11 Agosto, Agostini (Pd) "Ribadiamo il nostro impegno per la nascita di un centro didattico multimediale che raccolga e salvaguardi i preziosi ricordi delle famiglie fiorentine"

Ecco la lettera inedita scritta dal partigiano Fuoco alla piccola Giulia Sarti nata il giorno della Liberazione

".....Tu sai, cara Giulia, che l'11 agosto 1944, i cittadini di Firenze insorsero contro l'occupante nazista e contro i loro servi fascisti. Era il giorno che noi partigiani avevamo preparato durante i lunghi, duri mesi della guerra partigiana, sulle montagne che fanno corona alla nostra bella e amatissima città. Molti, troppi ragazzi, com'io ero allora, hanno pagato con la vita perché, un giorno, noi, indegnamente sopravvissuti, potessimo gioire per la riconquistata della libertà.......". Comincia così  la lettera scritta con una Olivetti 22 da Enio Sardelli, il partigiano Fuoco, ad una bambina nata proprio l'11 agosto. Ed è con questa lettura che si è chiuso l'evento, organizzato dall'ANPI Oltrarno,  che si è svolto l'8 agosto nell'ex Chiesa dei Barnabiti  “E' stato Alessandro Sarti, assessore alla cultura del Comune di Pontassieve, padre di Giulia, amico e compagno di Enio a leggerla.- ha detto Susanna Agostini - E regalarla al futuro.A tutti noi, a Firenze agli adolescenti che hanno bisogno di scoprire perché per noi fiorentini l'11 agosto è una festa! Fuoco lo abbiamo conosciuto bene, ci ha raccontato molto del sacrificio umano, della vera storia vissuta dalle famiglie fiorentine durante la sua infanzia, nel pieno del fascismo. La presentazione del suo ultimo scritto è stata l'occasione per tornare ad evidenziare un quadro davvero triste di come vivevano nel terrore le famiglie degli antifascisti fiorentini. Del  calpestio costante dei diritti delle persone, delle umiliazioni subite da tanti onesti cittadini. Oggi è necessario che ci si occupi di raccogliere gli scritti di tanti testimoni e che restino a disposizione delle generazioni attuali e future. La cronistoria dei protagonisti della liberazione di Firenze e dell'Italia intera sia gelosamente salvaguardata. Anche per Enio, Giorgio, Angela e gli altri che ieri erano presenti che lo hanno chiesto da tempo, è urgente l'apertura di un museo della resistenza. Un luogo di raccolta, dove tutto il materiale che è in possesso di organizzazioni, persone e famiglie possa essere salvaguardato e reso interattivo, che parli al futuro con le parole semplici e di grande contenuto proprie dei protagonisti primi delle vicende. Enio ha scritto tanto e bene, ha sottolineato la partigiana Angela, perché ha saputo dipingere un costume, una morale delle differenze intrinseche tra i soggetti che si trovavano ad un confronto/scontro epocale, leggendo la parte del libriccino che ricorda l'obbligo della camicia nera a scuola il giorno del sabato fascista. Un obbligo che costò un doloroso e brutto "Sant'Antonio" al piccolo Enio. Si chiamava così l'agguato di giovanotti che picchiavano a sangue i predestinati, che a loro parere, dovevano ricevere  una lezione. Lucidissimi i racconti brevi ed un'analisi delle vicende che hanno portato una intera città come Firenze a ribellarsi ai soprusi e ad insorgere, a conquistare l'onore di essere Città Medaglia d'Oro alla Resistenza. Questa scrittura privata, venne in mente a Fuoco nel 2005, quando pullulavano iniziative tra amministrazioni comunali e ANPI per una raccolta firme contro il riconoscimento della qualifica di militari belligeranti ai combattenti della RSA, i gruppi consiliari della maggioranza di Palazzo Vecchio ne raccolsero 4000. Erano momenti particolari della
politica si sentivano scricchiolare i fondamentali della democrazia e il riconoscimento della conquistata libertà. Alessandro Sarti accompagnò da Firenze a Pontassieve Enio per partecipare ad un incontro politico, in quell'occasione chiacchierando in macchina, disse che sua figlia Giulia,  allora ragazzina, era nata proprio l'11 agosto, una data che in famiglia Alessandro aveva sentito raccontare spesso, dal nonno partigiano, anche lui di San Fradiano. Fuoco, dopo pochi giorni le scrisse la bella lettera che segue in calce, per spiegare il senso dell'11 agosto, dopo aver saputo che lei era nata proprio in un giorno che per i fiorentini, per i partigiani tutti a Firenze, sarà per sempre: Un bel giorno di festa! La giornata si è chiusa con la celebrazione ufficiale dell'8 agosto in piazza Santo Spirito, quando si ricorda il comandate Potente e si aprono le celebrazioni della liberazione di Firenze. Sessantotto anni fa, infatti, con l'ingresso dell'armata partigiana in Porta Romana, si concretizzarsi l'insurrezione del popolo fiorentino. Gracco apre la giovane truppa formata da donne e uomini entusiasti, come si vede nelle foto d'epoca, porta alto un drappo insanguinato; è la camicia che Aligi Barducci indossava quando fu ferito la notte prima a causa di una scheggia vagante. Una scheggia frammento di un'ultima granata tirata con cattiveria per uccidere persone inermi. Furono molti infatti i feriti e due i morti. Proprio il comandante Potente- ha concluso Agostini-  aveva espresso come desiderio che la sua ultima camicia, indossata quando è stato ferito, svettasse al nuovo vento di libertà per Firenze. Aligi Barducci aveva 31 anni nel 1944 e nella brigata che portava il suo nome di battaglia, militava anche Enio Sardelli, il Partigiano Fuoco, che allora era solo diciottenne".

(lb)

In allegato la lettera per Giulia Sarti scritta dal Presidente dell'ANPI  Oltrarno Enio Sardelli. Partigiano Fuoco