Tav, Sabatini (PdL): "Un progetto da ripensare"

Questo l’intervento del consigliere del PdL Massimo Sabatini durante il consiglio comunale odierno

“Che dire? Una sola parola: ripensare!
Siamo di fronte ad un intervento imponente, che ha potenziali d’impatto sulla città, la stabilità dei suoi edifici, la vita dei suoi cittadini, troppo grandi per essere demandati al pensiero di quei 7 dimenticati nomi che nel 1999 firmarono il primo accordo procedimentale guidati dal Ministro Ronchi del Governo D’Alema. Un intervento che non può e non deve essere lasciato andare avanti perché “ormai i contratti sono siglati” e i lavori assegnati, o addirittura iniziati. Anche perché quegli inizi hanno cominciato già a lasciare segni non rasserenanti. E soprattutto colgono sgomenti quei cittadini molto coinvolti ma poco informati.
Credo che la voce più importante sia quella di chi vive a Firenze. Una lungo e tortuoso tragitto sotterraneo, una imponente stazione anch’essa sottoterra, una serie di interventi accessori non certo minori, rappresentano per la città di Firenze come l’entrata in una sala operatoria. E quando l’intervento è grosso ci vuole il consenso di chi lo subisce. In special modo tutte le persone che abitano lungo i tracciati o nelle zone di cantiere. Sono tantissime famiglie, ma se si trattasse anche di un solo cittadino, lo spirito di chi agisce da decisore politico deve immedesimarsi in esso. E’ vero. L’alta velocità è uno strumento che farà bene a Firenze e su questo sono certo tutti i cittadini sono concordi. Ma l’alta velocità non è un bene. E’ uno strumento. Un bene collettivo è invece la serenità dei cittadini e il rispetto delle loro proprietà e della loro sicurezza. E’ questo il bene cui deve pensare l’intero consiglio comunale di Firenze. Non dimentichiamocelo!
E per non dimenticare, leggo alcune note estratte dalla copiosa documentazione che il Nodo Firenze della TAV porta con sé.
Leggo nelle dichiarazioni delle Ferrovie (studio di impatto ambientale del 1998) che “dall’analisi dei parametri si ottiene che il valore di rischio globale per la penetrazione urbana di Firenze risulta alto” ed anche che vi sono “potenzialità di cedimenti, subsidenze e sfornellamenti in aree sulle quali insistono abitazioni, costruzioni antiche e di pregio”. Questo l’hanno letto quei 7? E l’hanno letto tutti quelli che sono venuti dopo?
Leggo invece nel documento Arpat del 2003 che “il progetto presenta gravi carenze di valutazione degli impatti conseguenti alle opere ed alla fase di cantierizzazione necessaria alla loro realizzazione”. Sottolineando nuovamente la centralità della sicurezza dell’intera città non posso non rilevare con preoccupazione quelle righe che ci dicono che “il trasporto su gomma dei materiali potrebbe portare a congestioni aggravando la situazione attuale dell’inquinamento atmosferico già pesante per l’area fiorentina”.
Ma più di ogni altro, egregi politici e illustrissimi cittadini, leggo e memorizzo bene quello che mi dice la gente. Quello che lamentano i fiorentini. E non devo andare tanto indietro nel tempo. Leggo l’ultima informazione che mi è giunta relativamente alle abitazioni di Via Circondaria al numero civico 28 e 30. E’ la zona dove sono in corso i primi lavori. Trattasi di due edifici che neppure sono inseriti nella fatidica lista degli edifici a rischio. Ebbene, si sappia che quelle due case, che prima non presentavano alcuna crepa, adesso ne hanno viste affiorare alcune. Io, prima di votare e prima di pensare a qualsiasi azione sulla Tav, penso a loro. E siamo solo all’inizio di un progetto enorme che, ribadisco, forse è il caso di ripensare completamente. Difendendo la necessità del servizio di alta velocità per la città, ma ricercando un tragitto migliore, più economico, più sicuro e facilmente realizzabile ed ovviamente rendendolo noto a tutti con tempi brevi e non quando si son messi già gli artigli nel terreno.
Spesso sulle decisioni politiche si sente dire “ci dovevano pensare prima”. E’ stato così per la scuola crollata in Puglia perché mai messa a norma sismica, idem per i dissesti e gli smottamenti della costa messinese, e senza voler essere catastrofico (ma solo pungente) tempo addietro fu così pure per la diga del Vajont. Forse anche quei 7 nomi dimenticati dovevano pensare “prima”, ma fortunatamente oggi non è “dopo” e siamo ancora in tempo per fare la cosa più saggia di tutte: ripensare tutto il nodo Tav di Firenze”.
(fdr)