Valdo Spini a Lucca per il centenario della nascita di Carlo Ludovico Ragghianti
Questo il testo dell'intervento che Spini terrà oggi alle 14,30:
"E’ un grande onore ricordare qui a Lucca, Carlo Ludovico Ragghianti e presiedere la tavola rotonda dedicata alla sua figura di uomo politico. Ringrazio di questo onore la Fondazione Ragghianti e gli altri enti promotori.
Carlo Ludovico Ragghianti è un uomo entrato nella leggenda nell’agosto 1944 quando attraversò il corridoio vasariano, sulle rovine minate intorno al Ponte Vecchio e si presentò agli Alleati a nome della Resistenza Italiana, annunciando la volontà del Ctln di procedere all’insurrezione nella Firenze di qua d’Arno ancora occupata. Una grande pagina della nostra storia nazionale.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo fin da ragazzo e di essere amico dei suoi figli Francesco, Rosetta e Giacomo, quest’ultimo in particolare mio compagno di classe, che tutti saluto con affetto insieme alla allora piccola Anna. La figura energica di Ragghianti, al tempo stesso brusca e cordiale, mi è quindi rimasta subito impressa in modo indelebile negli incontri che caratterizzarono la mia milizia politica di adolescente.
Mi limiterò però, per non tediare l’uditorio, ad un solo ricordo: novembre 1966, avevo venti anni, siamo nei terribili giorni dell’alluvione di Firenze. Si correva in qua e in là, cercando di tener dietro alle varie esigenze, pubbliche e familiari, che l’alluvione drammaticamente poneva. Anche la federazione fiorentina del Psi in via de Servi era stata alluvionata e si era rifugiata in una sede provvisoria al circolo “La Saletta” di piazza delle Cure, dove aveva sede la sezione “Gustavo Console”. Lì, in una atmosfera di emergenza, si riunirono una mattina intorno a Ragghianti, Giovanni Pieraccini,allora Ministro dei Lavori Pubblici, Tristano Codignola deputato e responsabile nazionale scuola del Psi, insieme agli altri amministratori e dirigenti politici socialisti. Locali. Carlo Ludovico Ragghianti, che operava allora alla Strozzina,in pieno centro alluvionato, pose con grande lucidità ed energia i problemi dei beni culturali fiorentini, le esigenze per il loro recupero e per il loro restauro, costituendo una sorta di gruppo d’azione per affrontare le terribili ferite al patrimonio artistico di Firenze che avevano commosso tutto il mondo. Era al tempo stesso conscio della gravità del danno subito ma inflessibile nell’agire senza perdersi d’animo e di speranza. Pensai che così doveva essersi comportato quando, vent’anni prima, si era insediato nella prefettura di Firenze alla testa del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale nell’Agosto 1944 in una città dove i ponti erano saltati, mancava l’acqua e la possibilità di rispondere ad elementari esigenze della popolazione..
Potremmo definire Carlo Ludovico Ragghianti, un grande uomo di cultura che è stato uno dei leaders della Resistenza Italiana , come l’Andrè Malraux italiano, e così lo ha definito Mariella Zoppi nel suo libro . Malraux , lo dico ai giovani presenti, era un grande scrittore e uomo di cultura francese che aveva combattuto il franchismo e il nazismo, aveva attivamente operato nella Resistenza francese, che proveniva dalla sinistra ma aveva stabilito un rapporto tutto speciale con il generale De Gaulle.
La differenza è che Malraux trovò, appunto, in Charles De Gaulle l’uomo politico che gli permise di dispiegare la sua linea di politica culturale. Fu brevemente ministro (novembre 1945-gennaio 1946) nel suo primo governo. Ma, al suo ritorno al potere,nel 1958, il generale lo nominò ministro della cultura, carica in cui rimase ininterrottamente fino al 1969, cioè per più di un decennio.
Il De Gaulle di Ragghianti fu, in un certo senso, Ferruccio Parri, il capo della Resistenza al Nord, il primo presidente del Consiglio dell’Italia liberata, il riferimento politico dello storico dell’arte lucchese. Ferruccio Parri ebbe però diversa sorte da quella di De Gaulle: poté nominare Ragghianti sottosegretario alla Pubblica Istruzione , con delega per le “Belle Arti e per lo spettacolo”nel suo breve governo (21 giugno- 10 dicembre 1945). Dopo quell’esperienza, al potere Ferruccio Parri non ci tornò più e Ragghianti, pur esercitando un grande potere di fatto nella cultura politica italiana, cariche pubbliche di rilievo non le doveva più assumere.
