Dimissioni Fantoni, l'intervento del consigliere Pugliese (Pd)

Questo l'intervento del consigliere del Pd Andrea Pugliese sulle dimissioni di Claudio Fantoni

"Motivi di carattere politico e amministrativo, non ragioni personali o incompatibilità di carattere. Qualcosa cioè che investe la forza politica alla testa della quale il sindaco si è candidato e che tiene in piedi la giunta che governa la città. Così se ne andato Fantoni. Perciò penso che, prima che in quest’aula, sia all’interno del Pd che si sarebbe dovuto, e non avendolo fatto prima andrebbe fatto oggi, dirimere la questione e capire di cosa effettivamente stiamo ragionando, di cosa si parla, qual è la questione che i cittadini di Firenze hanno dinanzi.
Per aver rispetto e tentar di comprendere il fastidio dilagante nella popolazione nei riguardi della politica – lascio perdere quelle espressioni come il palazzo, la casta, gli intoccabili – e tentare una vicinanza che è doverosa e dovrebbe animarci tutti nei confronti di chi esprime il voto in una urna, faremmo bene a ricordarci che siamo qui non perché c’è stata l’incoronazione di un re, ma l’elezione di un sindaco a capo di una coalizione politica che, qui a Firenze, può contare ancora sul consenso popolare di maggioranza.
Per i cittadini che ci hanno eletto, o Fantoni e il partito di cui fa parte hanno deviato dalla strada tracciata da Renzi, e allora l’abbandono di Fantoni è insignificante e capriccioso, o Renzi ha deviato dalla strada tracciata dalla coalizione politica che lo ha candidato e Fantoni ne sta solo mettendo in luce lo sbandamento. Una sostituzione, un colpetto di spugna, una scrollata di spalle e un paio di comunicati stampa non credo possano fugare i dubbi che queste dimissioni e la materia del contendere intorno alla quale esse sono maturate hanno fatto scaturire nel nostro elettorato e più in generale tra i fiorentini.
Renzi è uno spendaccione e Fantoni gli ha messo dei paletti alla Merkel? Si è tagliato troppo nei servizi sociali e c’è voglia di fare i paperoni su qualche opera pubblica che finisca sulle pagine dell’Herald Tribune? La gente tira la cinghia e vuol sapere come si spendono i suoi soldi, soprattutto a poco tempo dall’approvazione del bilancio in consiglio comunale. Cos’è successo fuori dal Salone dei Duecento, in qualche altra stanza, passato quella scadenza?  Dalle parole di Fantoni riportate dalla stampa sembra di capire che si stanno prendendo o si siano prese delle decisioni nuove rispetto a quella decisione assembleare di poche settimane fa non «in una logica di servizio alla cosa pubblica quindi in favore della collettività», ma per il «perseguimento di ambizioni personali» e al fine di una sovraesposizione nazionale.
Il sindaco ha replicato che si deve proprio alla sovraesposizione nazionale «se abbiamo chiuso partite storiche ferme da anni dall'Iti al contributo soggiorno all'accordo con I'Ibac per finire con la Firenze card».
Afferma che «I conti del Comune di Firenze sono in ordine e nessuno allarmismo è giustificato dalle cifre», tant’è che non si sono alzate le tasse «come è avvenuto sulla addizionale Irperf», scelta che il sindaco rivendica come propria.
Riconosce che «esiste una divergenza sulle conseguenze di una possibile violazione del patto di stabilità». Ed è proprio qui che deve essersi innescata la scelta di Fantoni. Ed è proprio qui che le scelte vanno fatte nelle sedi politiche proprie, perché in gioco non c’è solo la credibilità personale del sindaco ma l’intero progetto rispetto al quale intendiamo onorare gli impegni presi con gli elettori.
Al fondo c’è una questione di metodo, di rapporti fra sindaco e assessori, fra giunta e gruppo consiliare, fra gli eletti e i partiti che li organizzano e nelle cui liste si sono presentati, dal primo cittadino all’ultimo consigliere comunale.
Le ripetute difficoltà del sindaco nel gestire rapporti sani con il proprio amministratore al bilancio, com’è avvenuto quand’era presidente della Provincia con l’assessore Lo Presti e qui con gli assessori Falchetti prima e ora Fantoni non possono essere presi sottogamba o sottovalutati in un momento di grandi difficoltà della finanza pubblica e di avvicinamento delle scadenze elettorali: dobbiamo mantenere gli impegni presi con i cittadini, far fronte alle emergenze, essere virtuosi e rigorosi e garantire che non lasceremo alle generazioni future debiti sulle spalle.
Perciò non possiamo liquidare qui oggi, con un semplice “rimpasto”, l’ennesimo turn over, la faccenda. Dobbiamo fissare i nostri impegni, indicare le nostre soluzioni, certificare la serietà delle nostre spese.
Se la giunta di Palazzo Vecchio è, come ha sempre detto il sindaco, una squadra, allora è necessario giocare tutti insieme. Non si può prendere il pallone e tenerlo per sé solo perché c’è chi la pensa in modo diverso dal capitano"

(lb)