Conferenza sullo Stato dell'Unione, l'assessore Giachi: «Una vera occasione di confronto con i protagonisti delle politiche economiche comunitarie»
Questo il testo dell’intervento di Cristina Giachi, assessore alle politiche europee:
«Sono sconcertata dalle considerazioni della consigliera Ornella De Zordo sulla conferenza che prende avvio domani a Palazzo Vecchio e dedicata allo Stato dell’Unione. Mi pare gratuito e fuori luogo l’attacco all’organizzazione di una conferenza di approfondimento, che è una vera occasione di confronto con i protagonisti delle politiche economiche comunitarie, per conoscere meglio l’Unione, magari anche per maturare una critica seria e costruttiva. È vuota e demagogica la posizione di chi attacca le opportunità di conoscenza della dimensione europea, di chi non vede quanto vi sia ancora da apprendere per essere cittadini europei consapevoli, e quanto ciò sia importante oggi, soprattutto per i cittadini più giovani.
Non si può dimenticate che la nostra è la città in cui è nato e vissuto Giovanni Spadolini, il grande politico e storico fiorentino secondo il quale la centralità del ruolo dell’Unione europea costituiva un cardine intorno al quale doveva girare tutto il futuro sviluppo dell’Italia e di suoi rapporti internazionali.
Queste giornate di approfondimento, in una fase in cui il progetto europeo sembra avere smarrito quello slancio unitario che accompagnò la marcia di avvicinamento all’euro, possono essere un modo concreto per portare un contributo, piccolo ma tuttavia significativo, per rinvigorire il processo di integrazione.
Liquidare il tutto come sostegno al neoliberismo suona riduttivo e demagogico.
All’origine dell’Unione europea vi era la convinzione che, come scrisse Luigi Einaudi ne ‘I problemi economici della federazione europea’, per estirpare alla radice la malapianta del nazionalismo fosse necessaria: ‘l’abolizione della sovranità dei singoli Stati in materia monetaria’ poiché a preparare le condizioni della Seconda guerra mondiale, e prima ancora delle dittature, contribuì la ‘svalutazione della lira italiana e del marco tedesco’.
Come ha sottolineato di recente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «oggi, ben più di cinquant’anni fa, solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All’Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali.
Da Firenze, in questi giorni, lanceremo un appello perché questi obiettivi ambiziosi possano diventare nuovamente l’ideale di tutti gli europei».
(fn)