Città metropolitana, il vicesindaco Nardella: "No all'elezione diretta del presidente"
Città metropolitana e autonomia dei Comuni, con un invito al ministro Cancellieri sul decreto ‘tagliaspese’: sono questi i temi principali dell’intervento che il vicesindaco Dario Nardella ha tenuto stamani all’Assemblea nazionale dell’Anci in corso a Bologna.
“Per i Comuni la sfida dell’autonomia non può limitarsi ad una semplice rivendicazione di ruolo, ma ci chiama a dare senso e contenuto a questo impegno – ha detto Nardella – L’autonomia è una qualificazione di un modello democratico, e non un ostacolo al ruolo dei cittadini, che chiedono agli enti locali due cose fondamentali: interlocutori che rispondano e servizi adeguati. Questo rientra nel concetto di efficienza, che è un valore della nostra Costituzione: se lo dimentichiamo, noi corriamo il rischio di prestare il fianco alle pulsioni centralistiche”. E riguardo al ruolo e alle responsabilità dei Comuni, il vicesindaco ha rivolto un appello al ministro dell’Interno Cancellieri riguardo il decreto 174, il cosiddetto ‘tagliaspese’: “Cancelliamo il riferimento all’articolo 3 del decreto, dove si stabilisce che la nomina dei presidenti dei revisori dei conti dei Comuni sia fatta dai prefetti. Questa non è una risposta funzionale – ha sottolineato Nardella – Qui c’è la negazione del principio di democrazia che è un principio di responsabilità e autonomia: perché in questo modo si fornisce un alibi alle amministrazioni locali, negando il diritto-dovere degli amministratori di rispondere in prima persona ai cittadini, senza trincerarsi dietro la scusa ‘ma la scelta non l’ho fatta io’”.
Parlando poi di città metropolitana, il vicesindaco ha osservato che si tratta di “uno strumento innovativo che i Comuni devono saper declinare, interpretare e utilizzare per una maggiore funzionalità. Se riusciremo a coniugare la novità della città metropolitana all’efficienza, potremo dare una risposta di democrazia ai cittadini, uscendo anche dall’equivoco dell’elezione diretta del presidente; equivoco che ci porterebbe ad un ritorno surrettizio delle Province, con una vanificazione di questo sforzo di modernità”.
(ag)