Giornata della Memoria, minuto di silenzio del consiglio comunale e lungo applauso per l'ex Presidente della Repubblica Scalfaro
Minuto di silenzio in Consiglio comunale per le vittime dei campi di sterminio. Il momento di raccoglimento dei consiglieri e assessori è avvenuto al termine della prolusione per la celebrazione della Giornata della Memoria affidata a Valdo Spini che durante la seduta ha ricordato anche l'impegno e l'attenzione che ebbe l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro verso questo momento storico pieno di sofferenza. Spini accompagnò Scalfaro a Mauthausen quando ricopriva la carica di sottosegretario agli Esteri. Il Consglio ha fatto un lungo applauso in segno di cordoglio verso l'ex Presidente appena scomparso" (lb)
Si allega la prolusione di Valdo Spini
"Sig. Sindaco, Sig. presidente del consiglio comunale, care amiche e cari amici consiglieri,
ringrazio per l’onore che mi viene fatto invitandomi a tenere questa prolusione al consiglio comunale di Firenze per la celebrazione del Giorno della memoria Dedico questo intervento ai deportati fiorentini. In particolare, gli ebrei catturati a Firenze e avviati in campi di sterminio furono 311 e ne tornarono solo 16. Furono altresì deportati 315 politici della provincia di Firenze e ne tornarono solo 28. Una lapide collocata nella galleria delle Provincia in Via Cavour ,elenca 1821 nomi di deportati toscani. Vanno peraltro ricordati tutti gli altri deportati (rom, omosessuali e quant’ altro) mentre un pensiero vorrei rivolgersi agli internati militari italiani che soffrirono una terribile prigionia.
Tra gli ebrei fiorentini deportati e sterminati c’era anche una personalità che aveva più volte ricoperto la carica di assessore al comune di Firenze. Mi riferisco al prof. Riccardo Dalla Volta, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze (1910-13) e poi ancora Assessore alle Finanze (1915-19 ) Dalla Volta è stato uno dei più insigni economisti italiani dei primi decenni del ventesimo secolo. Professore al Cesare Alfieri (e Carlo Rosselli si laureò con lui con una tesi sul sindacalismo) fu preside di quella che è poi stata la Facoltà di Economia e Commercio di Firenze dal 1926 al 1936,fino al suo pensionamento e, tra l’altro, anche membro del Consiglio di amministrazione dell’IRI. L’8 febbraio 1944 viene arrestato a Firenze con i figli Margherita e Enrico, vengono detenuti nelle nostre carceri, Il 18 febbraio sono trasferiti da Firenze nel campo di Fossoli, dove scompare Margherita. Riccardo Dalla Volta e il figlio Enrico sono deportati proprio ad Auschwitz. Enrico muore al suo arrivo il 26 febbraio. Riccardo Dalla Volta muore ad Auschwitz il 10 aprile 1944 all’età di 82 anni. Bene, Riccardo Dalla Volta non era certo un’antifascista, tutt’altro anzi aveva anche sostenuto lo stato corporativo ed assunto cariche durante il regime, e nonostante questo venne portato a più di ottantanni a morire in quel modo crudele e obbrobrioso. Questa era la shoah.
Quest’anno ricorre il centocinquantesimo anno della sua nascita avvenuta a Mantova nel 1862. Credo che sarebbe giusto che il Comune di Firenze, d’intesa con l’Università e la Facoltà di Economia e Commercio organizzasse un incontro di studio su di lui e il suo tempo.
Si diceva degli ebrei fiorentini deportati e barbaramente uccisi. Una cosa mi ha sempre molto colpito a questo proposito. Nel mio immaginario , mi ero sempre figurato che un crimine di questo genere fosse stato avvolto da un alone di riservatezza o di mistero. Magari una partenza da una stazioncina sperduta di campagna. No, gli ebrei fiorentini partirono per i campi di sterminio dal binario n.16 della stazione di Santa Maria Novella, quello usato dai nostri treni regionali il 9 novembre del 1943.
