18° anniversario strage via D'Amelio, l'assessore Di Giorgi: «Lo Stato faccia piena chiarezza sull'attentato»

La responsabile all'educazione: «nel nome di Borsellino e delle vittime di mafia proseguiremo nello sforzo per educare i ragazzi delle scuole alla legalità e alla memoria»

«Il sacrificio del procuratore Paolo Borsellino e degli agenti della scorta, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Eddi Walter Cusina e Agostino Catalano, conferma che magistratura e forze dell’ordine sono un presidio insostituibile di garanzia per le istituzioni democratiche. Per commemorare degnamente la loro morte, però, lo Stato deve fare un nuovo sforzo per raggiungere la piena verità su quanto avvenne quel 19 luglio del 1992: dopo tre processi fino in Cassazione e sette sentenze con una valanga di ergastoli, quella strage resta ancora un grande mistero». E’ quanto ha dichiarato l’assessore alle legalità Rosa Maria Di Giorgi commemorando il 18° anniversario dell’attentato di via D’Amelio, a Palermo.
«Le più recenti acquisizioni dell’inchiesta – ha ricordato l’assessore – hanno fatto emergere che il gruppo investigativo, che a suo tempo si è occupato di quella vicenda, ha seguito un orientamento di indagini che oggi, alla luce dei fatti, pare destituito di ogni fondamento. Forze dell’ordine e magistratura stanno cercando di dare una lettura alle ragioni di questo colossale depistaggio, per verificare se si è trattato di un depistaggio colposo o doloso e, nella seconda ipotesi, quali siano le ragioni di questa deriva istituzionale. Un Paese che si definisce civile deve riaffermare, oggi e sempre, come non sia tollerabile una trama fitta e impenetrabile che nasconda, dietro una cortina di ferro, patti e convergenze scellerate.
E’ anche così che si risponde a quei vandali che nei giorni scorsi hanno sfregiato le statue di Borsellino e Falcone in via Libertà di Palermo».
«Il procuratore Borsellino ed i suoi agenti di scorta – ha proseguito Rosa Maria Di Giorgi - sono diventati simboli di legalità e sono lì a ricordarci la bieca ferocia dei mafiosi. Il bisogno di rievocare il sacrificio delle vittime della strage deriva, innanzitutto, dalla continua prevaricazione che Cosa nostra e le altre mafie esercitano, in tutta Italia ormai, sui cittadini onesti, inermi e sempre meno liberi. Finché mafia e criminalità organizzata esisteranno bisognerà ricordare questa ricorrenza, parlarne, discuterne: e soprattutto reagire, perché il silenzio costituisce la linfa vitale grazie alla quale i sistemi criminali prosperano e si rafforzano. La memoria si impone perché si continua ad assistere a una disinvolta interazione tra rappresentanti delle istituzioni e uomini d’onore, che contribuisce a far assopire il desiderio di legalità e di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge».
«Per ottenere i risultati – ha rilevato l’assessore alle legalità - non è sufficiente investigare senza compromessi e incertezze. Occorre la tensione e la partecipazione attiva della popolazione, del mondo politico e della comunicazione. La crescente indifferenza alla questione mafiosa, lo smantellamento degli strumenti antimafia, le campagne denigratorie, le eccessive prudenze di alcune frange della magistratura hanno contribuito a imprigionare il percorso di giustizia. A questo si aggiunge anche una legge sulle intercettazioni, in discussione in Parlamento, che rischia di spuntare le armi della magistratura, rendendo sempre più difficile la ricerca della verità».
«Da parte nostra – ha concluso Rosa Maria Di Giorgi – proseguiremo nello sforzo per educare i ragazzi delle scuole alla legalità e alla memoria. Siamo consapevoli, come amministratori locali, del nostro ruolo nei confronti dei giovani per costruire una nuova Italia, rispettosa della memoria, fondata sui valori della Costituzione, della pace, della democrazia, della libera informazione, della giustizia. La legalità, in Italia, non ha ancora vinto, ma di sicuro non è morta insieme con le vittime delle mafie. Vogliamo lavorare, dunque, nelle scuole per insegnare ai nostri ragazzi chi furono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quei valorosi rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno dato sacrificato la loro vita. E’ così che noi vogliamo assolvere all’obbligo di gratitudine che abbiamo nei confronti di queste vittime, martiri di giustizia». (fn)