Cantieri Tav, De Zordo e Grassi: "Manca l'autorizzazione per più di metà delle terre di scavo"

"RFI ha confermato che il grosso dello scavo non ha ancora la Valutazione di Impatto per portarlo a Cavriglia"

Questo l’intervento dei consiglieri Tommaso Grassi (Spini per Firenze) e Ornella De Zordo (perUnaltracittà)
“La Valutazione di Impatto Ambientale manca non solo per la stazione Foster ma anche per il grosso delle terre di scavo dei cantieri dell’Alta Velocità, 1milione e 500mila di metri cubi di materiale, destinato al recupero ambientale dell’ex area mineraria Enel di Santa Barbara a Cavriglia. Lo ha confermato ieri RFI, durante il sopralluogo al cantiere della stazione Tav. Il progetto Enel per il conferimento della prima parte delle terre di scavo, 1.350.000 mc,è stato infatti autorizzato con VIA e relative prescrizioni dal Ministero dell’Ambiente lo scorso 29 luglio 2009, a 5 anni dalla richiesta dell’Enel. Per il grosso rimanente dello scavo di entrambi i cantieri, 1.500.000 mc, Enel ha presentato al Ministero una integrazione al progetto solo il 4 febbraio scorso. Non è un caso se il giorno dopo l'Osservatorio Ambientale ha dato il parere sul progetto Tav, diviso però in due fasi, rimandando ogni decisione per la seconda fase di scavo, alla conclusione della nuova procedura diVIA, che secondo RFI potrebbe arrivare entro due anni e mezzo, cioè entro la fine della prima fase di scavo.
E' per questo che per le due gallerie Tav è ora prevista una sola talpa (all'inizio erano due), per rallentare i lavori e allungare i tempi di scavo. Ma i tempi reali e le modalità per la concessione della seconda VIA e delle relative prescrizioni non sono prevedibili, anche perché con gli additivi usati nello scavo con la talpa non è certo che le terre siano tutte utilizzabili per progetti di ripristino ambientale. Intanto si parte con gli scavi veri della stazione e di Campo di Marte senza certezze sul conferimento delle terre a Santa Barbara, con la concreta possibilità di trovarsi con mezzo scavo fatto e di doversi fermare, forzando poi le decisioni in base alla sopravvenuta "emergenza". Questo non è certo il modo di realizzare le grandi opere, tutt'al più i grandi disastri”.
(fdr)