Firenze celebra il centenario della nascita di Fosco Maraini
E’ stato l’orientalista italiano più famoso nel mondo. Ha lasciato un archivio migliaia di fotografie di valore inestimabile. A cento anni dalla sua nascita Fosco Maraini verrà ricordato con iniziative in tutta Italia legate da un unico titolo ‘1912-2012 Fosco Maraini – Ponti fra culture’. Da Trento a Palermo, una lunga serie di istituzioni e associazioni gli dedicherà convegni, mostre fotografiche, rappresentazioni teatrali, concerti, mostre di arte e cultura orientale, conferenze, pubblicazioni.
Il primo appuntamento è per le 17 di lunedì prossimo, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, con l’apertura delle iniziative promosse per il centenario dal Gabinetto Vieusseux che di Maraini conserva la sua vasta biblioteca orientale, il suo imponente archivio fotografico e il suo archivio personale.
Interverranno, coordinati da Dacia Maraini, i professori Franco Cardini e Franco Marcoaldi. Mercoledì 14 marzo , nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi e nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi si svolgerà il convegno ‘Tibet fra mito e realtà’.
Gli eventi, che proseguiranno per tutto il 2012, serviranno a esaminare l’universalità di interessi che caratterizzano la vita e l’opera di Maraini: dall’antropologia alla montagna, dalle religioni al viaggio, dall’Asia Orientale e Centrale al Meridione d’Italia, dalla fotografia alla scrittura.
«La celebrazione del centenario di Fosco Maraini è momento fondamentale per l’interpretazione della cultura che nasce nel nostro territorio e poi si irradia in tutto il mondo – ha sottolineato l’assessore all’università e alle politiche giovanili Cristina Giachi presentando il calendario delle iniziative insieme a Gloria Manghetti, direttore del Vieusseux, il professor Franco Cardini e l’amministratore delegato di Alinari24Ore Antonio Scuderi – e che questa amministrazione vuole mettere al centro della sua proposta culturale per Firenze. Non a caso questo programma di iniziative si inserisce, per il Comune, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Amerigo Vespucci. Con queste due ricorrenze così importanti vorremmo rinnovare e attualizzare uno spirito, quello di chi è andato incontro alla novità e alla differenza con uno spirito capace veramente di leggere la diversità».
«Il quadro che emergerà nel corso dell’anno – ha rilevato Gloria Manghetti - potrà far conoscere al pubblico un uomo e autore non conosciuto quanto merita, per come ha saputo vivere pienamente ed esprimere con tutti i talenti di cui disponeva la sua visione della condizione umana nell’universo e sui rapporti tra culture, orientandoci con spirito, leggerezza e sapienza verso prospettive di scoperta e di profonda comprensione».
Il programma complessivo delle iniziative promosse in seguito per il 2012 dal Gabinetto Vieusseux e da tutti i soggetti che hanno voluto, più che rendere un omaggio puramente celebrativo, evidenziare il valore della sua visione della condizione umana e della necessità di andare oltre i “muri di idee” che dividono le diverse culture, verrà pubblicizzato dal Gabinetto Vieusseux sotto il titolo “1912-2012 Fosco Maraini – Ponti fra culture” (per informazioni: manifestazioni@vieusseux.it).
Nella sua attività per il centenario il Gabinetto Vieusseux ha lavorato con le Eredi Maraini e con un Comitato scientifico composto da Giorgio Amitrano, Ester Bianchi, Maurizio Bossi, Adriana Boscaro, Gian Carlo Calza, Francesco Paolo Campione, Erberto Lo Bue, Franco Marcoaldi, Ikuko Sagiyama, Annibale Salsa.
