Servizio domiciliare, Grassi e De Zordo : "Non si può ridurre il monte ore delle cooperative e non investire sul personale interno. Necessario dare una risposta concreta ad anziani e disabili"

"Preoccupa che il Comune dica che il fabbisogno è soddisfatto e non riesca a vedere che ci sarebbe bisogno di molte più ore"

"Pieno sostegno alla protesta del personale impiegato attualmente nei servizi domiciliari del Comune di Firenze - affermano i consiglieri comunali Tommaso Grassi e Ornella De Zordo -: non si può ridurre ogni anno migliaia di ore di lavoro alle cooperative, e non investire sul personale interno al Comune riducendo non solo quantitativamente il servizio offerto alla cittadinanza, ma costringendo anche i lavoratori a ritrovarsi licenziati o in cassa integrazione in deroga come sono attualmente quelli della Cooperativa Castello, che gestiva il servizio nei quartieri 1 e 5".

"La gara d'appalto è scaduta da molto tempo e finora si è proceduto con proroghe temporanee: adesso è il momento, prima di pubblicare un nuovo bando di gara, che il Comune chiarisca definitivamente e in maniera chiara quali siano le prospettive di questo servizio e alle lavoratrici e ai lavoratori che vi sono coinvolti si dica se sono destinati a finire licenziati o in cassa integrazione senza alcuna prospettiva di mantenimento dei livelli del servizio domiciliare e del livello occupazionale. Non può soddisfarci che verranno confermate nel prossimo bando le 17.500 ore del 2011, ridotte secondo l'andamento dei primi 5 mesi del 2012: questo significherebbe ridurre ulteriormente il servizio ad anziani e disabili e mandare in cassa integrazione o licenziare ulteriore personale delle cooperative – hanno aggiunto –. La risposta dell'assessore Saccardi non solo non ci soddisfa ma è preoccupante che il Comune affermi che il fabbisogno della popolazionefiorentina è soddisfatta quando invece il problema è la difficoltà dei servizi sociali di recepire le difficoltà e le problematiche sul territorio in ambito sociale e riteniamo che ci sia bisogno di molte più ore di servizi domiciliari”.
“Un taglio di 9000 ore in 5 anni che corrisponde a un taglio del 30% significherebbe una riduzione equivalente del fabbisogno nella popolazione e purtroppo noi riscontriamo un incremento della richiesta da parte della popolazione anziana e disabile” concludono Grassi e De Zordo.

(fdr)