Sciopero degli immigrati, Agostini (Pd): "Anche a Firenze saremo in piazza il 1 marzo per aderire alla mobilitazione"
"Aderiscono più di sessanta tra sindacati, partiti e associazioni alla terza giornata di mobilitazione del 1° Marzo. Giunta alla sua terza edizione, rappresenta un momento di impegno e di lotta contro le disuguaglianze i ricatti e lo sfruttamento. Si tratta di una mobilitazione unitaria di migranti e “autoctoni” che mette al centro il lavoro in quanto terreno di lotta per affermare i diritti di tutti e di tutte. Diritto a vedersi riconosciuta la propria identità personale e sociale, diritto ad esercitare la libertà di scelta, diritto alla diversità". Lo ha detto la presidente della commissioine Pace intervenendo ieri in Consiglio comunale. "Nel nostro paese - ha detto Agostini_ si sta diffondendo un clima di intolleranza razzista e di discriminazione; una cultura, anche istituzionale, che vede nei migranti la causa di molti nostri problemi economici e sociali, problemi che pesano in primis proprio sui cittadini stranieri, come sulle fasce più fragili ed esposte della società. Non basta dire che siamo antirazzisti, è necessario abrogare le leggi che generano disuguaglianza. Le leggi emanate negli ultimi anni , in particolare la Bossi-Fini, ma anche il cosiddetto pacchetto-sicurezza, l’azione discriminatoria promossa da alcune forze politiche, il comportamento di parte dei media, hanno dato un contributo determinante al diffondersi di un clima che favorisce il conflitto come dimostrano episodi di aggressioni violente. Il più tragico - ha ricordato la presidente Agostini- è accaduto proprio a Firenze il 13 dicembre 2011, l’assassinio di di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di altri tre lavoratori. Non è stato solo un gesto di follia, ma anche il prodotto di una cultura politica che inneggia alla prevaricazione, alla violenza, alla differenza fra “razze”. Sappiamo che I lavoratori e le lavoratrici immigrati, sono una risorsa determinante per la nostra società e sappiamo che vengono retribuiti meno degli italiani, vivono oggettivamente in condizioni di fragilità e di ricattabilità. Pagano più di tutti il prezzo della crisi: migliaia di loro rischiano di perdere, insieme al lavoro, anche il permesso di soggiorno, e dunque il diritto a rimanere nel posto che hanno scelto per vivere, mentre coloro che non hanno il permesso vengono criminalizzati con l’etichetta di “clandestino”, e consegnati quindi nelle mani di chi, agendo nella più totale illegalità e impunità, sfrutta il lavoro nero.una situazione pesantemente discriminatoria. Sappiamo che non è risolta la questione della cittadinanza: a centinaia di ragazze e ragazzi nati o cresciuti in Italia non vengono riconosciuti gli stessi diritti dei loro coetanei, e viene loro sottratta in questo modo la possibilità di progettare la propria vita. Sappiamo che a famiglie che vivono in Italia da anni, dando il loro contributo di lavoro e di idee, viene negata la possibilità di scegliere attraverso il voto i propri rappresentanti, cioè di partecipare a pieno titolo alla vita democratica e civile del paese" (lb)