Le iniziative promosse direttamente dal Gabinetto Vieusseux per il 2012 hanno la collaborazione del Comune e della Provincia di Firenze e del consiglio regionale della Toscana. (fn)
Schede a cura del Gabinetto G.P. Vieusseux:
Brevi cenni biografici su Fosco Maraini:
Fosco Maraini nasce a Firenze il 15 novembre 1912 da Antonio, scultore di fama che sarà molto in auge nel periodo fascista, e da Yoi Crosse, di padre inglese e madre polacca, scrittrice. Cresce quindi in un ambiente cosmopolita e intellettualmente vivace, ma anche in stretto contatto con il mondo contadino del podere affiancato alla villa padronale, situazione che già di per sé lo introduce, come lui stesso dirà, all’incontro tra culture. L’interesse per i viaggi gli nasce, come racconterà lui stesso, dall’innamoramento infantile per gli atlanti e per un grosso volume sul Tibet presenti nella biblioteca di famiglia. Tra le mete dei suoi principali viaggi e soggiorni ricordiamo il Tibet (al seguito di Giuseppe Tucci) nel 1937 e nel 1948, il Giappone dal 1938 al 1946, poi 1954-1956, 1963-1964, e ancora a più riprese fino agli anni Novanta le spedizioni alpinistiche in Asia Centrale nel 1958 (Gasherbrum IV, 7980 m) e nel 1959 (picco Saragrahar, 7349 m). Viaggi da cui sono nate opere di grande respiro e spessore tradotte in tutto il mondo: Segreto Tibet (1951) caratterizzato secondo le parole di Maraini dal suo entusiasmo per la scoperta di nuove realtà; Ore giapponesi (1957) nel quale ritiene di aver raggiunto, più adulto e in un soggiorno più lungo, uno stato di conoscenza e comprensione di una civiltà diversa; Paropàmiso (1963), forse il più denso di riflessioni sulla sua visione dell’umanità e dell’universo.
Fosco Maraini è morto a Firenze l’8 giugno 2004. Oggi la sua Biblioteca Orientale, il suo Archivio Fotografico e il suo archivio personale sono conservati presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze. Una cospicua scelta dei suoi scritti, corredata da un’esclusiva e ragionata cronologia biografica e da una completa bibliografia di e su Maraini è ora disponibile in F. Maraini, Pellegrino in Asia. Opere scelte, a cura e con un saggio introduttivo di F. Marcoaldi, postfazione e bibliografia di F.P. Campione, “I Meridiani”, Milano, Arnoldo Mondadori editore 2007.
Il viaggio in Tibet del 1937:
La fama di viaggiatore di Fosco Maraini è strettamente legata al viaggio in Tibet del 1937, che a venticinque anni segnò il primo momento del suo incontro con l’Asia.
Durante il capodanno del 1937, Maraini era a Misurina, sulle Dolomiti. Un giorno, liberando gli scarponi da sci dai giornali in cui li aveva avvolti, lesse un trafiletto che annunciava la prossima partenza per il Tibet di Giuseppe Tucci, eminente orientalista, e decise di scrivergli, proponendosi come fotografo. Per una casualità, la domanda fu accettata: il fotografo che di solito accompagnava Tucci non era disponibile e lo studioso non voleva tornare in Italia senza documentazione.
La spedizione durò circa sei mesi, dalla fine di maggio al novembre 1937. Partirono in nave da Napoli, passando da Suez e sbarcando a Bombay. Insieme a Tucci e Maraini c’erano Pietro Francesco Mele, un altro fotografo, e Regolo Moise, ufficiale medico della Marina. La spedizione risalì l’India fino alle pendici dell’Himalaya, giunse in Sikkim, allora principato indipendente, e da lì si diresse verso il Natu-La (4310 m), il passo che apriva agli altopiani del Tibet meridionale, lungo una mulattiera su cui occorreva muoversi a piedi, con i bagagli a dorso di yak.
Oltre il Natu-La, attraverso paesaggi di incontaminata bellezza, la spedizione scese verso Gyantse, dove Maraini venne impegnato da Tucci nel lavoro per cui era partito: fotografare le testimonianze dell’arte tibetana. Tucci chiese quindi l’autorizzazione per proseguire verso Lhasa, ma allora la città era proibita agli stranieri, ed egli riuscì a ottenere il lasciapassare soltanto per sé. Nell’attesa del ritorno di Tucci, Maraini ebbe così il tempo di confrontarsi con il paesaggio umano e naturale del Tibet, viaggiando liberamente per la regione di Gyantse.
Dalla riflessione su quelle straordinarie esperienze, dopo molti anni e un secondo viaggio (1948), sarebbe poi nato Segreto Tibet (1951): un libro che guida i propri lettori attraverso un viaggio di scoperta nella storia di una terra e di un popolo molto diverso da quelli occidentali, ma anche segretamente affine ad essi. Sul tetto del mondo, Maraini si accorse infatti che «la cosa più bella del Tibet», come avrebbe poi scritto, era «la sua adorabile, disastrosa, irrefrenabile umanità».
