Il linguaggio, uno degli ultimi baluardi del maschilismo
Esiste anche un maschilismo linguistico. Che affonda le sue radici nei millenni ecancella, inevitabilmente, l’universo femminile. Ad avviare una campagna contro questo tipo di discriminazione, e non solo, un progetto del Comune di Firenze che propone il prossimo 24 maggio, nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio, il convegno ‘Genere e linguaggio. Parole e immagini della comunicazione’. Dell’iniziativa ha parlato questo pomeriggio l’assessora alle pari opportunità Cristina Giachi in una comunicazione al consiglio comunale.
L’evento, organizzato da assessorato e comitato per le pari opportunità, è nato da una riflessione avviata da tempo proprio da quest’ultimo sul modo in cui il mondo femminile viene rappresentato attraverso le parole e le immagini.
Sul banco dei relatori si alterneranno politici, come l’assessora Cristina Giachi e l’assessora provinciale Sonia Spacchini, ma anche studiose e studiosi del calibro di Nicoletta Maraschio, presidente Accademia della Crusca, Cecilia Robustelli, docente dell’Università di Modena, Elisabetta Benelli, vicepresidente del corso di laurea in cultura e progettazione della moda, Peppino Ortoleva, ordinario di storia e teoria dei media all’Università di Torino e la sociologa del lavoro Marcella Chiesi.
«L’accesso delle donne a attività, professioni e posizioni istituzionali di rilievo – ha rilevato l’assessora alle pari opportunità Cristina Giachi – e la loro conquista di ruoli tradizionalmente occupati dagli uomini sono un passo decisivo, anche se non definitivo, verso il raggiungimento della parità tra uomini e donne sulla scala sociale, politica ed economica».
«Il linguaggio in uso – ha aggiunto l’assessora Giachi – non rispecchia questi grossi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni e pertanto non è uno strumento utile a rimuovere stereotipi e discriminazioni. Molte donne non si riconoscono più nelle parole e nelle immagini della consueta comunicazione. Il linguaggio è un organismo vivo che continuamente si modifica e modificandosi può contribuire a creare una società diversa, per questo è importante usare e diffondere parole al femminile così come la lingua italiana prevede; se il linguaggio che usiamo non nomina le donne, è come se le cancellasse: se non ne parli non esiste».
«La moda e l’abbigliamento – ha proseguito Cristina Giachi – svolgono un ruolo significativo nel processo di costruzione dell'identità di genere femminile e maschile essendo percepita come rappresentativa del concetto di femminilità e mascolinità.
Una riflessione sul linguaggio e le immagini utilizzati esugli effetti che i modelli proposti esercitano sulla formazione dell’identità di genere individuale e sociale, a partire dalle giovani generazioni, è necessaria specialmente in presenza di una rappresentazione distorta delle donne e delle bambine».
«Il ‘maschilismo linguistico’ è una realtà consolidata nei millenni – ha concluso l’assessora alle pari opportunità – un maschilismo che, tanto per fare un esempio, che usa il termine ‘uomo’ anche per indicare la donna. Questo convegno vuol essere un contributo per cambiare questo costume così sbagliato. È chiaro che si tratta di un percorso lungo e sicuramente difficile. Nell’attesa, potremmo cominciare ad esercitarci. Per far capire che l’alternativa non è poi così difficile da praticare». (fn)