Servizi pubblici, Grassi e De Zordo: "La sentenza della Corte costituzionale è la vittoria di 27milioni di italiani"
“Una sentenza che rappresenta una seconda vittoria, dopo quella del referendum di giugno 2011, della volontà di quei 27 milioni di italiani che avevano votato contro la gestione privatizzata del settore idrico e in generale di tutti i servizi pubblici locali". Lo affermano i consiglieri comunali Tommaso Grassi e Ornella De Zordo. "Grazie al ricorso presentato dalla Regione Puglia davanti alla Corte Costituzionale - aggiungono Grassi e De Zordo- su una legge con cui il Governo Berlusconi aveva voluto aggirare l’esito referendario, accontentando gli appetiti di una complessa rete di poteri forti, economici e finanziari che voleva azzerare gli effetti dell’esito referendario favorendo e rafforzando la spinta neoliberista ed egemonica dei poteri forti sulla gestione di servizi che devono rimanere in mano pubblica. A Firenze sulla spinta del decreto dell’estate 2011del Governo Berlusconi il cui articolo di legge beffardamente era intitolato "Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa europea” e nella piena continuità neoliberista dell’attuale Governo Monti, si sono motivate e avvallate numerose procedure, alcune avviate, altre solo ipotizzate di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Dopo questa sentenza che rimuove ogni tipo di obbligo in merito alla cessione e alla messa a gara di tutti i servizi pubblici locali, Firenze che intende fare ? Prosegue incurante affermando una volta ancora che anche senza alcun obbligo di Legge ritiene che la via da seguire è quella delle privatizzazioni dei servizi pubblici locali ? Noi - concludono De Zordo e Grassi- così come contrastavamo la normativa nazionale continueremo coerentemente ad opporci ad ogni tentativo di proseguire in questa strada, e anzi continueremo a sostenere la necessità di applicazione immediata di entrambi gli esiti referendari al settore idrico, visto che gli utili continuano a riempire le tasche dei privati che anche la Corte Costituzionale ha ribadito non devono avere nulla a che vedere coi servizi pubblici locali.”
(lb)