Stella (PdL): "Perché Firenze dovrebbe intitolare una via a Bettino Craxi"

“I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro”.
Dell’intervento del 3 luglio 1992 sulla fiducia al Governo Amato, forse questa la frase più famosa, più volte citata di Bettino Craxi, ma un passaggio di quel discorso è ancora oggi più attuale del precedente, Craxi inizia così il suo intervento:
“Nella vita democratica di una Nazione non c’è nulla di peggio del vuoto politico. Da un mio vecchio compagno ed amico che aveva visto nella sua vita i drammi delle democrazie, io ho imparato ad avere orrore del vuoto politico.”
Nel suo intervento, il leader socialista chiese a tutto il Parlamento, governo e opposizione, di assumersi la responsabilità di dare una soluzione politica alla crisi della Prima Repubblica.

Dopo 20 anni quel discorso è oggi più che mai attuale, attuale per quanto riguarda la necessità di chiarire e riformare il finanziamento pubblico ai partiti, è attuale nella ricerca di dare una risposta politica alla crisi, che era allora come oggi, crisi di identità della politica, dei partiti e della rappresentanza.
Bettino Craxi è oggi più che mai attuale, attuali erano le sue battaglie, il suo pensiero, il suo ragionamento politico, Craxi è stato un grande leader che ha saputo con largo anticipo individuare l'esigenza di modernizzazione del Paese.
È stata una figura capace di scavalcare le vecchie categorie destra-sinistra.
Craxi innovatore nella sua azione di Governo
il nuovo concordato con la Santa Sede; il cattolicesimo abbandonava la nozione di "religione di Stato". Veniva istituito il contribuito dell'8 per mille per i finanziamenti alla Chiesa cattolica e alle altre religioni e l'insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole.
Il contestato taglio di quattro punti della Scala mobile, a seguito del cosiddetto "decreto di San Valentino", ottenuto con la sola concertazione della CISL e della UIL. La CGIL, invece, abbandonò le trattative e diede vita a massicce manifestazioni di massa, con la collaborazione del Pci.
La battaglia agli evasori fiscali nel commercio al minuto, che produsse l'obbligo del registratore di cassa e dello scontrino fiscale grazie ad una battaglia condotta dal ministro delle finanze Bruno Visentini.
E’ stato il primo, quando ancora non si parlava di federalismo, a capire che vi era la necessità di riconoscere delle peculiarità riconoscendo la specificità di Roma e facendo una Legge speciale per Roma Capitale.
In Politica estera
Si caratterizzò per scelte coraggiose volte a sollecitare e portare avanti il processo d'integrazione europea, come apparve evidente nel semestre di presidenza italiana (1985) del Consiglio Europeo.
Continuòla politica atlantista dei suoi predecessori, ai quali aveva dato l'appoggio del suo partito per l'installazione in Sicilia degli "euro-missili" posizionati contro l'URSS; secondo Zbigniew Brzezinski, l'ex segretario di Stato di Carter, “senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia, quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza il PSI di Craxi la decisione dell'Italia non sarebbe stata presa. Il Partito Socialista italiano è stato dunque un protagonista piccolo, ma assolutamente determinante, in un momento decisivo”.
Atlantista ed Europeista convinto, non mancò però di sottolineare un ruolo internazionale dell’Italia autonomo dalle decisioni degli Stati Uniti, come accadde nella cosiddetta "Crisi di Sigonella".
Fu un complesso caso diplomatico avvenuto a Sigonella nell'ottobre 1985, che rischiò di sfociare in uno scontro armato tra VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) e Carabinieri da una parte e gli uomini della Delta Force dall'altra, all'indomani di una rottura politica tra l'allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan circa la sorte dei sequestratori della nave da crociera Achille Lauro.

Craxi era fu il primo a cercare di interpretareuna società che cambiava e che chiedeva alla politica di stare al passo, vi erano esigenze nuove inascoltate, proprio come oggi.
Furono Craxi e il Partito socialista a porre poi la questione della "grande riforma", e cioè di un profondo aggiornamento della Carta costituzionale. Nella Conferenza di Rimini del 1982 si parlò della necessità di governi fondati su un "patto di legislatura", rotto il quale sarebbe stato automatico lo scioglimento del Parlamento. Sempre in quella sede si avanzò l'ipotesi dell'elezione diretta del Capo dello Stato.
Certo è che dagli anni ottanta parole d'ordine come "governabilità" e "decisionismo" sono state successivamente invocate da destra e da sinistra per proporre un approccio modernistico all'organizzazione del sistema-Paese, mai nessuno vi è riuscito, soltanto anni dopo Silvio Berlusconi cambierà il panorama politico introducendo per la prima volta la possibilità per gli elettori di scegliere il candidato Premier.
Come ricordò anni dopo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, "il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell'assunzione della Presidenza del Consiglio, l'elemento forse più innovativo della riflessione e della strategia politica dell'on. Craxi (...) non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana. La consapevolezza della necessità di una revisione apparve condivisa (...) ma (...) non seguì alcuna iniziativa concreta.
Rimase quindi "un inutile abbaiare alla luna" - come lo definì Craxi stesso con amarezza - il progetto di una "grande riforma" costituzionale in senso presidenzialista.
Nel 1992, un'autorità in tema di scienza politica come Norberto Bobbio osservò che, rispetto alle riforme costituzionali, "non si poteva negare che Craxi fosse stato un precursore".
Craxi innovatore nel modo di comunicare agli elettori attraverso gli spot elettorali alla televisione, quando invece la prassi era la vecchia tribuna politica o il messaggio elettorale in studio, lui scelse di comunicare agli elettori con uno spot girato completamente in esterna.
Siamo noi oggi, a 12 anni di distanza dalla morte di Bettino Craxi in grado di affrontare con obbiettività e con animo sereno le vicende di quegli anni?
Certo è che ad un problema politico fu dato una soluzione giudiziaria e l'unico che ebbe il coraggio di porre in questi termini la questione fu Craxi, che ha pagato più di ogni altro colpe che erano di un intero sistema politico.
Bettino Craxi era un uomo politico vero, che per la sua cultura non concepiva la politica al di fuori dei partiti e pur avendo più di ogni altro compreso le fragilità e la necessità di una riforma del sistema, ad esso rimase fino all'ultimo fedele, ed è stata proprio la politica a condannare Craxi prima ancora dei giudici, ritengo che abbia ragione chi sostiene che il peccato mortale di Craxi non furono le tangenti; fu la scelta dell'autonomia. Quella sì non gli fu perdonata.
Non siamo qui oggi per cercare di riabilitare Craxi, non è questo il tema, Craxi non ha bisogno di nessuna riabilitazione, è già di fatto ricordato da molti come uno statista, da alcuni a voce alta e senza vergogna, da altri sottovoce con qualche timore.
Il problema di molti non è Bettino Craxi, ma l’incapacità di fare i conti con la Storia di questo paese e con quella del partito di appartenenza.
Basterebbe leggere il libro autobiografico di Piero Fassino, “Per Passione”,le parole pronunciate da Luciano Violante, per capire l’incredibile contraddizione di chi oggi dentro il Partito democratico è contrario a Bettino Craxi.
Perché una strada?
Perché sono convinto che sulle nostre strade debba esserci la nostra storia, senza dare nessun tipo di giudizio, sia esso morale o politico.
La storia non è un tribunale né deve diventarlo. Chi non ama Craxi usi la strada che lo ricorda per spolverare il rancore. Gli altri rimpiangeranno le idee perdute. È la nostra storia, rinnegarla significa perdere noi stessi”.