Craxi, Roselli (Pdl): "La ragione del mio voto deriva non da un giudizio morale, ma dal riconoscimento di una importante personalità politica che ha segnato la storia del nostro Paese"
Questo l’intervento del consigliere del PdL
“Scegliere di intitolare una via a Bettino Craxi non significa assolvere o ignorare scelte, azioni e comportamenti che già la storia hanno condannato.
Detto questo però, credo sia necessario uno sforzo culturale complessivo per approfondire e valutare l’operato di una classe politica, in un preciso momento storico e sociale, liberi da un giudizio sommario che sicuramente influisce sui toni di un dibattito come quello di oggi. Lo stesso presidente Napolitano scrivendo alla signora Craxi ci ha tenuto a sottolineare “che la figura di Craxi non può venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità sanzionate per via giudiziaria. Il nostro Stato democratico non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere” auspicando infine, “una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano”. Ma siccome non può essere questo il contesto di un percorso di questo tipo, mi limito a sottolineare il significato che per me ha l’intitolare o meno una via ad una persona o ad una personalità.
Non si tratta oggi di esprimere una sentenza giudiziaria, non si tratta di assolvere o condannare nessuno. Si tratta di riconoscere, in maniera “laica” e distaccata, la rilevanza storica della figura di
Bettino Craxi per la storia del nostro Paese. Credo che le nostre strade, i nostri edifici, così come le nostre chiese, abbiano anche questo ruolo decisivo di memoria della storia.
Una storia che ognuno poi giudicherà secondo i proprio valori, i propri convincimenti, ma una storia che abbiamo innanzitutto il dovere di ricordare prima ancora di giudicare. Si fosse trattato di intitolare una scuola a Bettino Craxi il mio ragionamento, e il mio voto sarebbero stati diversi. Non si tratta però in questo caso di innalzare ad esempio o modello nessuno. Si tratta, a mio parere, di prendere atto della rilevanza storica che ha avuto la figura di Bettino Craxi per la storia del nostro Paese. Ancora Napolitano scrive: “ho ritenuto di dover dare al ricordo della figura e all’opera di Bettino Craxi un contributo per l’impronta non cancellabile che ha lasciato, in un intreccio di luci e le ombre, nella vita del nostro Stato democratico”.
Non ho certo una cultura o una formazione socialista, ma volenti o nolenti Bettino Craxi rappresenta tutto questo, e lo dimostra la stessa grande attenzione che anche i mass media stanno dedicando a questo nostro dibattito.
Non stiamo parlando di uno sconosciuto, non abbiamo bisogno di andare su internet per sapere chi sia stato Bettino Craxi. Stiamo parlando di un pezzo importante della storia politica del nostro Paese: una storia fatta certo di ombre, di scelte non condivisibili, di riferimenti culturali diversi, ma sempre e comunque di un uomo che è stato per molti anni il segretario di uno dei partiti più importanti della prima repubblica italiana; che è stato il primo socialista Presidente del Consiglio dei ministri; di un politico che ha contribuito in un momento storico ben diverso da quello attuale, ha lasciare le forze politiche comuniste fuori dalla compagine di governo, superando un socialismo di ispirazione sovietica che poco aveva a che vedere con l’idea di libertà, di pluralismo, di ruolo dello Stato, di dialogo e rispetto per la chiesa cattolica, che ieri come oggi, appartengono,
per fortuna al patrimonio del nostro paese.
Probabilmente, sono passati troppo pochi anni per ritornare a guardare agli anni della prima repubblica con uno sguardo storico più sereno, e inevitabilmente il rischio di strumentalizzare una discussione e un voto come quello di oggi esiste, ma se un domani mi troverò con mio figlio a camminare per via Bettino Craxi, sarà un’occasione importante per ridiscutere di un pezzo della nostra storia, pur partendo o arrivando a diversi giudizi e considerazioni, che rimangono legittimi
e personali: discussioni che un voto come quello di oggi dovrebbero favorire, anche nel prossimo futuro”.
(fdr)