Giachi: «Non celebriamo il passato ma rinnoviamo un desiderio di futuro»

L'assessore alla presentazione della mostra ‘Americani a Firenze'

«Con questo evento non celebriamo solo il passato, ma presentiamo la cerchia cosmopolita che legò per sempre la nostra città e la sua storia alla costruzione della propria identità.». Lo ha detto Cristina Giachi, assessore al turismo, all’università, e alle politiche giovanili, intervenendo alla presentazione della mostra ‘Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo’ che si aprirà sabato prossimo a Palazzo Strozzi.
«I pittori, ma anche i protagonisti dei loro ritratti, cercavano a Firenze le suggestioni di una bellezza che non era soltanto quella dell'arte, ma anche quella della nostra terra, della luce che la illumina. Queste tensioni erano il modo in cui essi cercavano di dare identità al loro futuro, nel quale Firenze aveva un suo posto – ha aggiunto l’assessore Giachi. E' lo stesso spirito con il quale onoriamo, in questi giorni, il cinquecentenario della morte di Amerigo Vespucci. Egli ebbe l’acume di riconoscere che si trovava di fronte a una mondo totalmente nuovo. Gli americani che venivano qui avevano la stessa sensazione e Firenze, con la sua storia e la sua bellezza, è stata un pezzo del loro futuro».
«La mostra – ha sottolineato Cristina Giachi - propone il rapporto dei pittori impressionisti americani con l’Italia, e in particolare con Firenze, a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo sino ai primi del XX. Della nostra città questi artisticercavano di ritrarre la bellezza del passato ma guardando le loro opere noi vediamo una bellezza che c’è ancora, quella degli scorci, del nostro paesaggio».
«I loro sguardi su Firenze, inoltre – ha concluso l’assessore – possono ancora aiutarci a vederci con più chiarezza e oggettività e, quindi, a migliorarci un po’. Uno dei rischi di chi vive in una città come la nostra è quello di arrogarsi una bellezza che non è la propria, ma che ci è stata regalata. Per questo motivo è utile contemplarla ancora e ancora, perché sia ragione di umiltà, per trarne ispirazione e esserne sempre all’altezza». (fn)

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