Cultura, Gruppo PdL: "L'interim del sindaco è un palliativo, servono competenze precise per gestire i tesori della città"

Tenerani: "Sorge il dubbio che la delega Renzi l'abbia tenuta solo per gestire la vicenda Anghiari"

Questo l’intervento del consigliere PdL e vice presidente della commissione cultura Mario Tenerani

“Signor sindaco, prendiamo spunto da una sua recente dichiarazione: come cambiare la politica culturale dall’offerta alla domanda?
Lei dice che le istituzioni debbono concentrarsi sulla capacità di sollecitare nel cittadino una domanda di cultura più che sull’offerta. Siamo d’accordo, ma lei ha detto che a Firenze l’iniziativa più importante per risvegliare il bisogno di cultura ed alimentare la socializzazione è stata la pedonalizzazione di piazza Duomo. No, signor sindaco, quella è stata una buona iniziativa punto e basta. Non c’entra niente con un progetto culturale di cui Firenze adesso avverte un bisogno endemico e di cui, nelle sue parole, si fa fatica a riscontrare tracce.
Quando lei ha avocato a sé l’assessorato ad interim della cultura, le abbiamo augurato sinceramente buon lavoro e abbiamo anche dettoche, venendo dalla macerie fumanti lasciate dall’assessore Giuliano da Empoli, un ‘mister Magoo’ dell’agone politico, meglio certamente il sindaco, perché quantomeno ama Firenze, piuttosto che l’esegesi del nulla prodotta dal suo impalpabile predecessore.
Però, caro sindaco, lei dovrebbe sapere, meglio di noi, che le soluzioni ad interim, soprattutto in un assessorato strategico per Firenze come questo, sono cure palliative. Noi, in assoluto, avremmo preferito finalmente un assessore di spessore, capace, perché oggi bisogna possedere anche qualità manageriali nel gestire un patrimonio sconfinato come il nostro, cioè il petrolio di Firenze, non necessariamente fiorentino, ma profondamente conoscitore della storia della nostra città e anche innamorato di essa. Un assessore con idee chiare, per valorizzare ciò che Firenze offre, anche tesori nascosti o dimenticati. Perché, per fortuna, c’è poco da inventare, ma molto da spolverare, ci riferiamo all’argenteria di famiglia.
Lei ha già tante cose a cui pensare; amministrare Firenze è certamente il mestiere più bello del mondo, ma anche il più complesso. Tanto da prosciugare le energie di chi è chiamato ad assolvere a questo prestigioso mandato. Ora, o lei è il primo sindaco bionico della storia, dagli Assiro Babilonesi ai tempi attuali, oppure dovrà fare i conti con la mancanza di tempo e di lucidità.
Quindi, può nascere il dubbio che lei abbia avocato a se questo assessorato per gestire in prima persona la vicenda della Battaglia di Anghiari. Un sogno per tutti noi, per carità, che bello sarebbe trovare il capolavoro di Leonardo, ma più che passano i giorni e più che questa divagazione onirica assume sempre più i contorni del mega spot, al servizio di un grande e prestigioso media come il National Geographic, non esattamente una Onlus… E lei ha capito tutto signor sindaco, lei è il Pico della Mirandola della comunicazione: vale più un’apparizione di un minuto e mezzo sul National Geographic che dieci conferenze stampa su temi culturali urgenti per la città.
Signor sindaco, non trova che sarebbe stato più giusto che lei si interfacciasse con una figura tecnica di alto profilo? Un interlocutore che la aiutasse a far bene o comunque a sbagliare il meno possibile?
Per noi con la cultura si mangia, eccome se si mangia, lo sosteniamo da tempo. E mangiare significa produrre, quindi vivere, quindi spendere.
La cultura a Firenze deve creare ricchezza e al tempo stesso non diventare prigioniera del marketing. Sappiamo che è difficile trovare un confine sottile tra queste due realtà contigue, ma bisogna provarci. Perché inumeri inchiodano Firenze alle sue responsabilità: la recente indagine sullo studio sulla creatività in ambito culturale di 12 città europee racconta che non c’è Firenze, perché non è stata presa come modello. Ce la poniamo qualche domanda o ci nascondiamo dietro paraventi di pastafrolla?
