Acqua bene comune, De Zordo e Grassi: "Un milione di firme da tutta Europa, la prossima sfida che parte da Marsiglia"
“"Raccoglieremo un milione di firme in tutta Europa per fermare la privatizzazione dell'acqua e proporre un’iniziativa legislativa alla Commissione Europea. Lo faremo in comune accordo con le reti, i movimenti, le associazioni impegnate sull'acqua bene comune grazie alla possibilità di utilizzare l’Iniziativa dei cittadini Europei, ovvero lo strumento di democrazia diretta recentemente introdotto dal trattato di Lisbona" [info http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/welcome?lg=it]. Lo ha detto il Forum Alternativo Mondiale dell'Acqua citato da De Zordo e Grassi durante il consiglio comunale che si è tenuto oggi a Palazzo Vecchio.
A nove anni dalla prima edizione del Forum che ebbe luogo a Firenze mai come oggi le distanze tra movimenti per l'acqua bene comune e le istituzioni italiane, nazionali e locali, sono lontane. A nove mesi dal referendum che ha fermato le mire speculative dei privati sull'acqua ancora niente è stato fatto per dare seguito ad una volontà popolare schiacciante.
Niente ha fatto il Comune di Firenze, Publiacqua spa è sempre più un fortino a difesa degli interessi dei soci privati, nel silenzio assordante della giunta comunale. Poco ha fatto il Governo, dopo aver tentato di privatizzare tutto il possibile nel decreto Salva Italia. Il ministro Clini, sollecitato dal Forum dei movimenti, ha però scritto, inascoltato, alle Regioni di attuare il referendum, aggiungendo che "la tutela e la gestione efficiente delle acque richiedono investimenti e manutenzioni impegnativi, a patto che non generino vantaggi speculativi e rendite finanziarie per i gestori dei servizi".
Niente ha fatto la Regione Toscana, che, al di là di qualche dichiarazione di plauso a Clini vede immobile l'assessorato all'ambiente guidato da Anna Rita Bramerini su un tema delicato come quello delle tariffe. Addirittura il presidente Enrico Rossi ha incontrato venerdì scorso l'ambasciatore dello Stato di Israele per attuare un programma di scambio sul "grande tema dell’acqua e della razionalizzazione dei suoi usi, per fronteggiare i cambiamenti climatici e gli effetti di desertificazione", senza accorgersi che proprio in questi giorni il deserto nella Striscia di Gaza lo stanno facendo i caccia israeliani che con i loro attacchi hanno ucciso fin'ora ben 25 palestinesi.
Male hanno fatto i Comuni dell'Ato2 ignorando i risultati referendari confermando la remunerazione del capitale investito e prolungando la gestione ai privati. Colpisce inoltre il continuo "marketing verde" portato avanti dalle aziende per consolidare una gestione privatistica a cui ben oltre 25 milioni di italiani hanno detto di no nel giugno scorso. Primo su tutti l'uso strumentale dei "fontanelli" (che hanno un costo per la collettività di circa 40.000 euro oltre ai consumi) ma anche, è solo l'ultimo esempio tra tanti, Confservizi Cispel Toscana, Acque spa, Publiacqua spa giovedì ci racconteranno di nuovo quanto è buona la "loro" acqua del rubinetto, e ci mancherebbe altro fosse cattiva.
In questo quadro il Comune di Roma vende infine il 21% delle quote di Acea, proprietaria di Publiacqua, aumentando così il peso dei privati sull'acquedotto fiorentino.
A Marsiglia intanto si è dato voce a chi la politica la intende fare con passione al servizio del bene comune. I tanti attivisti, le reti e i movimenti in difesa dell'acqua bene comune hanno terminato Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua con la volontà di arrestare la privatizzazione e la finanziarizzazione dell’acqua e ottenere il pieno riconoscimento dell’acqua come diritto. Quattro i punti fondamentali: 1) l’acqua non è una merce ma un diritto universale e un bene comune; 2) il superamento del full cost recovery come principio guida del finanziamento del servizio idrico; 3) garantire a tutti l’accesso al quantitativo minimo vitale d’acqua; 4) la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori alla gestione del servizio”.
(fdr)