Strage di via dei Georgofili, in Palazzo Vecchio commemorate le vittime dell'attentato con i bambini delle scuole

All'iniziativa, promosso e organizzato da assessorato all'educazione e commissione pace, presenti il procuratore Quattrocchi, il prefetto Padoin e la presidente Chelli

«Sia detta per te, Firenze/ questa nuda implorazione./Si levi sui tuoi morti,/sulle tue molte macerie/sui tuoi molti/visibili e invisibili tesori/lesi nella materia/offesi nell’essenza/sulle tue umili miserie/ferma, questa preghiera». Il dolore, la rabbia e l’impegno di Firenze hanno preso corpo, questa mattina nel Salone dei Duecento, nei versi che Mario Luzi scrisse pochi giorni dopo l’attentato di via dei Georgofili, quando, il 27 maggio del 1993 l’esplosione di un Fiat Fiorino imbottito di 250 chili di esplosivo ad alto potenziale uccise cinque persone, ne ferì altre 41 e causò gravi danni alla Galleria degli Uffizi.
A 18 anni dall’esplosione, Firenze non ha dimenticato. E i giovani delle scuole (Carducci Machiavelli e Necioni) sono stati i protagonisti dell’evento, promosso e organizzato dall’assessorato all’educazione e dalla commissione pace.
Erano presenti, tra gli altri, l’assessore all’educazione Rosa Maria Di Giorgi, il vicepresidente del consiglio comunale Salvatore Scino, la presidente della commissione pace Susanna Agostini, i consiglieri Valdo Spini, Francesco Bonifazi, Mario Tenerani, Francesca Chiavacci, Alberto Locchi, Bianca Maria Giocoli, Eros Cruccolini, Maria Federica Giuliani e Stefano Di Puccio, il presidente della commissione cultura Leonardo Bieber, la presidente dell’associazione familiari vittime della strage Giovanna Maggiani Chelli, il procuratore Giuseppe Quattrocchi, il prefetto di Firenze Paolo Padoin e l’avvocato Danilo Ammannato, legale di parte civile del Comune di Firenze nei processi per le stragi del ’93-94.
L’iniziativa si è aperta con la poesia ‘Tramonto’ di Nadia Nencioni, 9 anni, uccisa insieme alla sorellina Caterina, alla madre Angela, al papà Fabrizio e allo studente Dario Capolicchio. Subito dopo nell’aula che ospita le sedute del consiglio comunale Riccardo Biffoli ha letto i versi di Luzi.
A 18 anni di distanza le oscure ragioni di quella strategia terroristica, che oltre Firenze colpì Roma e Milano, sono state quasi del tutto individuate: gli uomini che azionarono le autobombe in nome e per conto di Cosa Nostra, e chissà per quali altri mandanti, volevano costringere lo Stato a far marcia indietro sul “carcere duro” per i boss mafiosi e sulla legge sui pentiti.
Per risolvere il rompicapo degli attentati hanno lavorato in molti. Le forze dell’ordine (direzione investigativa antimafia, servizio centrale operativo della polizia di stato e raggruppamento operativo speciale dei carabinieri) e la procura di Firenze. E i risultati sono alla fine arrivati, frutto di un lavoro in équipe che non s’era mai fatto in Italia. Adeguato ad una strategia d’aggressione allo Stato che non ha avuto eguali nella storia della prima repubblica. Il processo principale per le stragi del ’93-‘94 si è concluso, definitivamente, il 6 maggio del 2002 quando la corte di cassazione ha confermato il verdetto della corte d’assise d’appello di Firenze.
«18 anni fa – hanno sottolineato l’assessore Di Giorgi e la presidente Agostini – le istituzioni e i cittadini seppero reagire prontamente, a ‘colpi di democrazia’, usando gli strumenti del diritto e della democrazia, e riuscirono a contrastare il disegno di chi voleva seminare sfiducia e disorientamento nel Paese e costringere lo Stato a venire a patti con la mafia».
«Oggi siamo qui – hanno aggiunto – per riaffermare che non dimentichiamo e non abbiamo abbassato la guardia. Da una parte il Comune è parte civile nell’ultimo processo agli esecutori di quella stagione di terrore perché vogliamo sia fatta piena luce su quella stagione di lutti. Dall’altra lavoriamo soprattutto con i più giovani, per mantenere viva la memoria di una stagione non proprio remota, durante la quale il terrorismo mafioso ha cercato di mettere in crisi la nostra democrazia, colpendo alla cieca tra cittadini sconosciuti ora mirando contro gli uomini più rappresentativi delle istituzioni giudiziarie e delle forze dell’ordine».
«Li educhiamo – hanno concluso Rosa Maria Di Giorgi e Susanna Agostini – a ingaggiare giorno dopo giorno la battaglia a favore della legalità». (fn)

 

SIA DETTO
di Mario Luzi

 

«Sia detta per te, Firenze,
questa nuda implorazione.
Si levi sui tuoi morti,
sulle tue molte macerie,
sui tuoi molti
visibili e invisibili tesori
lesi nella materia,
offesi nell’essenza,
sulle tue umili miserie
ferma, questa preghiera.
I santi della tua storia
e gli altri, tutti,
della innumerabile corona
la portino in alto,
le soffino spirito e potenza,
ne cingano d’assedio
le stelle, i cieli,
le superne stanze:
«giustizia non ti negare
al desiderio degli uomini,
scendi in campo, abbi la tua vittoria!»
Sia detta a te, Firenze,
questa amara devozione:
città colpita al cuore,
straziata, non uccisa;
unanime nell’ira,
siilo nella preghiera.
Vollero accecarti, essi,
della luce che promani,
illumina tu, allora,
col fulgore della collera
e col fuoco della pena
loro, i tuoi bui carnefici,
perforali nella tenebra
della loro intelligenza, scavali
nel macigno del loro nero cuore.
Sii, tra grazia e sofferenza,
grande ancora una volta,
sii splendida, dura
eppure sacrificale.
Ti soccorra la tua pietà antica,
ti sorregga una fierezza nuova.
Sii prudente, sii audace.
Pace, pace, pace».

 

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