Carlo Ludovico Ragghianti rappresenta quindi uno di quegli intellettuali che la Resistenza proietta a ruoli di grande responsabilità e che, passata l’emergenza, tornano alla società civile
Quanti di questi intellettuali hanno militato nel Partito d’Azione! E Carlo Ludovico Ragghianti è stato un azionista particolarmente coerente e coraggioso. Subito antifascista fin da ragazzo: pare che perfino gli squadristi incaricati di dargli “una lezione” rimanessero impressionati dal picchiare quello che a sedici anni si presentava come poco più di un ragazzino. Liberalsocialista alla Normale di Pisa con Guido Calogero e il suo grande amico Aldo Capitini., fu un antifascista intransigente. Fu tra i fondatori del Partito d’Azione . Arrestato e imprigionato nel 1942 e 43 si salvò dal tribunale speciale per la caduta del fascismo il 25 luglio 1943. Fu subito tra i suoi dirigenti nelle leggendaria Resistenza a Firenze, in cui operò con grande coraggio e sprezzo del pericolo. Come presidente del Ctln, non solo attraversò il corridoio vasariano e le rovine minate del Ponte Vecchio, si presentò agli Alleati, che si erano attestati sulla sponda meridionale dell’Arno per manifestare l’intenzione dei partigiani per procedere all’insurrezione e liberare la città ancora occupata dai nazifascisti. Ma è interessante la sua opera a liberazione avvenuta. Presidente del Ctln, si ispira, per promuovere la ricostruzione della città , della sua provincia e della sua regione, ancora una volta alle correnti democratiche italiane. Vorrebbe trasportare a Firenze l’esperienza dell’Ente per la Ricostruzione delle Venezie, che su iniziativa di Silvio Trentin (il padre di Bruno)così bene operò per accelerare la ricostruzione delle Tre Venezie dopo la prima guerra mondiale.
Il Ctln fu veramente un grande momento di collaborazione democratica tra tutti i partiti che lo componevano.
Ma il momento magico della Resistenza e della Liberazione doveva avere per Ragghianti, dal punto di vista politico, una breve durata.
Al primo congresso del Partito d’Azione, nel febbraio del 1946 si schiera con Parri e con La Malfa, contro la maggioranza che vuole affermare il carattere socialista del partito. Parri e La Malfa escono dal Pda e danno vita alla Concentrazione Repubblicana . Ragghianti è con loro, ma poi si ritira dalla militanza politica attiva. E’ uno dei tanti italiani di rilievo che vede morire con il Partito d’Azione il proprio partito.
Quando il Psi imbraccia la strada dell’autonomia, e dà vita al centro-sinistra, negli anni sessanta Carlo Ludovico Ragghianti si iscrive al Psi con impegno e con entusiasmo. Ricordo l’anno, 1962 in cui Carlo Ludovico Ragghianti e Giorgio Bassani, entrambi socialisti, vinsero il Premio Viareggio, l’uno con Mondrian e l‘arte del XX secolo, l’altro con Il giardino dei Finzi Contini e la celebrazione dell’avvenimento che venne compiuta dall’Avanti! diretto da Giovanni Pieraccini. Forse, il 1962, l’anno più bello della vita di quel partito.
Ma , come si diceva, Ragghianti ormai opera in altro modo, presiede l’Adesspi (Associazione per la Difesa e lo Sviluppo della Scuola Pubblica Italiana) difende la scuola e la cultura ma non occupa più posti di alta responsabilità politica. Lascia alla mia città Firenze, un’impronta indimenticabile nel tentativo di aprirla anche all’arte contemporanea e alla grande architettura contemporanea. Ma non è il tema di questa tavola rotonda. Voglio solo dire che faremo, come Fondazione Circolo Rosselli, un’iniziativa per ricordarlo anche nella città in cui risiedeva e in cui è venuto a mancare.
Negli ultimi tempi a Ragghianti dedicò molta attenzione, un anziano statista democristiano, pure lui toscano, Amintore Fanfani, di cui sono noti gli interessi artistici. L’evolversi delle vicende politiche volle che alla sua morte, il 3 agosto 1987 , Fanfani fosse Ministro dell’Interno e chi vi parla il suo sottosegretario. Fanfani, gentilmente , volle che venissi con lui sull’aereo di stato che ci portò a Firenze, poi alla sua casa e poi ai suoi funerali, dove prendemmo ambedue la parola il 4 agosto del 1987.
Permettetemi una considerazione personale E’ proprio guardando alla biografia di Carlo Ludovico Ragghianti, alla sua avventura politica, culturale e civile, che si può concludere con la riaffermazione dell’orgoglio di riconoscersi, come a tanti anni di distanza, vogliamo fare, nella tradizione del Partito d’Azione, o meglio, in quel particolare socialismo del Partito d’Azione che è particolarmente vivo ed attuale nell’Italia di oggi".