Giocoli (FLI): "La cultura come l'acqua, vero bene comune. Senza di essa non solo non c'è passato ma non c'è futuro"
Questo l’intervento della vice capogruppo di FLI Bianca Maria Giocoli
“Nel paese e nella città che vorrei la cultura deve essere al centro di tutto. La cultura crea conoscenza, stimola il pensiero, la riflessione, la saggezza. Se fosse stato così negli ultimi decenninon ci sarebbe stata la voragine in cui è sprofondata la cultura con gli esempi dolorosi di Pompei in primis o con i teatri che chiudono il bandone.
Ringrazio il sindaco Renzi per aver scongiurato la chiusura della Pergola. Non ci sarebbe la cultura tra virgolette di stupide tv con quiz continui per fare soldi in fretta né pezzi di corpi femminile che occhieggiano nei manifesti pubblicitari. Quando ero piccola venivano trasmesse opere teatrali in televisione e anche nei paesini sperduti dove non c’erano teatri potevano apprezzare Eduardo o Pirandello.
Se la cultura fosse al centro di tutto ci sarebbero soldi peri musei, quelli grandi e quelli piccoli.
Vorrei una città che scommette sulla cultura come occasione per il proprio futuro, un Comune che interloquisce con tutti i soggetti culturali per fare squadra e aggredire un futuro pieno di incognite soprattutto per i giovani.
Ma forse quello che manca e non solo a Firenze è il senso di appartenenza, manca il cosiddetto patriottismo del paesaggio, dei musei della cultura in generale. Anche Firenze che pure è patrimonio artistico ed è stata fucina di cultura deve andare oltre, diventare un modello per la creazione di nuove opportunità culturale. Diamo spazio in questa città antica ma sempre giovane al nuovo alla ricerca, investiamo anche fisicamente per creare nuove opportunità recuperando gli spazi dismessi e in malora come l’Oriuolo e affidiamoli ai giovani.
Occorre una rivoluzione copernicana nel rapporto tra sviluppo e cultura. I cosiddetti giacimenti del passato glorioso devono essere motore di rinascita e di occupazione. Non essere considerati solo costi di mantenimento.
Occorre partire dalla nostra Costituzione che all’articolo 9 prima promuove lo sviluppo della cultura, e dopo tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della nazione. Ripeto nazione.
Niente cultura, niente sviluppo, dove per cultura si deve intendere ricerca, scuola e per sviluppo non solo una definizione economistica di PIL. Con un’ottica di medio e lungo termine in cui lo sviluppo passa per la valorizzazione dei saperi e dove la cultura e la ricerca innescano l’innovazione e quindi creano occupazione producendo progresso e sviluppo .
La cultura deve essere al centro del governo e al centro della nostra città, ma del governo intero e non di qualche Cerentola. E per ora brilla l’assenza del nuovo ministro.
Anche nel dopoguerra si investì in cultura, primo tra tutti nel cinema del neo realismo che tutti ci invidiavano. Ieri l’Oscar a due italiani che per lavorare sono dovutiandati all’estero.
E sarebbe bello che i proventi della lotta all’evasione servissero per creare fondi per lasciare aperti i musei, a pagare gli orchestrali e a tenere aperti teatri e biblioteche e a far frequentare questi luoghi ai bambini che in genere ci arrivano sporadicamentesolo grazie alla buona volontà di qualche assessore e insegnante.
La cultura produce ricchezza, non è la ricchezza a produrre cultura. Quando un paese è in crisi è proprio la cultura in tutte le sue svariate manifestazioni l’unica sorgente di vitapossibile.
La cultura come l’acqua: vero bene comune. Senza di essa nonsolo non c’è passato ma nonc’è futuro”.
(fdr)