Pieri, Tondi (Udc) e Totaro (PdL): "Ci sono voluti 13 anni perché la giustizia riconoscesse la legittimità del ruolo di controllo dei consiglieri comunali"
“L’assurdità di questa vicenda sta tutta nel fatto che, per il solo fatto di aver chiesto spiegazioni sul debito di Ataf (all’epoca 18 miliardi di lire) ed aver convocato per questo in commissione controllo il presidente del collegio dei sindaci revisori, ed esserci sentiti rispondere ‘no’, abbiamo protestato perché sentivamo leso il nostro ruolo di consiglieri comunali”. Questa la dichiarazione di Massimo Pieri (consigliere comunale Udc), Federico Tondi (consigliere provinciale dello stesso partito) e del Senatore PdL Achille Totaro.
All’epoca dei fatti, nell’estate del 1999, Totaro era presidente della commissione controllo, mentre Pieri e Tondi erano membri della stessa commissione in consiglio comunale. A seguito del rifiuto dell’allora presidente del collegio dei sindaci revisori Marcello Fontani di accogliere l’invito a riferire in commissione, i tre consiglieri convocarono una conferenza stampa. Ne derivarono vari articoli sui giornali in base ai quali il Fontani querelò sia in sede penale che civile Totaro, Pieri e Fondi per diffamazione nei suoi confronti. Ma, mentre il procedimento penale si fermò nel maggio 2003 quando il giudice per l’udienza preliminare archiviò l’inchiesta, quello civile proseguì con una prima sentenza di condanna dei consiglieri (nell’agosto 2004) che stabilì un risarcimento di 50.000 euro, più la pubblicazione sui quotidiani cittadini della sentenza.
I tre consiglieri ricorsero in appello, vincendo stavolta, e dunque vedendosi rifondere il risarcimento. Ma la vicenda non finì lì, perché il Fontani decise il ricorso alla Cassazione, e qui arriviamo all’oggi, o meglio al 22 marzo scorso, quando la Corte Suprema, in ultimo grado di giudizio, ha rigettato i ricorsi dell’appello, assolvendo così in via definitiva Totaro, Pieri e Tondi dall’accusa di diffamazione.
“Siamo persone serie che lavorano, e che hanno sofferto insieme alle proprie famiglie per 13 anni prima di vedere ristabilita la giustizia – hanno concluso Pieri, Fondi e Totaro –, ma la cosa più importante non è questa. Il perché oggi siamo qui non è per dire ‘abbiamo vinto’, ma perché, in un momento in cui la percezione media dei politici da parte della gente è di ‘persone che rubano’, la sentenza della Cassazione sancisce una volta per tutte il sacrosanto ruolo politico di un consigliere comunale che dà indirizzi e controlla l’operato di un’amministrazione comunale, facendo così il suo dovere a beneficio della collettività. Lo dicevamo già otto anni fa, che questo era il vero punto della questione: che se un tribunale stabiliva che un consigliere non era in grado di criticare l’operato di una azienda partecipata dal Comune, allora a rischio era l’esistenza stessa della democrazia cittadina”.
(fdr)