Gestione 118 a Firenze, intervengono Pieri e Carraresi (Udc) e Locchi (Lista Galli): «Sempre più difficile il rapporto con il volontariato che invece deve essere più ascoltato e sostenuto»
Questo il testo dell’intervento dei consiglieri Alberto Locchi (Lista Galli, componente della commissione sanità) e Massimo Pieri (Udc) e del consigliere regionale Marco Carraresi (Udc, componente della commissione sanità):
«Il soccorso effettuato qualche giorno fa da un equipaggio della Misericordia di Bivigliano ad una persona colpita da un grave malore ha dimostrato ancora una volta come l’intervento tempestivo di volontari qualificati e forniti della necessaria strumentazione (in questo caso un defibrillatore automatico) possa veramente salvare la vita di una persona.
Per questo ci sono associazioni senza scopo di lucro – oltre a Misericordie, Pubbliche assistenze e Croce Rossa – che si impegnano quotidianamente per promuovere la lotta alla morte cardiaca improvvisa e diffondere, anche fra i semplici cittadini, la cultura dell’emergenza sanitaria attraverso programmi di informazione e formazione alle manovre di primo soccorso.
In particolare, vengono organizzati da anni corsi di formazione all’uso del defibrillatore automatico. Un apparecchio che costa poche centinaia di euro e che anche una persona qualsiasi, dopo un corso della durata di poche ore e il rilascio di uno specifico “brevetto”, è in grado di utilizzare in maniera assolutamente appropriata e straordinariamente efficace in casi di gravissima crisi cardiaca.
Peccato che un impegno così meritorio ed utile non venga adeguatamente supportata proprio dagli operatori del 118 che hanno il compito di certificare l’idoneità di coloro che frequentano questi mini corsi per diventare idonei all’utilizzo del defibrillatore: le certificazioni devono essere pagate, si tende a far durare il corso qualche ora in più rispetto ad altre regioni, soprattutto si pretende che gli esami non vengano fissati di sabato, di domenica o nella tarda serata, cioè proprio nei momenti in cui personeche lavorano o studiano hanno viceversa un po’ di disponibilità.
Un esempio di come purtroppo la gestione del 118 e dell’emergenza nell’area fiorentina stia diventando sempre più “burocratica” e incapace di “dialogo” e si vada sempre più perdendo quello straordinario rapporto di collaborazione-integrazione con il mondo del volontariato che ha reso il sistema dell’emergenza sanitaria a Firenze un modello non solo a livello nazionale ma addirittura internazionale. Un sistema che si regge su una fittissima rete di punti di emergenza gestiti da volontari, alcuni dei quali (23 per l’esattezza) con la presenza anche di un medico (16 PET) o di un infermiere (7 PET), molti altri -48 in totale- presidiati da un’ambulanza di primo soccorso con un equipaggio costituito da due volontari di livello avanzato. Un sistema che fra l’altro costa -solo di rimborsi alle associazioni e solo per quanto riguarda l’Azienda sanitaria fiorentina- la bellezza di oltre 6 milioni e mezzo di euro all’anno. Senza considerare i costi a carico dell’Azienda sanitaria fiorentina per il pagamento di medici e infermieri e la gestione della centrale del 118.
Ma anche in questo caso il paradosso è evidente. Perché sempre più spesso le ambulanze dei 48 punti di emergenza con volontari vengono utilizzate anche per servizi non certamente di emergenza: trasferimenti di pazienti da un ospedale all’altro o rientri alla propria abitazione a seguito di dimissioni. In particolare nelle ore notturne con un surplus di stress fisico ed emotivo per il volontario che di fatto il giorno seguente va a scuola o lavora. Piaccia o non piaccia questo è un aspetto pratico che la struttura statale 118, finché si interfaccerà col volontariato, dovrà tenere presente. E per evitar facili strumentalizzazioni chiariamo che il problema non è il tipo di servizio, ci mancherebbe, ma la quantità dei servizi. Tutti i volontari, per vocazione, sono pronti a passare notti in bianco per potere alleviare la sofferenza di chi sta male ma questa novità di svegliarsi nel cuore della notte per riportare a casa una persona è per lo meno singolare e assolutamente insostenibile. Un uso assolutamente improprio e costoso di mezzi appositamente destinati – e pagati – per garantire il servizio di emergenza. Che rischia così di non essere garantito come dovrebbe. Oppure le ambulanze a disposizione sono troppe ed allora se ne può anche fare un uso diverso da quello previsto? E’ giusto poi che dei volontari facciano in maniera assolutamente impropria i tappabuchi ad una situazione di evidente disorganizzazione e inadeguatezza?Quali sono le prospettive e i programmi più volte sbandierati di presunto potenziamento del sistema (infermieri al posto dei medici)? Tutte domande alle quali i vertici dell’Azienda sanitaria dovranno dare tempestive ed esaurienti risposte.
Pur riconoscendo al 118 un immane lavoro quotidiano portato avanti con professionalità, proprio perché - lo ripetiamo ma è fondamentale - il rapporto fra il mondo del volontariato ed un organo statale è assai delicato, chiediamo vivamente al 118 di essere più vicino alle esigenze e necessità dei volontari. Auspichiamo, nello stesso momento, che si individuino da ambo le parti delle figure che possano ritrovarsi costantemente intorno ad un tavolo di lavoro per valutare insieme sia le esigenze istituzionali ed operative del 118 sia, e più che altro, le necessità dei volontari stessi.
Superfluo ma opportuno ricordare che il 118 senza il volontariato, allo stato attuale, rimarrebbe solo una stanza piena di telefoni con 3 elicotteri che svolazzano sulla Toscana, il volontariato senza il 118, invece, lo è stato per secoli assolvendo, comunque, al suo ruolo di aiuto assistenza e conforto ai sofferenti e bisognosi».
(fn)