Biblioteca Orientale:
La storia della raccolta libraria da lui composta nel corso di tutta la vita è stata narrata dallo stesso Maraini con il titolo Meta : un Vieusseux-Asia, in Firenze, il Giappone e l’Asia Orientale, a cura di Adriana Boscaro e Maurizio Bossi (Olschki 2001). La sua Biblioteca Orientale è stata acquisita dal Gabinetto Vieusseux nel 1997, assieme al suo Archivio Fotografico, perché come era forte dediderio di Maraini entrasse a far parte del patrimonio culturale di Firenze, dagli anni ’30 carente di strumenti di tale valore per la conoscenza dell’Asia Orientale. Secondo gli accordi, i volumi sono rimasti presso di lui fino alla sua morte, avvenuta nel 2004, e nell’autunno dello stesso anno sono stati trasferiti al Gabinetto Vieusseux, in Palazzo Strozzi, dove sono conservati presso il Centro Romantico in quella che oggi è denominata Sala Maraini.
Il fondo è costituito da oltre 8000 edizioni monografiche e 400 testate periodiche, delle quali sei in serie complete sin dalla loro apparizione, per un totale di circa 9500 volumi. Sono presenti 1 edizione del Seicento, 5 edizioni del Settecento, circa 89 dell’Ottocento e circa 7617 del Novecento. Separatamente sono state raccolte da Maraini numerose cartine geografiche e stradali che coprono una vasta area del territorio giapponese, che costituiscono un corpo separato rispetto al materiale catalogato.
È lo stesso Fosco Maraini a pensare i propri libri e riviste come fondo, e infatti già nel 1937 ne definisce nome e numerazione, che ritroviamo sul libro “The people of Tibet” di Charles Bell (1928), sul cui occhietto leggiamo “Orientalia 1”. Con il crescere della raccolta, Maraini idea e applica su buona parte di essi due diversi Ex Libris: un Buddha seduto a 4 braccia e un timbro costituito dal proprio nome in ideogrammi giapponesi. in alcuni volumi vengono utilizzati entrambi Nato come una raccolta bibliografica sulla civiltà orientale, il fondo raccoglie anche documentazione riguardante l’attività alpinistica di Maraini, i suoi viaggi in zone del mondo diverse dall’Oriente, la sua attività editoriale come scrittore, curatore e recensore.
Il Fondo si è chiuso con la morte di Maraini, ma sotto la denominazione Vieusseux-Asiala biblioteca orientale viene proseguita con monografie (nuove acquisizioni e doni), e riviste (sempre per acquisto e dono).
Il fondo è stato negli anni interamente catalogato ed è disponibile in rete sia come fondo speciale della Biblioteca del Gabinetto Vieusseux (Fondo Biblioteca Fosco Maraini http://opac.comune.firenze.it/easyweb/w0222/) sia tramite la ricerca per fondi sull’OPAC SDIAF (Fondo Biblioteca Fosco Maraini http://opac.comune.firenze.it/easyweb/w0222/).
Tra i Paesi interessati dalla biblioteca, al Giappone è dedicato circa il 60% dei volumi, al Tibet il 20%, alla Cina il 10%, a Corea, India, Nepal, Bhutan, Sikkhim, Thailandia complessivamente il 10%. Le pubblicazioni riguardano argomenti di ogni genere sulla civiltà di quei Paesi (dai classici ai fumetti, dall’arte alla cucina, dalla politica allo sport ecc.) e di qualunque tipo (libri d’arte, libri antichi, riviste distribuite sugli aerei o nei negozi, opuscoli, pieghevoli, materiali distribuiti ai congressi e loro atti, libri da recensire, estratti, fotocopie, cataloghi d’asta, inviti, ecc.).
