Sollicciano, De Zordo e Grassi: "Non è più il tempo delle parole"
Questo l’intervento dei consiglieri Ornella De Zordo e Tommaso Grassi
“Sollicciano, Firenze, Toscana, Italia: 22 giugno, quarto suicidio dall'inizio dell'anno nel carcere fiorentino. Una donna, madre di due figli, tossicodipendente, si è tolta la vita.Un carcere- come praticamente tutti gli altri - costantemente al doppio della capienza, con condizioni igieniche e di vita insostenibili, ben al di sotto degli standard minimi riconosciuti. Metà dei detenuti in attesa di sentenza definitiva, stranieri il 60%, tossicodipendenti il 40%. Il personale è perennemente sotto organico, in particolar modo quello trattamentale (educatori, assistenti sociali). Le misure alternative alla detenzione, anche quando previste, concesse in misura minima. Hanno ripristinato la pena di morte.
Cosa ne è stato della mozione votata dal consiglio comunale di Firenze ormai nel novembre 2009, dove si parlava di impegni del comune per individuare strutture idonee all'accoglienza di detenute e detenuti in permesso o ammessi alle misure alternative? dell'impegno a vigilare sulle condizioni igienico sanitarie, intervenendo presso ASL e SdS? Sarebbe ora che l'amministrazione, a partire dal sindaco Renzi, si occupasse anche dei problemi più drammatici della città (perché Sollicciano fino a prova contraria è parte di Firenze), oltre che delle vetrine di via Tornabuoni, di MTV, di piccoli o grandi "bang", e delle ambizioni personali di chicchessia.
Chiediamo, subito, che si passi operativamente ad un impegno quotidiano per migliorare - per quanto possibile - le condizioni all'interno e all'esterno del carcere fiorentino, con uno sforzo particolare per pratiche di reinserimento e di applicazione delle misure alternative.
Chiediamo che il comune di Firenze si faccia parte attiva presso il governo perché vengano prese misure strutturali, a partire dalla abrogazione delle leggi Bossi Fini sull'immigrazione, Fini Giovanardi sulle droghe, ed ex Cirielli sulla recidiva: sono fabbriche di detenuti, in vigenza delle quali nessuna politica carceraria potrà evitare condizioni disumane prossime alla tortura (provate a stare in 6 in una cella di 12 metri quadri d'estate chiusa per 23 ore al giorno), l'aumento a dismisura di atti di autolesionismo e suicidi. Questi morti pesano sulle coscienze di chi ha scritto quelle leggi, di chi le ha votate, ma anche di chi non fa nulla per cancellarle”.
(fdr)