8 Marzo, Giuliani (Pd): "Sarebbe bello che nel giorno della festa della donna giungesse la notizia della liberazione di Maria Sandra"

L'intervento della presidente della commissione Pari opportunità

Questo l'intervento della presidente della commissione Pari opportunità Maria Federica Giuliani (Pd) sull'8 marzo:

"Se oggi, sembra, che possiamo festeggiare la liberazione di Rossella Urru grazie alla grande mobilitazione su facebook, non dobbiamo assolutamente dimenticarci di Maria Sandra Mariani rapita nel sud dell'Algeria ormai oltre tredici mesi fa e sulla cui sorte sembra calato il silenzio, sarebbe bello che nel giorno della festa della donna si ricevesse anche di lei notizie confortanti relative alla sua liberazione. "Non può esserci sviluppo, né progresso e nemmeno lavoro senza mettere al centro della politica la persona umana, con i suoi diritti e la sua dignità che è il capitale più importante sul quale è necessario investire, il fondamento di una democrazia basata sulla dignità, sulla giustizia e soprattutto sull’equità”.Con queste parole di don Luigi Ciotti inizio questa mia riflessione sull’8 marzo, ormai da cento anni Festa della Donna, festa che ha assunto nel tempo vari significati, rappresentando e riflettendo gli umori dei periodi storici del momento. Ed è proprio da questo, dalla centralità della persona, che si dovrebbe ripartire oggi per costruire un quadro concreto, fatto di progetti e servizi nei quali devono trovare necessariamente posto le politiche di genere, troppo spesso, dimenticate o non ascoltate, da una società che si riempie la bocca di titoli ma che poi non fa nulla per affrontare davvero la questione. Se oggi, sembra, che possiamo festeggiare la liberazione di Rossella Urru grazie alla grande mobilitazione su facebook, non dobbiamo assolutamente dimenticarci di Maria Sandra Mariani rapita nel sud dell'Algeria ormai oltre tredici mesi fa e sulla cui sorte sembra calato il silenzio. E’ davvero difficile capire cosa nasca prima, se una cultura più favorevole alle donne o delle leggi che combattano le molteplici discriminazioni cui ancora oggi siamo soggette, e in che modo l’una condizioni l’altra. Sicuramente è necessario, per far fronte alle nuove sfide, che il concetto di «pari opportunità» passi dal politicamente corretto al politicamente efficace, dalla difesa formale dell'uguaglianza, al suo riconoscimento sostanziale con il prezioso contributo di tutti perché è questione che riguarda l’intera società non solo noi donne che ne subiamo principalmente gli effetti. Vorrei soffermarmi su due temi in particolare che a mio avviso potrebbero rappresentare davvero, se affrontati con lungimiranza e detrminatezza, la svolta non solo nelle politiche di genere, ma per la società nel suo insieme: il lavoro ed il rispetto, che sono entrambi valori inalienabili della persona. Se nell'ultimo secolo la condizione della donna ha avuto un'inarrestabile evoluzione, questa è sicuramente dovuta in primo luogo al suo ingresso nel mondo del lavoro. Parlo del lavoro formalmente riconosciuto e pagato, dato che il lavoro svolto dalle donne per la cure familiari da sempre non è stato considerato tale, né tanto meno retribuito. In questo secolo, dunque, le donne hanno dovuto fare i conti con una coopresenza nei ruoli, spesso in conflitto tra loro e con la dura quotidianità del doppio carico, lavorativo e familiare e in un momento difficile come quello che stiamo vivendo di crisi economica e sociale, rischiamo di vanificare l’ emancipazione conquistata, ignorando perfino studi che confermano che il futuro è donna. Ed è la più grande incoerenza del momento, perché proprio il lavoro delle donne potrebbe aiutare a risollevare l’economia fino a sette punti percentuali il Pil, se almeno sei donne su dieci fosse chiamata a dare il proprio contributo lavorativo come rivela uno degli ultimi studi pubblicati da Il Mulino, e non come avvieve ora che solo una su due lavora, e questo anche nella nostra regione! Infatti il lavoro vede sempre più discriminate le donne, come si evince dagli ultimi rilevamenti dell'Istat del novembre 2011, l’occupazione è diminuita dello 0,3% (-67 mila unità), la disoccupazione ufficiale «rosa» è aumentata del 5,2%; ben lontani quindi delle previsioni della Strategia di Lisbona del 2000, che prevedeva per il 2010 un tasso occupazionale pari al 60% di donne impiegate, il che avrebbe assicurato anche ai Paesi europei una crescita economica maggiore. In Italia oggi lavora solo il 46,7 % delle donne: sette milioni in età lavorativa sono fuori dal mercato del lavoro, mentre al sud il tasso di occupazione femminile è crollato addirittura al 35%. E se vi sono licenziamenti da fare le prime ad essere licenziate sono sempre le donne e se si cerca di ricollocare qualche lavorataore gli uomini sono avvantaggiati rispetto alle donne come se queste non contribuiscano al sostentamento della famiglia, mentre il budget familiare, sempre secondo autorevoli