Per quanto riguarda in particolare il Giappone, sono presenti materiali concernenti arte (giardini e “giardini di pietra” giapponesi, cerimonia del tè, netsuke, ukiyoe, armi bianche, sculture e pitture sacre...), architettura (con prevalenza di monografie sui templi giapponesi), la storia medioevale, moderna e contemporanea, documentazioni sulle diverse sette buddhiste e sullo shintoismo, alcuni volumi di collane di letteratura classica e singole monografie (sono ad esempio presenti l'edizione originale della traduzione del Genji monogatari ad opera di Arthur Waley, l'intero testo del Man'yôshû e numerosi altri classici) e materiale sulla letteratura in senso più ampio (narrativa, poesia, teatro classico), trattati di politica, economia e sulla società/cultura in generale, oltre ad alcuni studi bibliografici; sono poi presenti materiali su storia, arte e religione dell'area geografica cinese, tibetana, coreana, indiana e thailandese; di aree minori sono rintracciabili volumi di interesse principalmente turistico. Numerose sono le guide ed i cataloghi di musei nazionali ed internazionali, così come i resoconti di viaggiatori occidentali dell'ottocento/primi anni del novecento nell'estremo oriente. E' presente una sezione rari, contenente volumi selezionati da Maraini stesso: di questa si segnalano dizionari storici della terminologia bellica utilizzata in epoca Muromachi (pubblicati tra il 1722 e il 1727), una guida illustrata del tempio di Ise e dintorni (1797), il Kaigai jinbutsu shû (1854) - testo basato su un originale cinese con illustrazioni raffiguranti i popoli del mondo per come venivano visti/immaginati dai giapponesi nell'800 - il già citato The people of Tibet di Charles Bell, materiali di e su Giuseppe Tucci e sul Tibet, materiali sugli Ainu e sulla cerimonia Iyomande.
Letteratura nel complesso sembra essere l'area culturale di minor interesse per Maraini, a volerne tracciare un profilo tramite i materiali conservati: la società, la sua storia e le sue tradizioni culturali appaiono per lui più rilevanti. L’italiano è rappresentato solo dal 12% circa delle pubblicazioni, la lingua prevalente è l’inglese (circa il 40%), seguito dal giapponese (circa 14%) e dal francese (circa l’8%). Sono rappresentate numerose altre lingue, sia europee (ad es. tedesco, latino, spagnolo, portoghese, olandese, polacco, greco) sia extraeuropee (cinese, tibetano, turco).
Numerosi sono i volumi con tracce di lettura parziale, con segnalibri, appunti, sottolineature, ritagli di recensioni. Numerosi anche gli esemplari dedicati e quelli d’omaggio degli editori: in particolare molti sono i materiali a Maraini dedicati da Richard Storry (spesso semplicementi siglati “Dick” o “Dick Storry”), su invito del quale lavorò come ricercatore associato (fellow) presso il St. Antony’s College fra il 1959 e il 1964.
L 'attività di valorizzazione e di studio del fondo è svolta dal Centro Romantico per il quale il fondo rappresenta la base delle attività relative all'Asia Orientale. Il Centro Romantico favorisce la conoscenza del fondo presso gli studiosi di orientalistica; molti laureandi lo consultano per le proprie tesi.
Archivio fotografico:
L'Archivio fotografico è stato acquisito nel 1997 dal Gabinetto Vieusseux assieme alla Biblioteca Orientale, con la clausola che rimanessero nell'abitazione di Maraini fino alla sua morte, avvenuta l'8 giugno 2004.
L’archivio si compone di oltre 100.000 unità.
Le immagini sono pervenute al Gabinetto Vieusseux nell’ordinamento e nella sistemazione prevista originariamente dallo stesso Maraini ovvero:
- i negativi in b/n (ca. 33.000 unità), la maggior parte in formato 35 mm e 6x6 e su lastra (medio formato) conservati in buste di carta, recanti didascalie autografe, a loro volta raccolte per la maggior parte in scatole in cartone di varie dimensioni.
- e le diapositive (ca. 66.500) a colori conservate in cassettiere, raccoglitori in plastica e in cartelle di cartone, spesso recanti titoli originali ed indicazioni autografe.
Sono presenti inoltre ca. 500 stampe di vario formato.
