46° Alluvione, Giocoli (FLI): "Ricordiamo le vittime e quanti, come Emanuele Casamassima, reagirono alla tragedia con uno straordinario lavoro"

Questo l’intervento della vice capogruppo di FLI Bianca Maria Giocoli al consiglio comunale straordinario per il 46° anniversario dell’Alluvione di Firenze alla Biblioteca Nazionale Centrale questa mattina

“Parto da un dato personale: l’emozione per ritrovarmi oggi qui, dove ho lavorato per quattro anni al termine del mio percorso universitario. Il ricordo di quegli anni – 20 anni dopo l’alluvione – in cui si respirava ancora il clima dell’alluvione, era in corso il restauro dei libri e si sentiva ancora molto vicina la tragedia e le sue conseguenze sul patrimonio della Biblioteca e della città tutta. Per una ragazzina di 20 anni fu un modo per sentirsi addosso il peso della cultura, la sua importanza e la sua straordinaria preziosità.
L’altro ricordo personale che oggi voglio fare riguarda mia zia, angelo del fango ‘normale’, in quanto era una donna come tante, che uscì dalla casa dei genitori dove abitava e si dette da fare per liberare dal fango la città. Si tratta di una storia particolare proprio perché si trattava di una donna normale, che probabilmente avrebbe trascorso la sua vita a fare ‘le faccende’ in casa, se non fosse stato per quel tragico avvenimento. Ebbene, proprio grazie alla sua opera dopo l’alluvione, mia zia entrò poi a lavorare qui alla Biblioteca Nazionale, dove rimase fino alla pensione.
Anch’io voglio poi ricordare il direttore della Nazionale Emanuele Casamassima. Io non l’ho conosciuto, ma è come se l’avessi fatto: tutti qui parlavano di lui e tutto ricordava la sua importante presenza per la Nazionale e per la città, non solo come esperto del settore ma anche come un antesignano, direi un funzionario 2.0. Casamassima aveva capito l’importanza del numero di dipendenti che servono alla cultura - e ricordo le sue lotte per il Ministero per avere più dipendenti, e anche quella della scelta di aprire le porte ai giovani, che venivano qui a salvare i libri e la cultura. Inoltre creò un pronto soccorso di restauro che all’inizio era improvvisato ma poi, proprio grazie a quel primo nucleo d’emergenza, si è trasformato in un’eccellenza mondiale. C’è anche chi dice che in qualche modo da lui sia partita la rivolta del ’68, quando Saragat venne in visita a Firenze e lui gli rivolse poche lapidarie parole: “Presidenti ci lasci lavorare”.
Infine, in questa giornata in cui si celebrano le Forze Armate e l’Unità nazionale, un pensiero va ai morti della tragedia del 4 novembre ’66, troppo spesso dimenticate sotto il peso della catastrofe che per Firenze l’alluvione rappresentò per i tesori dell’arte, e all’opera appunto delle Forze Armate, che al fianco dei volontari giunti da ogni parte del mondo profusero tutto il loro impegno per far risollevare Firenze”.

(fdr)