150/o Unità d'Italia, l'intervento del capogruppo Bonifazi (Pd)
Questo l'intervento del capogruppo Francesco Bonifazi (Pd) tenuto oggi durante il consiglio comunale straordinario sull'Unità d'Italia:
"Firenze, con questa seduta solenne del Consiglio Comunale e con le tante iniziative programmate nella città e all’estero, si appresta a celebrare con grande passione e con la forza della sua cultura il 150° dell’Unità del nostro Paese.
Lo facciamo anche con apprensione per la tragedia che investe il Giappone ed esprimendo la nostra vicinanza, la nostra gratitudine e la nostra solidarietà a tutto il Maggio Fiorentino che ci auguriamo di avere di nuovo presto in città; sorpreso proprio durante la tournee organizzata nell’ambito dei 150 anni dell’Unità.
Anche in questo momento non possiamo ignorare che la scelta, fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di celebrare e festeggiare questo 150°, è stata accompagnata da troppe incertezze, polemiche, anche antistoriche, visioni talvolta ristrette e meschine, che hanno tentato di ridimensionare la portata storica e politica dell’Unità d’Italia.
A preoccuparci non c’è tanto la rilettura, talvolta necessaria, delle varie sfaccettature della storia che ha portato allo Stato unitario.
Da un punto di vista storico, questa esigenza è sempre presente e -per tanto tempo- le migliori menti del nostro paese si sono interrogate e hanno studiato il nostro formarsi in Stato e in italiani, spesso con letture contrastanti e perfino opposte.
Ma sempre con grande tensione morale e voglia di scommettere sul futuro. Magari in lotta per futuri diversi, ma almeno con visioni per l’avvenire, non prigionieri nelle paludi della quotidianità.
Il problema è altro, e consiste nel fatto che mentre fino ad oggi, tra mille difficoltà, la tensione complessiva delle varie culture politiche, delle istituzioni, della società, è stata fortemente caratterizzata dall’impegno a superare le fratture che hanno diviso questo Paese oggi abbiamo di fronte una realtà culturale e politica che pare invece orientata a dividere, ad escludere, a creare continue nuove divisioni, spesso nutrite da paure, rancori, egoismi.
Più che gli aspetti folkroristici dei nuovi riti padani, deve preoccupare la crescita delle disuguaglianze, i giovani dalle vite precarie dentro e fuori il mondo del lavoro, l’impoverimento della cultura e di tutte le istituzioni, a cominciare dalla scuola, che hanno reso nella storia il nostro Paese più forte e moderno e gli italiani più uniti.
Minare queste basi, scegliere la deriva della divisione e dell’esclusione, significa non solo mettere in pericolo l’unità di uno Stato, tradire i valori costituzionali, ma negare la possibilità di un futuro migliore per gli uomini e le donne del nostro Paese.
Questo 150° ha quindi un significato ed un valore fortemente simbolico e politico. Abbiamo bisogno di riscoprire e rendere visibile una sfera pubblica, una casa comune per tutti gli italiani.
Non si finirà con la giornata di domani.
Deve costituire un’occasione per ripensare seriamente noi stessi, le nostre priorità, le nostre culture. Per ricostruire una moderna e condivisa speranza per tutti i cittadini.
Una comunità nazionale ha bisogno di riti, di simboli, di feste.
Ma ha ugualmente bisogno di condividere alcuni valori fondamentali, scritti nella nostra Costituzione, e di sviluppare culture adeguate alle sfide del presente.
Credo che la Toscana e Firenze, in particolare, possa giocare un ruolo importante in questa direzione, guardando alla sua ricca e straordinaria storia e alla civile tradizione del suo presente".
(lb)