L’archivio ci è pervenuto suddiviso in alcune sezioni geografiche e tematiche che rispecchiano gli studi e gli interessi di Maraini, nonché le aree geografiche da lui più visitate e studiate:
Paleo: ovvero le immagini giovanili dell’autore, che scopre infatti la fotografia assai precocemente nel clima culturale del futurismo fiorentino. Espone infatti per la prima volta a soli 18 anni alla Mostra Nazionale di Fotografia Futurista del 1930. Di quella esperienza, intrapresa anche per emulare il padre scultore, rimane una costante ricerca formale, che lo porterà in seguito ad aderire al gruppo fotografico “La Bussola”. Si tratta di immagini scattate per lo più in Italia tra il 1920 e il 1930, principalmente a Firenze o sulle montagne dell'Appennino tosco-emiliano. Molte di esse hanno per soggetto la natura ripresa anche nel dettaglio attraverso macrofotografie.
Tibet: immagini scattate durante le spedizioni in Tibet a seguito dell’orientalista Giuseppe Tucci nel 1937 e nel 1948.
Giappone: le immagini di questa sezione forniscono un'approfondita documentazione riguardante il Giappone dagli anni Trenta agli anni Ottanta.
Nostro Sud: raccoglie le immagini scattate in Italia Meridionale tra il 1946 e il 1953 durante gli anni trascorsi in Sicilia e nei numerosi viaggi compiuti assieme all'amico e giovane editore barese Diego De Donato in Campania, Calabria, Puglia e Basilicata. Secondo i progetti dell’editore barese, Nostro Sud avrebbe dovuto condensare in un solo libro fotografico un reportage vastissimo, che documentasse ogni angolo del Meridione d’Italia, ancora radicalmente contadino ma che i primi segni della ricostruzione postbellica avrebbero presto profondamente modificato.
Spedizioni alpinistiche in Asia Centrale: raccoglie le immagini scattate durante due importanti spedizioni alpinistiche a cui Maraini, come fotografo e appassionato scalatore, ha avuto il privilegio di partecipare. Quella organizzata dal Club Alpino Italiano al Gasherbrum IV (7980 m.) nel Karakorum e quella al Saraghrar Peak (7349 m.) nell’Hindu-Kush.
Asia minore e maggiore: raccoglie le immagini relative a Turchia, Israele, Pakistan, India, Nepal, Thai, Cambogia, Cina e Corea.
All’interno di queste sei principali suddivisioni l’autore ha segnalato talvolta una sua valutazione qualitativa che consiste in una sommaria suddivisione in "prime scelte" o immagini "alfa"; "seconde scelte" o "beta"; "doppi" e "scarti". Tale valutazione qualitativa, così come la suddivisone in sezione dell’archivio, è individuabile attraverso indicazioni autografe. La suddivisione in “prime scelte” e in “seconde scelte” è inoltre identificabile anche attraverso la tipologia di buste (bianche per le "prime scelte" e marroni per le "seconde scelte" o "scarti") e di raccoglitori, scatole o cassettiere (raccoglitori neri per le "prime scelte", cassettiere verdi per le "seconde scelte") .
I materiali fotografici sono stati conservati nella Sala Maraini in Palazzo Strozzi fino al dicembre 2011, quando sono stati trasferiti presso l'Archivio Contemporaneo "A. Bonsanti" in Palazzo Corsini Suarez. E’ stato mantenuto l’ordinamento e la sistemazione prevista originariamente dallo stesso Maraini (salvo per parte delle diapositive che sono state riordinate e trasferite in contenitori più idonei alla conservazione) e sono stati descritti unitariamente, con l'apposizione di un numero d'inventario, in un file di excell che elenca i dati di soggetto, luogo e data riportati direttamente da Maraini sullasingola immagine.
Tale inventario è accessibile per gli utenti in sala di consultazione presso l'Archivio Contemporaneo "A. Bonsanti".
Si tratta di un primo strumento di accesso all’archivio che adesso è in fase di completamento e approfondimento attraverso la catalogazione informatica su EasyCat in corso presso l'Archivio Contemporaneo "A. Bonsanti”.
La catalogazione è iniziata con le immagine relative a due gruppi molto significativi facenti parte della sezione Giappone: gli Ainu dell’Hokkaido degli anni 1939, 1971 e le Ama dell’isola di Hèkura e Mikurìa (1954), e la sezione Nostro Sud.
I diritti d’autore di tutto l'archivio fotografico sono gestiti in esclusiva da Alinari 24Ore in forza dell’accordo siglato da Fosco Maraini con la Fratelli Alinari IDEA. Oltre duemila scatti dell'autore, digitalizzati da Alinari 24Ore, sono già consultabili sul sito di Alinari www.alinariarchives.it ed è tutt'ora in corso la digitalizzazione.