ricerche, è gestito sempre più dalle donne. Tutto questo a fronte di dati che sottolineano la qualità del lavoro femminile, evidenziato dai dati 2011 che vedono le imprese toscane guidate da uomini diminuire dello 0,4% mentre quelle guidate da donne non solo hanno retto il momento di crisi ma sono aumentate del 2,6%, per cui una su quattro è un’impresa guidata da donne; la Toscana risulta essere inoltre essere al terzo posto nel nostro paese rispetto alle imprese rosa, preceduta solo da Lazio e Lombardia. Aiutiamo quindi le donne e non cerchiamo, invano, di relegarle solo alla sfera domestica, ne abbiamo urgentemente bisogno tutti, dobbiamo disinnescare questo circolo vizioso che strumentalmente e per comodità di qualcuno, cerca di scaricare sulle donne il peso maggiore della crisi. Allo stesso tempo è indispensabile prendere coscienza di un fenomeno terribilmente in crescita e che invece di combattere con tutti i mezzi, ci stiamo troppo spesso abituando: la violenza dilagante nei confronti delle donne. E anche se aumentano le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza e che denunciano gli abusi, restano significative le cifre degli episodi non segnalati alle autorità. E' la situazione fotografata dal rapporto sulla violenza di genere in Toscana al 30 giugno 2011. Sono state 1882 le donne che si sono rivolte alle 23 strutture toscane che con il loro lavoro prezioso sostengono le donne in queste terribili situazioni, 121 in più dell'anno precedente; si tratta di 5 casi al giorno. Due su tre sono italiane, la maggioranza ha almeno il diploma superiore e più di metà vive con il partner. Ma in 8 casi su 10 l'aggressore è proprio il partner o l'ex. I casi di violenza denunciati ai centri in totale sono stati 3562, in gran parte violenza psicologica, ma anche fisica (il 63 per cento) ed economica fino alle molestie, allo stalking e alla violenza sessuale. Proprio queste ultime due casistiche sono in crescita. La violenza in ambito familiare ha un doppio risvolto: da una parte, il vincolo parentale influisce sulla scelta spesso di non denunciare; d'altro canto però la presenza di figli che assistono alle violenze (999 casi registrati con 1429 minori coinvolti) è un incentivo a proseguire il percorso con le forze dell'ordine. In due casi su tre, prima di rivolgersi al centro antiviolenza le donne si sono rivolte alle forze dell'ordine, ai servizi sociali,al pronto soccorso. Una vera e propria piaga, spesso colpevolmente sottovalutata e difficile da contrastare, perchè avvolta nel silenzio di chi la fa e di chi la subisce e che espone la donna quando denuncia, alla gogna mediatica, anziché sostenerla. Il sistema di monitoraggio ed analisi costruito a livello regionale e provinciale aiuta ad elaborare i preziosi dati raccolti dai centri antiviolenza a cui vanno sommati anche dei 651 omicidi avvenuti negli ultimi cinque anni in Italia, dieci sono avvenuti nel 2010 in Toscana in cui la vittima è una donna, con l’aggravante che nel 99 per cento dei casi si tratta di 'feminicidi', cioè omicidi generati da violenza contro il genere. È necessario potenziare le misure per eliminare la violenza contro le donne, inclusa la prevenzione, la protezione, il procedimanto giudiziario ed il risarcimento. Firenze e la Toscana hanno spesso anticipano ed influenzato in maniera positiva le tendenze politiche e di governance dell’intero Paese, per questo speriamo davvero che nei prossimi mesi la democrazia di genere riprenda il suo spazio in tutti i luoghi decisionali. E’ quindi ancor più necessario e fondamentale dare un segnale concreto all’interno delle istituzioni sia locali che nazionali, affinché ognuno, nell’ambito del ruolo che ricopre, possa intervenire e difendere con forza i diritti delle donne. Per questo la Commissione Pari Opportunità sottopone a questo Consiglio tre ordini del giorno che vogliono sottolineare la necessità e la volontà di tenere alta l’attenzione in temi fondamentali quali il lavoro, il rispetto, il riconoscimento alle donne e vi aspetta giovedì alle 12.30 nella meravigliosa cornice del Giardino delle Rose, ringrazio di cuore l’assessore Biti per l’ospitalità, per la messa a dimora della “Rosa Donna d’Italia 150”, una rosa speciale nata dall’abilità di Antonio Marchese che vuole essere il simbolo di tutte le donne, un fiore unico, bello e delicato, simbolo dell’amore e quindi contro ogni violenza, come ha immaginato la giornatilsta Annamaria Barbato Ricci che sempre l’8 sarà a Napoli per una uguale cerimonia. Con questa bellissima Rosa Tricolore simbolo di grazia e per antonomasia della realtà in divenire, nonchè emblema della vita e dell’amore, si chiudono anche i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, iniziati lo scorso anno con la consegna della riproduzione del primo tricolore a Reggio Emilia ai sindaci delle tre città che sono state le capitali italiane, Firenze lo fu fino al 1871, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano" (lb)