46° Alluvione, Lista Galli: "Troppo c'è ancora da fare per mettere in sicurezza l'Arno. Il sindaco Renzi si adoperi per sbloccare le opere necessarie"

Questo l’intervento del consigliere Alberto Locchi a nome della Lista Galli al consiglio comunale straordinario per il 46° anniversario dell’Alluvione di Firenze alla Biblioteca Nazionale Centrale questa mattina

“Per evitare ancora una volta che questi Consigli comunali celebrativi restino fini a sé stessi, in un ottica di valutazione a tutto tondo del problema rischio idrogeologico, ponendo degli interrogativi ma proponendo interventi efficaci, è giusto affrontare l’argomento in maniera complessiva e partendo dall’origine.
Fossi, rii, torrenti, fiumi, ognuno di loro contraddistinto da caratteristiche proprie ma che allo stesso modo si implementano, si completano, si corroborano e che vanno visti nel loro insieme, con le loro diversificazioni intime e con le loro singolari variabili per poterne desumere le caratteristiche idrogeologiche che li identificano.
Così come l’innocente rivolo di acqua che sgorga da una sorgente montana va sin da subito tutelato e controllato, così il grande fiume di pianura, in maniere diverse, va seguito, guidato ed assistito nel suo lungo corso attraverso pianure e città, giù fino alla sua foce.
Ma quando dico controllo, verifica, assistenza, parlo di tutela complessiva di un ecosistema che comprende il suo alveo, i suoi argini ed i suoi immediati dintorni.
Non condivido la scelta drastica del dragaggio sistematico dei fondali dei corsi acquatici, condanno il taglio massiccio di ogni tipo di albero ed arbusto che trova sua dimora sugli argini per fare degli stessi veri e propri campi da biliardo quanto sono levigati... Questi sistemi che sarebbero di controllo e che, teoricamente, a tavolino, pretenderebbero un miglior controllo del flusso delle acque, non fanno che, viceversa, favorirne il deflusso veloce, aumentare la velocità e l’incontrollabilità di eventuali piene. E, anche se questo è un altro discorso, tutto ciò comporta pure il depauperamento di un ecosistema che influisce certo anche sulla fauna ittica che non potrà più approvvigionarsi di insetti, frutti e lamelliformi provenienti, appunto, dalla vegetazione limitrofa.
Chiedo che questo tipo di sistema di controllo possa essere rivalutato alla luce dei risultati ottenuti, chiedo che il disboscamento avvenga solo a ragion veduta nei confronti degli alberi malati tutelando viceversa quelli sani e che nei torrenti o nei corsi d’acqua a carattere torrentizio si implementino le briglie e le cascate, unico sistema sicuro di rallentamento delle acque.
Poi, quando il fiume, l’Arno nel nostro caso, prende la conformazione del grande fiume di pianura con una imponente portata di acqua, l’unica possibilità di salvezza in caso di piena improvvisa, sono le tanto attese casse di espansione. E allora, facciamole perdinci queste agognate casse, facciamo pressione sugli organi preposti che si possano sbloccare i milioni fermi da così tanto tempo ed iniziamo a scavare nelle piane valdarnesi perché Dio non voglia accada qualcosa, questo sarebbe il più grande smacco, ed il più grande errore che ci potremmo contestare. Senza possibilità di perdono.
Ed eccoci arrivati in città dopo questo peregrinare dialettico fra monti, valli e pianure…
Firenze, quando 46 anni fa venne aggredita dalla furia dell’Arno assistette, fra le altre cose, alla primissima espressione di “protezione civile improvvisata”, gli angeli del fango giunti spontaneamente ad aiutarci, affiancando l’esercito – che a quei tempi era l’unico organo che era chiamato ad intervenire in caso di calamità– furono proprio i precursori di quella che sarebbe divenuta, in maniera strutturata, la protezione civile di oggi.
Protezione civile: un nome importante che però con oneri, poche volte con onori e spesso in maniera luttuosa, ricade per la quasi totalità della sua manovalanza sulle spalle dei volontari delle Associazioni come le Misericordie o le Pubbliche Assistenze o la Croce Rossa che da un minuto ad un altro, senza preavviso, sono pronti a levarsi la cravatta o le pantofole per gettarsi tra le macerie o nel fango. Con quali mezzi…Coi propri, con le pale, con le Jeep, con le idrovore che l’Associazione della quale fanno parte è stata in grado di acquistare e solo con il poco che l’Amministrazione viceversa è in grado di fornire…
La Protezione civile dell’area fiorentina, ad onor di cronaca, sta facendo un ottimo lavoro di coordinamento e senz’altro siapprezza il suo intervento ma quanto ancora c’è da lavorare in tal senso… Quanto in termini di informazione bisogna ancora fare…Si, l’informazione,la comunicazione, così cara al nostro Sindaco, è per questi argomenti così importanti un tabù per gli abitanti di Firenze. Chi di voi sa quali sono i centri di raccolta in caso di calamità, chi di voi sa dove vicino la propria abitazione, con le vie cittadine chiuse, trovare acqua o una cucina da campo o un centro medico. Chi di voi davvero sa come comportarsi in caso di emergenza? Nessuno. Informazione…Formazione…Prevenzione: 3 parole ognuna conseguenza dell’altra che ad oggi non sono conosciute nella lingua dell’emergenza collettiva.
Qui chiedo a gran voce di lavorare e di intervenire, qui chiedo al Sindaco Renzi di sfruttare i suoi enormi poteri comunicativi per farsi tramite del messaggio da dare ai cittadini di Firenze. Qui chiedo alla Giunta di rendere attuativa la mia delibera, votata recentemente all’unanimità in Consiglio comunale, per promuovere una capillare campagna informativa ai cittadini di Firenze su come comportarsi in caso di calamità. Mettere la testa sotto al guanciale non serve a nessuno, pensare che le cose accadano sempre agli altri è il peggior pensiero che si possa avere.
Concludo quindi con questa richiesta: informare i cittadini affinché si possano formare per sapere affrontare una criticità e conseguentemente sappiano prevenire i danni, senza incorrere in atti sbagliati o dannosi”.

(fdr)