Battaglia di Anghiari, gruppo PdL: "Dai laboratori privati Renzi passi ad un comitato scientifico"
"Di fronte alla ricerca della Battaglia di Anghiari abbiamo avuto da sempre un atteggiamento laico: non siamo contrari, né favorevoli. Vogliamo solo sapere la verità e vigilare sul confine che separa una legittima operazione culturale da una colossale manovra di marketing. Con questa serenità d’animo siamo andati oggi ad assistere alla conferenza stampa-show del sindaco Renzi nel Salone dei 500 e siamo tornati in Consiglio non privi di dubbi" E' quanto sostiene il gruppo del PdL di Palazzo Vecchio . "Siamo felici che l’ottimo professor Seracini abbia fatto qualche sensibile passo in avanti, trovando un’intercapedine di 3-4 centimetri all’interno della quale sono stati rinvenuti frammenti di materiale rosso e soprattutto un campione di colore nero che è analogo ai pigmenti neri delle velature della Gioconda. Indizi, come ha opportunamente sottolineato il dottor Marco Ciatti, Sovrintendente dell’Opificio delle Pietre dure, e non prove, come si è affannato a spiegare il sindaco Renzi. Quello che non riusciamo a capire o forse riusciamo a capire troppo bene, è perché il sindaco abbia deciso di affidarsi ad un laboratorio privato di analisi per valutare il prodotto della ricerca endoscopica e non ad un organismo pubblico, e dire che a Firenze e in Toscana le eccellenze non mancano. Non solo, l’Opificio si è visto recapitare solo giovedì scorso i risultati ottenuti e così non c’è stato il tempo necessario per esperire le controanalisi, visto che Renzi aveva già convocato per lunedì 12 marzo la sua conferenza stampa “urbi et orbi”. Delle due l’una: Renzi ha fatto ritardare l’invio del materiale all’Opificio per evitare sgradite sorprese oppure da parte sua c’è stata un’imperdonabile negligenza. Pensiamo che quando ci avvicina ad un’operazione del genere, sia necessario affidarsi ad un consesso scientifico autorevole e soprattutto terzo. Ciò che manca in questa storia è la terzietà: il sindaco fa un uso privatistico di una questione pubblica. Scienza significa studio, verifica e dibattito. Qui manca la discussione, è latitante il confronto. Facciamo un esempio: è come se nella casa di Renzi si procedesse ad un esperimento sulla velocità della luce e dopo si commentassero i risultati. Crediamo che sia arrivato il momento di cambiare metodi, proprio per non compromettere un’operazione culturale e rendere più trasparente possibile una vicenda che assume sempre più contorni ambigui. Il sindaco faccia qualcosa per convincerci che non siamo dentro ad una bolla di marketing puro, ma che al contrario c’è una sete scientifica vera. Si affidi ad un comitato, non lasci fuori dalla porta l’Opificio delle Pietre dure e tutti gli altri soggetti in grado di fornire pareri autorevoli, certi e indipendenti. Senza lacci e laccioli. Il sindaco dimostri che lui non usa la cultura come una clava mediatica per farsi strada, a colpi di mazzate, sul percorso dell’ambizione personale e della massima visibilità, lasciando nello specchietto retrovisore Firenze e i suoi problemi" (lb)