Tanto più rifulge quindi l’esempio dato da coloro che salvarono gli ebrei e che hanno avuto il titolo di giusto tra le nazioni: 513 in Italia, 83 in Toscana, 38 a Firenze. Vi sono vari preti cattolici come don Leto Casini e don Giulio Facibeni e il pastore valdese dell’epoca Tullio Vinay,che si era costruito in casa un rifugio segreto, in piccolo un po’ sul tipo di quello che nascose Anna Frank e la sua famiglia. Una testimonianza di come va vissuta e praticata la fede cristiana. Una testimonianza che si estese al grande corridore ciclista Gino Bartali, che collaborava coraggiosamente con l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Elia Dalla Costa, nell’opera di salvezza egli ebrei, come ha ricordato lo scorso 11 agosto il cardinale Piovanelli.
Ma non si capisce la shoah e i suoi tragici effetti in Italia se non si guarda alle leggi razziali del 1938, ad una dittatura che impose , ma anche ad una società italiana che subì la discriminazione massiccia degli ebrei su larga scala. Direi che la shoah non sarebbe stata possibile , almeno negli stessi termini, se non fosse stata preceduta dalle leggi razziali introdotte dal regime fascista e firmate dalla monarchia sabauda che avevano provveduto a recidere i legami tra la comunità ebraica e la vita pubblica italiana.
Anche qui qualche episodio fiorentino. Il primo, di acquiescenza, il secondo di coraggio. Vengo al primo. A Firenze vivevano la madre dei Rosselli, Amelia Pincherle e la vedova di uno di essi, lo storico Nello, Maria Todesco, ebree. Ambedue erano iscritte all’ associazione culturale femminile del Lyceum , e Amelia, una notevole scrittrice e commediografa, aveva addirittura ricoperto cariche nella presidenza della sezione letteraria Si ricorderà Il 9 giugno 1937 a Bagnoles de l’Orne erano stati uccisi per mano della Cagoule su mandato del governo fascista italiano, i due fratelli Carlo e Nello Rosselli, che erano , appunto di Famiglia ebrea:. Arrivano le leggi razziali del 1938 e, pedissequamente, il Lyceum delibera che a partire dal 1 gennaio 1939 tutte le donne ebree dovevano considerarsi decadute dall’associazione. Delle donne già tanto colpite negli affetti familiari dovettero subire anche questa discriminazione e si decisero poi, per fortuna, ad abbandonare l’Italia. A quanti episodi del genere si è assistito negli anni che precedettero la II guerra mondiale? Se ne potrebbero amaramente raccontare molti.
Ma si diceva di un episodio di coraggio. Voglio mandare in questo senso un saluto a Teresa Mattei, deputata del Pci alla Costituente, una delle prime donne ad entrare in Parlamento, a 25 anni, la più giovane dell’assemblea costituente. Teresa Mattei frequentava la seconda liceo al Michelangelo, quando venivano nelle classi dei professori di scienze a spiegare la superiorità della razza ariana e ad illustrare l’inferiorità e la pericolosità di quella ebraica. Teresa Mattei si alzò e disse che non voleva sentire quelle porcherie e uscì dalla classe. Venne immediatamente espulsa da tutte le scuole del regno. Ma non finì così: suo padre, che fu poi un esponente del partito d’azione, la portò a consulto dall’avv. Piero Calamandrei nel suo studio di Borgo degli Albizi. Il grande giurista, dopo un commosso “brava!” e un abbraccio affettuoso si mise a studiare codici, leggi e regolamenti, e verificò che non ce ne era nessuna che vietasse alla Mattei di presentarsi da privatista alla maturità. Cosa che la Mattei fece con successo, saltando così addirittura un anno e iscrivendosi poi all’Università (Sia Teresa Mattei che Piero Calamandrei furono deputati alla Costituente, il secondo per il Partito d’Azione. Ci sarebbero tante altre cose da rievocare su quel periodo, ma sarebbero fuori tema).
Ma torniamo al nostro tema. Il Parlamento italiano, con Legge del 20 luglio 2000, n. 211, proposta da Furio Colombo, ha istituito il giorno della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Il 27 gennaio è il giorno nel quale sono stati abbattuti i cancelli di Auschwitz, ed in tale giorno la Repubblica italiana ricorda la Shoah (Shoah è un vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, ma anche coloro che, anche in schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Sono stato tra i parlamentari che hanno votato a favore di questa legge.
