali di grande rilevanza che possibilmente la legano a quella stessa comunità.
Non è questo il caso, poiché il voto su quella delibera è maturato a seguito di una profonda e polemica frattura tra diverse forze politiche e membri del Consiglio, in una discussione nella quale era diventato impossibile spiegare con limpidezza le ragioni e la valutazioni su una storia sofferta come quella di Eluana.
In luogo della cittadinanza onoraria, come aveva proposto il Sindaco Domenici, sarebbe stato più sensato e utile avanzare un confronto vero nel merito, con un dibattito alto, nel quale si riconoscesse dignità e spazio alle ragioni di ciascuno. Se ciò fosse avvenuto avrei avuto modo di esprimere seriamente e pacatamente le mie ragioni, il mio grande rispetto per la sofferenza di Beppino Englaro, la mia condivisione della necessità di un testamento biologico, la mia contrarietà ad uno Stato che legifera - peraltro sull'onda di una strumentalizzazione politica - per statuire un "potere" sulla vita, che al contrario è prima di tutto nella disponibilità della persona umana.
L'opportunismo della destra e il timore del centrosinistra di affrontare al suo interno a viso aperto questioni anche spinose che riguardano l'etica e la vita, hanno definitivamente fatto fallire il tentativo di offrire ad una città del dialogo e di tradizione laica come Firenze una nuova opportunità di essere all'altezza della sua storia. Una città che, dopo tale vicenda, sembra sprofondata come in una crisi di identità, smarrendo la sua grande e alta vocazione al dialogo tra fede e ragione, alla capacità di approfondire temi difficili che riguardano la sfera della persona.
Così, per opera del Consiglio Comunale, Englaro diviene - suo malgrado - ancor più simbolo di divisione e specchio di un Paese che non sa parlare di nulla se non attraverso lo scontro di posizioni pregiudiziali che antepongono la propria visibilità e la volontà di ottenere ragione all'esigenza di trovare soluzioni utili alla comunità e allo sviluppo del Paese.
Oggi, sono convinto, la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, costituisce l'ultimo, ormai inevitabile, atto di un processo ormai incanalato: il modo peggiore di affrontare un tema giusto.
Nonostante queste mie personali valutazioni, e al contrario di quanto istintivamente sarei stato indotto a fare, ritengo doveroso, per il ruolo che ricopro e per il rispetto che nutro verso i miei colleghi e l'Assemblea del Consiglio Comunale, partecipare alla cerimonia odierna. Sono infatti persuaso che un dissenso di un Consigliere in merito alla decisione dell'Istituzione comunale non debba mai essere tale da giustificare gesti che possano mettere anche solo in discussione il sentimento di rispetto e appartenenza a quella Istituzione. Spero altresì che tanti altri gesti di attaccamento alle istituzioni e rispetto per i principi di laicità ai quali esse informano la propria vita possano unirsi ad una disponibilità al dialogo e al confronto costruttivo di cui Firenze ha bisogno più che mai.
Con stima e amicizia,
Dario Nardella
Firenze, 30 marzo 2009
(fn)
«Alla c.a.
Presidente del Consiglio Comunale,
Eros Cruccolini
Caro Presidente,
conosci le mie posizioni personali sulla vicenda concernente la proposta di conferimento della cittadinanza onoraria al Signor Beppino Englaro. Ho ritenuto fin dall'inizio che si tratti di un'iniziativa di natura provocatoria che non rende giustizia di un tema delicato e reale come quello della "fine vita", per diverse motivazioni.
La prima di queste riguarda la scelta dello strumento, ovvero della deliberazione di una cittadinanza onoraria. Tale riconoscimento, come sai, esprime per prassi una volontà unanime o quanto meno largamente maggioritaria del Comune - e dunque della comunità cittadina - di conferire il massimo riconoscimento ad una persona, la cittadinanza onoraria, per meriti personali di grande rilevanza che possibilmente la legano a quella stessa comunità.
Non è questo il caso, poiché il voto su quella delibera è maturato a seguito di una profonda e polemica frattura tra diverse forze politiche e membri del Consiglio, in una discussione nella quale era diventato impossibile spiegare con limpidezza le ragioni e la valutazioni su una storia sofferta come quella di Eluana.
In luogo della cittadinanza onoraria, come aveva proposto il Sindaco Domenici, sarebbe stato più sensato e utile avanzare un confronto vero nel merito, con un dibattito alto, nel quale si riconoscesse dignità e spazio alle ragioni di ciascuno. Se ciò fosse avvenuto avrei avuto modo di esprimere seriamente e pacatamente le mie ragioni, il mio grande rispetto per la sofferenza di Beppino Englaro, la mia condivisione della necessità di un testamento biologico, la mia contrarietà ad uno Stato che legifera - peraltro sull'onda di una strumentalizzazione politica - per statuire un "potere" sulla vita, che al contrario è prima di tutto nella disponibilità della persona umana.
L'opportunismo della destra e il timore del centrosinistra di affrontare al suo interno a viso aperto questioni anche spinose che riguardano l'etica e la vita, hanno definitivamente fatto fallire il tentativo di offrire ad una città del dialogo e di tradizione laica come Firenze una nuova opportunità di essere all'altezza della sua storia. Una città che, dopo tale vicenda, sembra sprofondata come in una crisi di identità, smarrendo la sua grande e alta vocazione al dialogo tra fede e ragione, alla capacità di approfondire temi difficili che riguardano la sfera della persona.
Così, per opera del Consiglio Comunale, Englaro diviene - suo malgrado - ancor più simbolo di divisione e specchio di un Paese che non sa parlare di nulla se non attraverso lo scontro di posizioni pregiudiziali che antepongono la propria visibilità e la volontà di ottenere ragione all'esigenza di trovare soluzioni utili alla comunità e allo sviluppo del Paese.
Oggi, sono convinto, la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, costituisce l'ultimo, ormai inevitabile, atto di un processo ormai incanalato: il modo peggiore di affrontare un tema giusto.
Nonostante queste mie personali valutazioni, e al contrario di quanto istintivamente sarei stato indotto a fare, ritengo doveroso, per il ruolo che ricopro e per il rispetto che nutro verso i miei colleghi e l'Assemblea del Consiglio Comunale, partecipare alla cerimonia odierna. Sono infatti persuaso che un dissenso di un Consigliere in merito alla decisione dell'Istituzione comunale non debba mai essere tale da giustificare gesti che possano mettere anche solo in discussione il sentimento di rispetto e appartenenza a quella Istituzione. Spero altresì che tanti altri gesti di attaccamento alle istituzioni e rispetto per i principi di laicità ai quali esse informano la propria vita possano unirsi ad una disponibilità al dialogo e al confronto costruttivo di cui Firenze ha bisogno più che mai.
Con stima e amicizia,
Dario Nardella
Firenze, 30 marzo 2009
(fn)