Lettere, Torselli (PdL): "Finalmente finisce l'era Pecchioli. Il nuovo preside difenda la libertà di espressione in facoltà"
“Con le elezioni di oggi per la carica di nuovo Preside della Facoltà di Lettere finisce finalmente l’era Pecchioli, un periodo in cui niente è stato fatto per tutelare il diritto di tutti gli studenti ad esprimere le proprie idee e le proprie convinzioni politiche all'interno della Facoltà. Ai due candidati in lista per la successione della Professoressa Pecchioli voglio rivolgere fin da oggi un appello accorato: fate tornare Lettere una facoltà ‘normale’, dove chiunque abbia il diritto di esprimere le proprie idee e dove il confronto tra studenti si svolga entro i canoni della democrazia e del rispetto reciproco, cosa che poche volte è avvenuta durante la gestione Pecchioli”. Questo quanto dichiarato dal Consigliere Comunale del PdL e Dirigente Nazionale della Giovane Italia, Francesco Torselli.
“Non esprimo alcuna preferenza tra i due candidati in lizza - spiega il consigliere del PdL - ma ad entrambi chiedo di riportare Lettere alla normalità evitando il ripetersi di tutti quegli episodi di violenza e di intolleranza che si sono verificati negli ultimi anni all'interno dei locali della Facoltà e che hanno visto coinvolti studenti di Azione Universitaria, il movimento degli studenti di centrodestra. Con la Professoressa Pecchioli niente di personale, ma non posso dimenticare le decine di appelli rivolti da me, ma anche dall'assessore all'Università del Comune di Firenze, ad un incontro con il personale della facoltà per analizzare il susseguirsi di fatti gravi accaduti all'interno della Facoltà e che hanno visto coinvolti studenti di centrodestra, appelli tutti ignorati, snobbati e disattesi dalla stessa Preside”.
“Al futuro Preside auguro un sentito ‘in bocca al lupo’ - conclude Torselli - per il lavoro che lo attenderà: far tornare Lettere ad essere una vera facoltà universitaria e non un bivacco di vagabondi e tossici, ma soprattutto un luogo di formazione e di confronto tra studenti ai quali devono essere riconosciuti pari doveri e pari diritti e dignità”. (fdr)