Cellai (PdL) scrive al presidente della Provincia Andrea Barducci

Questo il testo della lettera che il consigliere del PdL Jacopo Cellai ha scritto al presidente della Provincia Andrea Barducci, in risposta ad alcune affermazioni contenute in un comunicato stampa apparso sul sito della Provincia.

(fdr)

 

Caro Presidente,
innanzitutto mi auguro che le siano passati i brividi, altrimenti le faccio recapitare una bella copertina di lana con la falce e martello che La riscalda e La mette di sicuro di buon umore. Perché oltre ai brividi Lei ha sottolineato nelle sue dichiarazioni quanta tristezza La abbia avvolto dopo la presentazione del mio libro in Palazzo Vecchio. E non vorrei che la tristezza le facesse perdere mordente nel governare la nostra amata Provincia. Sapere che Le ho procurato brividi e tristezza non mi fa più dormire. Mi sono chiesto come mi sia venuto in mente di parlare di un partito politico in Palazzo Vecchio davanti al Gonfalone di Firenze. E di non chiederLe il consenso in merito alla partecipazione di un Ministro della Repubblica all’iniziativa. Che vergogna. Il caldo mi deve avere dato noia. Senza dimenticare le sue inconfutabili e approfondite sortite sul merito del libro. Io Le avevo spedito l’invito. Poteva avvertirmi che a fronte di tutte le sciocchezze che ho scritto si trattava di “un partito che si legava con parti della destra eversiva e i nostalgici del ventennio”. I legami di cui parla non sono nel mio libro perché non sono uno Storico del Suo valore e quindi non conosco le fonti scientifiche a cui Lei certamente fa riferimento, così sicuro da evitare qualsiasi preciso riferimento. Quanto al Ventennio Le devo dire che Lei è stato anche troppo generoso, visto che il libro mette strettamente in relazione la nascita del Msi con la Repubblica Sociale Italiana, che è nata un po’ oltre.
Ho offeso Firenze e i fiorentini. La Storia e la Resistenza. Lei ha fatto bene a richiamarmi energicamente alla realtà. Chi dovesse scorgere nelle sue parole un attacco al Sindaco Renzi, vista la presenza di Giani e Mattei, è certamente fuori strada. In un’epoca in cui parole come libertà e democrazia sfiorano la retorica sono necessari interventi come il Suo in grado di precisare il senso delle stesse.
Visto che è stato così cortese da aiutarmia promuovere il libro con le sue brillanti dichiarazioni mi auguro di poter contare su una sua Prefazione nella prossima edizione. Non si preoccupi se ci sono anche quelle del Ministro Matteoli e dell’Onorevole Franco Servello, le farò sparire. E sono convinto che entrambi non rabbrividiranno né si intristiranno, ma lasceranno volentieri il posto alle parole di maestri di democrazia e di cattedratici come Lei.
Mi scuso ancora e Le chiedo se posso trascorrere il resto di agosto a pentirmi e meditare sul mio ruolo istituzionale o se debba rassegnare immediatamente le dimissioni dal mio incarico di Vicepresidente del Consiglio Comunale.

 

Cordialmente,

Jacopo Cellai