64mo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani adottata dall'assemblea generale della Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, la comunicazione della presidente Agostini (PD)
Questo il testo dell’intervento della presidente della Commissione Pace Susanna Agostini (PD)
“Questa carta sancisce i diritti individuali dividendoli in due grandi aree, civili, e politici,e diritti economici, sociali, culturali uguali per ogni persona nel mondo. Intervengo per ricordare alcuni eventi di diversa natura ma che sonoin diverso modo solo alcuni esempi di rivendicazione di rispetto democratico e civiltà:
IL 29 NOVEMBRE IL Governo Italianoha deciso di sostenere la risoluzione per attribuire alla Palestina lo Status di “Stato osservatore” delle Nazioni Unite.
Siamo in attesa della concretizzazione delle richieste contenute nella campagna ‘l’Italia sono anch’io’, sottoscritta anche da questo consiglio comunale,per dare la cittadinanza a tutte le persone che nascono nel nostro paese.
La ragazza che ha cambiato il Pakistan, la 15enne Malala Yasufazi, le penne come armi, il diritto all’istruzione, è stata definita la ragazza più coraggiosa del mondo. È stata ferita gravemente dai talebani in Pakistan.
Vale la pena qui ricordare la morte in carcere di Stefano Cucchi per inanizione (mancata grave carenza di alimenti e di liquidi). I diritti delle persone nei carceri Italiani e stranieri e la richiesta di un impegno politico forte contro la tortura.
Come di seguito dettaglierà il collega Vannucci abbiamo fatto insieme un’esperienza importante come rappresentanti di quest’assise accompagnati da una donna speciale, Aminatou Haidar.
Oggi 17 dicembre sono 3 anni da una vittoria dei diritti umani, che nel 2009 accese l’attenzione delle Cancellerie e dei mass media occidentali sul dramma del popolo saharawi.
La sua forza disarmante è la cosa che colpisce chiunque incontra per la prima volta Aminatou Haidar. Chiamata la Gandhi del Sahara, 46 anni, è la rappresentante dei diritti umani dei saharawi, che rivendicano l’autodeterminazione dal Marocco.
La svolta, che ha fatto conoscere la sua storia e quella del suo popolo, dopo 25 anni di colpevole silenzio, avviene il 13 novembre 2009. Di ritorno dagli Stati Uniti, dove era andata per ritirare un premio per il suo impegno per i diritti umani, ed arrivata all’aeroporto di Laayoune, la sua città, si rifiuta di scrivere sul modulo d’ingresso la parola “Marocco”. Scrive invece in arabo El Aioun, Sahara Occidentale. Dopo una trattativa durata oltre 24 ore, le autorità marocchine, sequestratole il passaporto, il 15 novembre la obbligano a imbarcarsi su un aereo civile spagnolo per Lanzarote, alle Isole Canarie. Priva di documenti, bloccata all’interno dell’aeroporto in territorio spagnolo, Aminatou comincia lo sciopero della fame per tornare alla sua casa, alla famiglia. Ai due figli, una femmina e un maschio, allora di 13 e 14 anni.
32 giorni di sciopero, 11 kg. persi. Intervengono il Dipartimento americano e il Segretario di Stato Hillary Clinton. Si muovono le Cancellerie europee. La battaglia è vinta. Una donna, all’apparenza fragile e sola, contro il Governo del Marocco. Una vittoria contro la burocrazia dei funzionari di polizia e la forza del potere, al termine di una vicenda dagli aspetti kafkiani che potrebbe essere accostata a tante storie della letteratura russa dell’Ottocento. Che raccontano di funzionari miopi, privi di una visione che mai va al di là delle regole da far rispettare”.
(fdr)