Economia e presenza femminile, l'assessore Meucci: "Con più donne ai vertici non saremmo in una crisi così grave"
“Nell’attuale contesto di crisi economica di lunga durata, studi qualificati sostengono che nell’economia se la presenza delle donne fosse stata più consistente (e nel settore finanziario è minima), valorizzando la leadership femminile, probabilmente non ci troveremo in questa drammatica situazione. Che cosa sarebbe successo se invece di Lehman Brothers ci fosse stato Lehman Sisters?” Questa domanda, insieme di stimolo e di sfida, è stata al centro dell’intervento dell’assessore alle Politiche del territorio Elisabetta Meucci, che ieri ha coordinato il convegno “Donne economia e cultura” organizzato in Palazzo Vecchio nell’ambito di “Florens 2012”.
“Non si tratta semplicemente di una questione di parità, ma anche della specificità del ruolo della donna – ha sottolineato l’assessore - In Italia, mi sembra che siamo ancora a lottare per la prima, ma non c’è dubbio che per fronteggiare le sfide sempre più difficili e complesse che ci aspettano, c’è bisogno anche del secondo approccio. Il problema non è esclusivamente politico (e su questo fronte personalmente assicuro il mio costante impegno) ma anche e soprattutto culturale”
L’assessore ha ricordato gli sconsolanti dati sulla presenza femminile del Global GenderAct, un indice sociologico che dà la misura complessiva delle discriminazioni di genere: l’Italia è all’ 84 posto fra le nazioni di tutto il mondo. “Siamo al 20% nelle istituzioni politiche – ha aggiunto Titta Meucci - Una percentuale bassa si registra anche per quanto riguarda le professioni, comprese quelle da tempo ‘femminilizzate’ come la magistratura o le professioni sanitarie; ma la peggiore percentuale la troviamo comunque nel settore dell’economia. Il 57% delle società quotate in borsa non ha neppure una donna nei CdA e solo lo 0,7 ne ha più di 3. Mentre nelle prime 50 imprese nazionali, la presenza femminile è dell’1,3%. Per non parlare dello stipendio che risulta del 26% inferiore a quello dei colleghi maschi pari grado”.
“Eppure altre autorevoli ricerche dimostrano, conti alla mano, che per quanto riguarda le donne manager, una maggiore presenza femminile fa bene ai bilanci delle aziende – ha concluso l’assessore - E questo perché, rispetto ai maschi, la donna possiede una maggiore intelligenza sociale, che le permette di capire meglio gli altri e quindi di muoversi meglio. Oltre ad essere comunque portata ad non assumere rischi inutili o sproporzionati”.
(ag)