Seves, Pieri: "Basta prendere in giro Firenze, questo management non all'altezza"

"Nuova protesta dei lavoratori per la dichiarata volontà di spegnere il forno. Dov'è il piano industriale? L'azienda lo ha mai fatto? E se sì, perché non lo mostra?"

 Questo l’intervento del consigliere Massimo Pieri

26 settembre 2009: “Verità sulla Seves per salvaguadare 110 famiglie. Dal bilancio 2008 si vede chiaramente che lo stabilimento di Firenze ha fatto 10 volte meglio di quello nella Repubblica Ceca”. 16 ottobre 2009: “Sindacato latitante e poco vicino ai lavoratori in questa battaglia. La cassa integrazione non sarebbe un diritto visto che l’azienda fa profitti”. 17 ottobre 2009: «Dove sono finiti i soldi stanziati dalla Regione per far ripartire il forno?». 25 novembre 2009: “Perché un’azienda che fa utile mette gli operai in cassa integrazione?”
27 gennaio 2010: “Lavoratori, sindacati e istituzioni presi in giro dalla proprietà di Seves”. 26 luglio 2010: “Nessun effetto nell’accordo siglato senza una banca che eroghi i fondi necessari. L’altra condizione per giungere a un risultato vero è conoscere il ruolo di Fidi Toscana”. 28 agosto 2010:“Ad oltre un mese dalla sigla dell’accordo, prosegue il silenzio sulle garanzie per i lavoratori. Si è fatta avanti la banca che erogherà i fondi? Il forno è stato riacceso? E quale ruolo svolgerà Fidi Toscana? A quanto ci risulta, alcuni lavoratori non sono ancora stati richiamati al lavoro”.

Questi i titoli di alcuni dei comunicati prodotti dal sottoscritto dal 2009 ad oggi. A che punto siamo? Il management ha annunciato la volontà di spegnere il forno, i lavoratori hanno deciso una manifestazione per oggi al Ponte Vecchio, mentre lunedì prossimo siederanno al tavolo di crisi in Regione. In altre parole, siamo punto e a capo, con la legittima preoccupazione, arrivati a questo punto che, come avevamo detto a suo tempo, l’azienda voglia definitivamente lasciare Firenze.
Non vogliamo portare ad esempio ciò che il sindaco La Pira fece per far riaprire il Pignone, ma una maggiore incisività, l’averci creduto di più fin dall’inizio da parte di Comune, Provincia e Regione sarebbe stato auspicabile.
In questa vicenda, il management si è dimostrato non all’altezza, il sindacato debole, i lavoratori hanno preferito un accordo che fin dall’inizio sembrava assai incerto a uno scontro che era inevitabile.
Adesso però basta prendere in giro Firenze. All’azienda diciamo: mostrateci il piano industriale. Ad oggi non c’è, e perché? Forse perché mostrarlo significherebbe confermare la volontà di andarsene da Firenze”.

(fdr)