Liberalizzazioni nel commercio, il vicesindaco Nardella: "Un 'modello Firenze' che accetti la sfida ma dica no all'anarchia"

"Sostegno ai centri commerciali naturali, nuovi strumenti urbanistici per i negozi, standard più elevati di qualità nei locali"

Un ‘modello Firenze’ nel settore del commercio che dica sì alle novità introdotte dai decreti Monti, accettando la sfida della modernità, ma dica no all’anarchia e alla deregulation, applicando poche e semplici regole per uno sviluppo equilibrato. E’ questa la ricetta proposta del vicesindaco Dario Nardella durante la sua comunicazione di oggi in consiglio comunale, sui recenti provvedimenti del governo sulla liberalizzazione nelle attività produttive.
“Stiamo vivendo una fase di grande evoluzione – ha spiegato il vicesindaco - I due provvedimenti del governo Monti, ovvero la legge ‘Salva Italia” e il decreto ‘Cresci Italia” intervengono in modo incisivo e con modifiche spesso radicali su molti ambiti di un settore, quello delle attività produttive, che da sempre hanno coinvolto le amministrazioni comunali: il ‘Salva Italia’ per il commercio (per orari e allocazione delle attività); il ‘Cresci Italia’ per taxi, farmacie, panificatori (il provvedimento è comunque ancora all’esame del Parlamento e ci torneremo dopo la definitiva approvazione)”.
Per quanto riguarda dunque le novità introdotte nel settore del commercio, Nardella ha ricordato che il decreto interviene sia liberalizzando orari e giornate di chiusura, sia eliminando le limitazioni a merceologie e localizzazioni delle attività. “Riguardo gli orari, la situazione è ancora in grande evoluzione – ha sottolineato – poiché di fronte a queste novità, molte Regioni hanno preso posizioni diverse e la Toscana ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale sul conflitto di competenza e di emanare subito leggi che vanno in direzione opposta al decreto. E in alcuni Comuni che hanno già applicato queste leggi, come Prato e Pontedera, alcune aziende della grande distribuzione sono ricorse al Tar che ha sospeso i provvedimenti. Occorre quindi grande prudenza. Noi ribadiamo che il Comune di Firenze non emetterà al momento ordinanze limitative di aperture; ma continueremo il monitoraggio per conoscere orari e aperture e avvieremo un confronto con le categorie e sindacati (la concertazione area vasta è già fissata per il 7 febbraio)”.
Tre le mosse indicate dal vicesindaco. “In primo luogo l’amministrazione darà il massimo sostegno alla piccola distribuzione, che ha risposto con il giusto spirito alle novità, senza fare barricate ma cercando le strade per restare sul mercato puntando soprattutto su servizi e qualità”. Quindi “daremo subito una forte accelerazione alla costituzione dell’associazione unitaria dei Centri commerciali naturali, che riunisce circa 1.500 negozi fuori e dentro il centro storico; parteciperemo al bando regionale per i finanziamenti ai Centri commerciali naturali; avvieremo un nuovo progetto per l’arredo urbano”.
In secondo luogo, riguardo la rimozione delle limitazioni a merceologie e localizzazioni dei negozi, Nardella ha spiegato che “l’amministrazione, oltre ad aver aperto un confronto con la Regione sull’adeguamento delle norme previste dal decreto, sta lavorando con l’assessore Meucci per utilizzare strumenti urbanistici ed edilizi, laddove la pianificazione commerciale non è più possibile. Abbiamo degli strumenti di garanzia – ha sottolineato il vicesindaco – la legge ‘Salva Italia’ infatti prevede deroghe che riguardano la difesa della salute, dei lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali. Questo ci rassicura sulla validità del nuovo Piano del commercio e ci permette di utilizzare proprio la leva della tutela del patrimonio culturale per difendere le botteghe artigiane, i negozi storici e altri particolari contesti urbani”.
Infine il terzo punto, che riguarda la scadenza moratoria di 3 anni (già prorogata) sull’apertura di nuovi esercizi di somministrazione nel centro storico: Nardella ha precisato che l’obiettivo è quello di rimuovere la moratoria “perché è inadeguata al nuovo contesto normativo, perché ha portato ad una situazione di rendita (che porta anche a 300mila euro di surplus per acquistare un‘attività in centro) e perché possa evitare la proliferazione di locali ovunque con un effetto ‘movida’ certo non auspicabile”. La soluzione prevista è quella di intervenire sul piano della somministrazione “elevando gli standard strutturali e qualitativi dei locali pubblici” e “lavorando su nuove misure nel regolamento edilizio che sarà pronto in primavera”.
“Firenze non chiuderà le porte alla liberalizzazioni di Monti nel commercio – ha concluso Nardella – ma si impegnerà per declinare queste nuove norme nel contesto locale, con regole nuove e semplici che salvaguardino la qualità e la tradizione in uno sviluppo equilibrato del commercio fiorentino”.
 

(ag)