8 Marzo, al Giardino delle Rose c'è "Rosa Donne d'Italia 150", l'iniziativa della commissione Pari Opportunità
"E' assolutamente necessario e fondamentale dare un segnale concreto che parta forte dalle istituzioni, siano esse locali che nazionali, affinché ognuno, nell’ambito del ruolo che ricopre, possa intervenire per difendere e rivendicare sempre con forza i diritti delle donne" Così la presidente della Commissione Pari Opportunità annunciando l’iniziativa “Rosa Donne d’Italia 150” che si svolgerà l’8 marzo al Giardino delle Rose (12,30) e ricordando i tre ordini del giorno approvati ieri dal Consiglio comunale su proposta della commissione contro le dimissioni in bianco, per l'inasprimento delle pene in caso di violenza sessuale e per la promozione della toponomastica al femminile. Giovedì saranno messe a dimora le piante della “Rosa Donna d’Italia 150”, una rosa speciale nata dall’abilità di Antonio Marchese che vuole essere il simbolo di tutte le donne, un fiore unico, bello e delicato, simbolo dell’amore e quindi contro ogni violenza, come ha immaginato la giornalista Annamaria Barbato Ricci che sempre l’8 marzo sarà a Napoli per una uguale cerimonia.
Di ibridatori ce ne sono tanti. Di persone che inventano rose con una sensibilità speciale c'è Antonio Marchese, «Io parlo alle rose perché i fiori hanno un linguaggio»; Marchese ha una decina di brevetti depositati, un patrimonio genetico costruito in 25 anni di lavoro, rose con la sua firma dedicate a principi e pontefici: non ha bisogno di spiegare nulla. Nella sua bellissima e speciale Rosa Tricolore, Antonio Marchese ha selezionato innanzitutto il verde, colore della speranza che le donne possano tenere sempre unita l’Italia, il rosa colore femminile per eccellenza, il giallo, colore dell’8 marzo e dunque delle donne che non si piegano. Ha creato un fiore resistente quanto le madri. «Può vivere anche tre settimane senza cure particolari». E, soprattutto, ha scelto delle spine che cadono dopo aver maneggiato lo stelo. «Capita così alle donne che riescono a far scomparire i problemi che a noi uomini sembrano insormontabili», spiega Antonio Marchese.
"La violenza contro le donne non è un problema familiare, non è un delitto passionale, i femminicidi non sono gesti di uomini folli, ma il risultato di una cultura patriarcale che ha fatto proprio il concetto di subalternità della donna all'uomo. Chiediamo agli uomini un'assunzione di responsabilità contro la violenza alle donne", sono le parole del Comitato Fiorentino Se Non Ora Quando e di Libere Tutte che per giovedì organizza un corteo alle 17.30 che partirà da largo Annigoni e alle 18.30 saranno in piazza dei Ciompi per una raccolta di fondi a favore del Centro Antiviolenza Artemisia. (lb)