Sono passati più di dieci anni e credo che dobbiamo veramente essere soddisfatti d’averlo fatto. Passano gli anni, si succedono le generazioni e ragazzi e ragazze, nel giorno della memoria prendono coscienza di quello di cui può esser capace di secernere in termini di malvagità l’animo umano se è fuorviato da impostazioni culturali, ideologiche , politiche, improntate non al rispetto dei diritti umani , ma alla ricerca della supremazia, della prevaricazione, dell’odio di razza nei confronti dell’altro e del diverso. Chiunque ha fatto l’esperienza della visita ai lager e ai campi di sterminio (ne avemmo uno anche in Italia, a Trieste) penso che abbia provato la mia stessa sensazione quando visitai Mauthausen accompagnando come sottosegretario agli Esteri il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro , alla cui memoria formula un deferente saluto, in una visita compiuta sotto una fitta nevicata. Credevo di essere preparato a quell’orrore su cui avevo imparato tante cose, ma il contatto fisico con quelle strutture di morte e con i terribili ricordi che secernevano, venivano a sorpassare ogni conoscenza libresca. Si per quanto sia penoso, bisogna andarci, vivere quei posti, non dimenticare e pensare di cosa può essere capace l’essere umano quando perde il contatto con i valori più profondi del senso della vita e della fraternità con gli altri esseri umani col senso stesso della storia dell’umanità.
Il razzismo è come quell’erbaccia che rispunta all’improvviso anche sotto una colata di cemento. Si manifesta quando meno te lo aspetti e per quanto marginalizzato è in qualche modo una tentazione presente nelle menti più fuorviate. Altrimenti non si spiegherebbe quanto è avvenuto poco tempo fa a Firenze, quando un pazzo criminale ha aperto il fuoco contro gli ambulanti senegalesi in Piazza Dalmazia e in Piazza San Lorenzo, uccidendone e ferendone alcuni. Ma ci sono anche successi nella battaglia contro il razzismo.
Qui viene in mente il pastore Martin Luther King e la sua battaglia non violenta per il sogno della convivenza tra le razze negli Stati Uniti d’America , la cui difficoltà è rievocata in un film sul capo dello FBI del tempo, Hedgar Hoover, che sta girando nei cinematografi, ma proprio in un periodo in cui siede alla Casa Bianca il primo Presidente afroamericano della storia di quel paese ne documenta il successo.
Siamo quindi contro ogni forma di razzismo e di intolleranza comunque e dovunque, particolarmente in questa società della globalizzazione in cui con l’altro , con il diverso vieni ormai a diretto contatto. IN questo senso la stessa nozione di cittadinanza può essere approfondita, come del resto seppe fare in un cero senso lo stesso Impero Romano. Molti di noi sono, con il Presidente Giorgio Napolitano, quando chiede la cittadinanza italiana per i figli degli immigrati nati nella nostra nazione, l’Italia, perché di essa si possano sentire a tutti gi effetti figli.
A tante riflessioni di questo genere ci spinge il giorno della Memoria. Senza dimenticare mai, peraltro, da dove viene e cosa significa quel giorno. Opportunamente in questi giorni è stato trasmessa la registrazione di quel discorso del Capo delle SS Heinrich Himmler ai suoi camerati il 4 ottobre 1943 in cui viene ribadito il concetto dello sterminio totale del popolo ebreo. I cosiddetti “negazionisti” andrebbero condannati a risentirselo in continuazione.
Abbiamo avuto sei milioni di ebrei sterminati dopo avere fatto loro perdere ogni dignità come ci ha descritto un grande scrittore, Primo Levi in “Se questo è un uomo.” E se la II guerra mondiale fosse stata vinta da Hitler, Mussolini e i Giapponesi il criminale disegno di sterminio del popolo ebraico sarebbe stato portato a termine (più tutti gli altri milioni di deportati uccisi nei campi di sterminio).
Anche questo dobbiamo ricordarci quando parliamo di fascismo, di antifascismo e di resistenza. Ed è, credo, merito storico del Presidente della Camera Gianfranco Fini avere detto su queste cose delle parole molto chiare e definitive.
Ha scritto Elena Loewenthal che il pericolo è che “il ricordo diventi cerimonia” perché “qualunque celebrazione ha per conseguenza la trasformazione della memoria, la sua metamorfosi in un rito più o meno svuotato, non tanto di contenuti quanto di pathos”. E’ vero Ma non è inevitabile. E allora noi oggi abbiamo un dovere molto preciso verso questi milioni di essere umani sterminati senza badare all’età e alla condizione sociale: il loro sacrificio non sarà stato vano se sapremo battere il razzismo e affermare nella nostra epoca i grandi valori di libertà, di solidarietà e di fraternità.
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