Le città, ad esempio, che hanno puntato di più sulla cultura e sulla creatività negli anni più recenti, vedi Bilbao, Siviglia ed Edimburgo, mostrano tassi di crescita nettamente superiori alla media europea, il fattore emerge analizzando prima di tutto le variazioni dei redditi urbani pro capite.
Non solo, un recente studio ha dimostrato che 1 euro investito in cultura ne genera direttamente e indirettamente e di indotto 2,49.
Caro sindaco serve una politica urbana che attragga turismo e sappia convogliarlo. E allora per creare la famosa domanda di cultura che poi genera l’offerta, bisogna darsi da fare: perché solo il 3 per cento dei visitatori delle grande mostre italiane sono passati da Firenze?
Forse bisognerebbe riconsiderare l’offerta: rovesciare valanghe di stranieri di fronte ai dipinti del Vasari, tanto per citare il primo esempio, senza spiegare bene loro cosa stanno ammirando, quale sia il contesto, che significato abbia quell’affresco, è come entrare in una pasticceria lasciando il naso appiccicato alla vetrina. L’esperienza culturale deve diventare interessante e affascinante.
Il nostro patrimonio va gestito come fosse un magazzino immenso, mentre non abbiamo mai guardato fino ad oggi a tutto ciò come fosse un’azienda. In questo ci hanno surclassato le grandi capitali europee.
Si potrebbero creare dei servizi da vendere, da parte delle imprese per i beni culturali. E si potrebbe rilanciare il marchio Firenze, logo mondiale: noi siamo in competizione col resto del mondo e quindi pur proiettati nella conservazione dei nostri tesori, bisogna fare una fuga in avanti nel rinnovare il modo di veicolarli.
Ci sono cose strane, poi, ci perdoni signor Sindaco: perché non è stato ancora nominato il direttore dei musei civici? La cultura è al centro oppure no del suo progetto? Chi lo governa il patrimonio museale? Per lei è strategico o no questo punto? Prima c’era una dirigente che ora è in Regione, andava sostituita almeno da un anno… Che è successo?
Poi gli sponsor. Noi pensiamo da tanto tempo che Stato, Regione, Provincia e Comune, non possono più assolvere ad una funzione di bancomat. Bisogna accendere un dialogo con i privati: a Firenze ci sono tanti nomi legati al mondo della moda, ad esempio. Fiorentini e non. Creiamo le condizioni affinché loro partecipino a nostri progetti, ristrutturazioni, eventi di popolo. E si ricordi dei teatri, non c’è solo la Pergola, di cui apprezziamo il salvataggio. C’è il problema del Niccolini, a cui mancano ancora 5 milioni per finire i lavori di agibilità, foyer e altri interventi. Si ricordi del teatro Sms di Rifredi, uno dei migliori in Toscana, a cui sono stati tagliati fondi dal precedente assessore. E infine la questione del Maggio: l’ha voluta seguire lei in prima persona. Il Maggio paga anni, anni e ancora anni di cattive gestioni. Un profondo rosso, un’emorragia pazzesca non ancora interrotta. In ballo c’è il futuro di quei lavoratori, ma non è nemmeno pensabile che il Comune continui a pompare una quantità pazzesca di soldi, per ora siamo a 3,5 milioni di euro e c’è stato ora un aumento del 15 per cento, tagliando poi altre realtà culturali della città. Il Maggio non ha un problema di qualità di proposta, ma un’incapacità di gestione sedimentata negli anni. Non è possibile pensare che ogni volta si venda un immobile per risanare il bilancio e bisogna anche pensare al conferimento al Comune di una parte del nuovo teatro. Mancano ancora 100 milioni alla conclusione del medesimo, ma se da un lato un patrimonio così farebbe comodo, dall’altro ci saranno delle spese di gestione gigantesche. Solo per metterlo in moto, dal primo dell’anno ad oggi, se ne sono andati più di 300mila euro… In quel sito ci sono spazi che potrebbero essere sfruttati al meglio per essere messi a reddito, poli di aggregazione nel solco delle grandi capitali europee.
Signor sindaco, lei ora è anche assessore alla cultura: è un privilegio, ma anche un incarico di grande responsabilità. Non dimentichi mai che tutti gli esseri umani civili dovrebbero almeno una volta nella loro vita visitare Firenze.
Nel 2011 ci sono stati più di 12 milioni di pernottamenti in hotel. Ripartiamo da questi, ricordandoci che con la cultura si può e si deve mangiare anche in tempi di austerity”.

(fdr)