Per accedere all'archivio fotografico è necessario dapprima verificare che le immagini oggetto di richiesta siano state digitalizzate e quindi rese visibili sul sito della Alinari 24ore www.alinariarchives.it, onde siano fruibili dall'utente; in caso contrario, previo contatto dell’utente con il Gabinetto Vieusseux, Alinari provvede a digitalizzare ed inserire nel suo sito le immagini richieste, rendendole disponibili per l'utente in tempi brevi. Per la riproduzione dei materiali a fini personali di studio o commerciali è necessario prendere contatto con Archivi Alinari - Alinari 24Ore, scrivendo a research@alinari24ore.it
Archivio di lavoro:
L’archivio di lavoro, consistente in corrispondenza, manoscritti, carte di lavoro, documentazioni personali, materiali iconografici e a stampa, è stato depositato dalle eredi presso l’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux (via Maggio, 42 - Firenze) nel giugno 2008, provvisto di un inventario di versamento, ed è stato oggetto di un primo lavoro di riordino che si è concluso con la redazione di un inventario sommario, sia per la corrispondenza che per gli altri materiali conservati, nella sequenza di archiviazione originaria dei pezzi, contenuti in faldoni e cartelle, per lo più con titolazione autografa. Le carte sono ancora in fase di ulteriore ordinamento, prima della descrizione informatica, ad iniziare dall’epistolario, di cui è in corso la suddivisione alfabetica e cronologica per mittente, tranne nei casi in cui si preferisce rispettare l’integrità di nuclei tematici creati dall’autore, lasciando i carteggi allegati ai manoscritti o ad altro tipo di documentazioni.
I manoscritti ed eventuali allegati sono in corso di riordino in successione cronologica.
Le pubblicazioni a stampa, allegate all’archivio di lavoro, suddivise per tipologia, sono state elencate a parte.
L’archivio di lavoro contiene: 1) corrispondenza, a carattere generale, familiare ed editoriale, concarteggi indirizzati a Fosco Maraini e numerose minute di risposta. Tra i molti corrispondenti, oltre a quella “istituzionale” dei vari enti pubblici e privati, associazioni ed istituti culturali, si segnalano, oltre ai nomi degli amici di una vita, quelli di editori, orientalisti, antropologi, diplomatici, fotografi, alpinisti quali: Bernardo Seeber, Ernesto Michahelles, Rodolfo Pichi Sermolli, Sandro Bencivenni, David Lees, Rosa Talamonti, Maly Falck, Giulia Maria Crespi, Antonio Paoletti, Masako Morioka, Richard Storry , Diego Di Donato, Andrea Dall’Oglio, Adriana Boscaro, Massimo Raveri, Antonio Tescari, Giancarla Sandri Fioroni, Gianni Fodella, Mario Scalise, George Kodama, Neil Gordon Munro, Yutaka Tani, Mirko Ardemagni, Lanfranco Colombo, Carlo Mauri, Walter Bonatti, Mario Fantin, Alfonso Bernardi; 2) carte relative al suo archivio di lavoro, comprendenti manoscritti di volumi, articoli, contributi in volume, testi di conferenze, lezioni universitarie, recensioni, interviste; stampe fotografiche; corrispondenza allegata dall’autore stesso in fascicoli tematici relativi a incarichi, mostre fotografiche, eventi vari, ed altri materiali complementari; 3) documentazioni relative al suo archivio privato, costituite da atti e documenti personali e familiari, corrispondenza strettamente privata, carte scolastiche, agende, disegni, documentazioni relative all’infanzia e alla prima giovinezza, taccuini con annotazioni diaristiche, fotografie; 4) pubblicazioni a stampa, consistenti nella quasi totalità dei volumi delle opere di Fosco Maraini., degli scritti contenuti in periodici, in estratto o in ritaglio,recensioni ai suoi lavori, cataloghi di mostre, nonché un piccolo nucleo di circa un centinaio di opere di altri autori e alcune pubblicazioni in lingua giapponese.
Ordinamento:
Il fondo (circa 150 scatole + materiale bibliografico sciolto) è in corso di catalogazione.
La consultazione di ogni altra tipologia documentaria è subordinata all'autorizzazione delle eredi Maraini.