Firenze celebra il 68° anniversario della deportazione nei lager nazisti e il patto di fratellanza con Mauthausen

Cerimonia al binario 6 della stazione Smn, l'assessore Mattei: "Non va dimenticato chi è stato costretto a salire su quel treno senza far ritorno e chi su quei carri ha spinto e rinchiuso le persone"

“Firenze non dimentica, perché dimenticare sarebbe un’offesa verso chi ha lottato e pagato con la vita, per la pace, la libertà, la fratellanza, la democrazia. L’8 marzo diventi per la nostra città una giornata per non dimenticare”. Sono parole dell’assessore Massimo Mattei che oggi ha partecipato – prima in piazza Santa Maria Novella e poi al binario 6 della stazione – alle celebrazioni per il 68° anniversario della deportazione di tanti fiorentini verso i campi di sterminio nazisti e del 3° anniversario della sottoscrizione del patto di fratellanza fra Firenze e Mauthausen. Alla cerimonia, promossa dell’Aned (Assocazione nazionale deportati nei campi di sterminio nazisti), erano presenti anche l’assessore regionale Cristina Scaletti, l’assessore provinciale Giovanni Di Fede, i componenti della commissione consiliare Pace con la presidente Susanna Agostini, il sindaco di Mauthausen Thomas Punkenhofer, il presidente provinciale dell’Anpi Silvano Sarti, rappresentanti di numerosi Comuni della provincia coi gonfaloni.
“Grazie all’Aned e all’Anpi – ha detto ancora l’assessore Mattei – per la loro attività rivolta soprattutto alle giovani generazioni, che contribuisce a mantenere viva la memoria e sconfiggere follie di intolleranza e razzismo come abbiamo vissuto lo scorso mese di dicembre con la barbara uccisione di Mor e Diop. Grazie per continuare a raccontarci di un periodo di disperazione, sofferenza, tormento vissuto da troppe persone nei campi di sterminio nazisti, in una fase dove si parla molto di pacificazione. C’è però una differenza che non bisogna mai smettere di ribadire: c’erano coloro che sono stati fatti salire su carri merci e non hanno fatto più ritorno e chi invece spingeva e rinchiudeva su quei carri quelle persone. Guai a dimenticare tutto questo”.
Dopo gli interventi delle autorità aperti da Laura Piccioli presidente dell’Aned e nipote di Mario Piccioli deportato a Mauthausen, e alcuni canti del coro del Laboratorio di canto popolare Novecento di Fiesole, si è formato un corteo verso il binario 6 della stazione di Santa Maria Novella, da dove quell’8 marzo del 1944 partì un convoglio verso i campi di sterminio nazisti, dove è stata deposta una corona sotto alla lapide che recita: “Da questa stazione rinchiuse su carri piombati furono deportate nei campi di sterminio diverse centinaia di persone arrestate in città e provincia dai nazi-fascisti. Santa Maria Novella fu l’ultima visione di Firenze prima dell’Olocausto”.(fd)