Cultura, Bertini (FLI): "Buoni i propositi del sindaco, ma a Firenze serve una cura energica che risolva il suo immobilismo"

Questo l’intervento del consigliere di FLI Stefano Bertini

“Ho apprezzato il resoconto del sindaco. Bisogna dare atto di come l’attuale amministrazione ha ereditato la città, staticamente attaccata al suo passato piuttosto che stimolata da nuove sfide di globalità. D’altra parte la cultura nella società moderna deve essere un incontro di volontà, ideologie, e significa anche sviluppo tecnologico, idee, inventiva che devono servire a rendere quel passato sempre vivo e attuale.
Giustamente l’assessore Giachi a Bruxelles ha detto che Firenze deve tornare ad essere un centro di energie intellettuali; condivido in pieno questo proposito, ma il fatto stesso che l’assessore si sia espressa in questo modo, significa che attualmente la situazione è diversa.
Per cambiare lo stato delle cose non sono sufficienti eventi isolati, come la Davos d’Europa o come qualche mostra sporadica seppure interessante, ma occorre che gli eventi sicuramente ampliati nel numero debbano essere istituzionalizzati in modo da creare un circuito noto e conoscibile all’esterno in cui possano confluire contribuiti ideologici internazionali: dalla stasi contemplativa di un passato si deve passare ad un fermento che faccia tesoro di quel passato e lo faccia rivivere in 1000 altre forme.
Firenze deve guardare anche in casa propria e riconoscere cosa ha e cosa non ha sfruttato e non riesce a sfruttare per fare cultura e per mettere a profitto le proprie ricchezze: penso alle Cascine, al Forte Belvedere, al centro congressuale, penso all’Oltrarno con le sue peculiari ricchezze, penso, da ultimo, al Corridoio degli Uffizi, un luogo unico al mondo che potrebbe essere la sede naturale e irripetibile di eventi importanti. Immaginiamo cosa sarebbe il Corridoio coperto: diverrebbe il ‘salotto’ più bello del mondo. In questa visione globale e stimolante dal punto di vista intellettuale non si possono neppure abbandonare idee che possono sembrare troppo audaci, come ad esempio la piramide del Louvre, che fu ampiamente contestata inizialmente e divenuta essa stessa un emblema e un richiamo culturale assai rilevante. Ma anche questo da solo non basta, perché è inutile costruire piramidi nel deserto se non ci apre come mentalità e se non si diventa metropolitani e globali.
Il sindaco ha parlato di Bilbao, ma Bilbao non è diventata grande dal punto di vista culturale solo per il Museo Guggheneim, ma perché è riuscita ad inserirlo in una realtà complessiva che ha fatto rifiorire innumerevoli centri culturali.
Anche il nostro nuovo auditorium non serve a granché da solo se non lo si struttura in un complesso tessuto culturale di cui può diventare un veicolo catalizzante.
Ha affermato recentemente il vice sindaco Nardella, così reagendo alle critiche di chi vede Firenze soltanto come centro di attrazione turistica e nulla più, che esiste a Firenze una ‘densa attività quotidiana di numerosi centri culturali’: questo è vero, però è altresì vero che per avere un senso, il loro lavoro deve emergere all’esterno, sfociare in convegni, congressi, incontri, che abbiano la forza di costituire uno stimolo concreto all’innovazione”.

(fdr)